Maurilio Lovatti

Morte di San Giovanni Francesco Regis di Giacomo Zoboli, nella chiesa del Gesù a Roma

(1737)

Il dipinto di grandi dimensioni (olio su tela, 437 x 298 cm) è conservato nei locali della sacrestia nella chiesa del Gesù a Roma.

Giovanni Francesco Regis (1597-1640) nacque a Font-Couverte, nella regione francese della Linguadoca in Francia e fu educato nel collegio gesuita di Béziers; nel 1615 entrò a far parte della Compagnia di Gesù all'età di soli diciotto anni. Terminato il primo anno di noviziato, studiò retorica e logica a Cahors e Tournon. Durante il soggiorno a Tournon, accompagnava il sacerdote che officiava il suo ministero nella piccola città di Andance ogni domenica e insegnava catechismo mentre il sacerdote confessava. 
Nel 1628 fu mandato a Tolosa per iniziare un corso di teologia. Un compagno di camera raccontò al superiore padre Francesco Tarbes che Giovanni trascorreva gran parte della notte a pregare nella cappella.
Nel 1631 Giovanni Francesco fu consacrato e trascorse il resto della sua vita nelle comunità contadine della Linguadoca e dell'Alvernia. Predicò, istruì gli analfabeti ed ebbe una speciale attenzione per le persone in difficoltà. I suoi discorsi erano semplici, diversamente da quelli eruditi dei predicatori gesuiti del suo tempo, e tuttavia erano così pieni di fervore da attirare molte vocazioni, provenienti da tutte le classi sociali. Il mattino trascorreva il tempo nel confessionale, all'altare e sul pulpito, mentre di pomeriggio si dedicava ai detenuti e ai malati in ospedale. Si impegnò per anni nella zona di Montpellier e Sommières, da dove partiva per visitare i luoghi più remoti, conquistando la fiducia delle persone, con cui parlava nel loro dialetto. Il suo successo a Montpellier e a Sommières spinse mons. Louis-Francois de la Baume, vescovo di Viviers, a chiedergli di celebrare le funzioni religiose, assieme a un altro gesuita nella sua diocesi, che aveva sofferto tanto a causa della prolungata lotta religiosa e civile. Tradizionalmente, molti abitanti erano calvinisti, ma talmente lontani dalla religione che c'era poca differenza tra loro e chi era cattolico solo di nome. Il vescovo de la Baume intraprese una visita approfondita della sua diocesi. Padre Regis lo anticipava di un giorno o due, guidando la missione. Fu l'inizio di un ministero durato tre anni, durante il quale ottenne un risultato notevole nel ripristinare l'osservanza delle pratiche religiose in quelle zone. Il suo principale desiderio era quello di recarsi in Canada, allora francese, per divenire missionario, ma i suoi superiori non lo autorizzarono. 
Trascorse gli ultimi quattro anni di vita a Velay. La sua influenza raggiunse tutte le classi e portò una rinascita spirituale vera e duratura. Padre Regis istituì e organizzò un servizio di assistenza sociale, con persone che si occupavano dei detenuti, dei malati e dei poveri. I benestanti gli offrirono denaro, con cui finanziò la costruzione di un granaio per i poveri e un rifugio per donne e ragazzi.
Quest'ultima impresa gli causò dei problemi: alcuni uomini della zona si opposero alla costruzione del ricovero femminile, gettando ombra sul suo operato; anche l'ordine dei Gesuiti indagò sulla sua attività. Per un po' di tempo la sua opera fu ostacolata da un superiore timoroso, ma padre Regis non fece nessun tentativo di giustificarsi. Era molto amato dal popolo locale e la sua fama cresceva.  Nell'autunno del 1640 organizzò con un altro gesuita una missione a La Louvesc. Partirono con il brutto tempo, persero la strada e trascorsero la notte in una casa in rovina nel bosco, tormentati dal vento pungente. Padre Regis, completamente esausto, si ammalò di pleurite, ma continuò il viaggio verso La Louvesc, dove pronunciò tre omelie, il giorno di Natale, e tre il giorno di S. Stefano, trascorrendo il resto del tempo nel confessionale. Al termine dell'ultima omelia cercò di confessare ancora, ma ebbe un secondo attacco. Trasportato nella casa del curato, morì l'ultimo giorno dell'anno, all'età di 43 anni.

Il dipinto raffigura san Giovanni Francesco nel momento immediatamente antecedente la morte, mentre guarda rapito Gesù e la Madonna collocati nella parte superiore del quadro, caratterizzato da marcati contrasti luminosi, che si colgono nonostante lo stato di conservazione non ottimale.  La rappresentazione degli angeli pare influenzata dalla lezione di Carlo Maratta (1625-1713). In effetti Zoboli giunse a Roma attorno al 1713-14 e probabilmente non lo conobbe mai; ne fu tuttavia un ammiratore: si ispirò alla sua tendenza classicista, contraria alle effusioni e alla ridondanza tipiche del Barocco di fine Seicento e della prima metà del Settecento, e in tutta la sua lunga carriera pittorica non si allontanò mai significativamente dall'orientamento maturato fin dal suo arrivo nella Capitale. La rappresentazione della Madonna richiama invece lo stile di Gian Gioseffo Dal Sole (1654-1719), del quale Zoboli fu allievo a Bologna per 6 anni (presumibilmente tra il 1701 e il 1707, perché negli anni immediatamente successivi è documentata la sua presenza a Modena, prima del definitivo trasferimento a Roma).

Considerando che il dipinto non è datato, la vicinanza con lo stile di Gian Gioseffo Dal Sole potrebbe autorizzare la supposizione che il quadro appartenga ad una fase più giovanile del pittore e che quindi sia stato realizzato nel periodo della beatificazione di Giovanni Francesco Regis (avvenuta il 24 maggio 1716, durante il pontificato di Clemente XI). Questa ipotesi è tuttavia smentita dalla rappresentazione dell'aureola attorno al volto del protagonista, del tutto simile a quella di Gesù e della Madonna e chiaro indice di Santità. Il quadro è stato dunque presumibilmente realizzato in occasione della canonizzazione, avvenuta il 16 giugno 1737, e celebrata da Clemente XII, il cui nipote e Segretario di Stato, il cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770), negli anni Trenta e Quaranta del Settecento, fu il maggior sostenitore e protettore del pittore.

(Morte di San Giovanni Francesco Regis, particolare del volto del Santo)

(Morte di San Giovanni Francesco Regis, Gesù e la Madonna)

 

 

Autoritratto di Giacomo Zoboli (Museo civico di Modena)

Dipinti di Giacomo Zoboli a Roma, Modena, Brescia ed altre ubicazioni

Giacomo Zoboli e il cardinal Querini

Giacomo Zoboli and Cardinal Querini: Rome and Brescia in XVIII Century

Documenti su morte e sepoltura di Giacomo Zoboli

San Girolamo di Giacomo Zoboli (1729)

Sant'Eleuterio di Giacomo Zoboli (1738)

La Sacra Famiglia di Giacomo Zoboli (1748)

- Giacomo Zoboli (1681-1767) su Treccani -Dizionario biografico degli italiani

- Giacomo Zoboli (1681-1767) su Wikipedia

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