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Maurilio Lovatti Il martirio di Sant'Eleuterio di Giacomo Zoboli (1738)
Il dipinto, datata e firmato, è conservato nel primo altare laterale destro della chiesa di San Giovanni della Pigna, nell'omonimo Rione di Roma. La piccola chiesa risale al X secolo ed era originariamente dedicata ai martiri Eleuterio e Genesio, il cui resti del corpo sono conservati sotto l'altare maggiore (M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo XIV al secolo XIX, Tipografia Vaticana, Roma 1891, p. 468). Poi la chiesa, caduta in rovina, nel 1584, venne concessa da papa Gregorio XIII all'Arciconfraternita della Pietà verso i carcerati, che la riedificò dalle fondamenta. Della costruzione della nuova chiesa fu incaricato l'architetto Torroni; terminata nel 1624, con il titolo di "Sancti Ionanis de Pinea". Il dipinto fu realizzato da Giacomo Zoboli (Modena 1681 - Roma 1767) nel 1738, snodo cruciale nella vita del pittore, perchè in quell'anno trasferì la sua abitazione e il suo laboratorio a palazzo Farnese, all'epoca di proprietà dei Borbone di Napoli: il privilegio gli era stato concesso dal re di Napoli Carlo di Borbone, su richiesta del cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770) nipote di Papa Clemente XII. Zoboli era divenuto famoso a partire dal 1729, quando dipinse San Gerolamo ascolta la tromba del giudizio universale, nella basilica di Sant'Eustachio a Roma, grandemente apprezzato dai contemporanei. Le numerose commissioni del pittore modenese tra il 1727 e il 1740 nella città di Roma sono principalmente dovute allo stesso cardinale Neri Corsini. Il martire raffigurato nel dipinto è San Eleuterio vescovo, identificato con Eleuterio nato a Roma nel I secolo e martirizzato sempre a Roma con la madre Anzia durante la persecuzione dell'imperatore Adriano tra il 117 e il 120. Secondo le fonti greche del V e Vi secolo (BHG, I, pp. 173-74, nn. 568-71b) il Santo fu vescovo nell'Illirico, mentre per altre fonti latine fu vescovo in Puglia (BHL, I, p. 368, n. 2452). Questa è l'identificazione più accreditata, fatta propria anche da Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Disegni di Giacomo Zoboli, De Luca, Roma 1984, p. 33. Tuttavia a Roma era anche diffuso il culto di Sant'Eleuterio di Arce, nato in Inghilterra e morto nel V secolo. Secondo la tradizione era andato in pellegrinaggio in Terra Santa e durante il ritorno era morto ad Arce, in provincia di Frosinone, dove un oste gli rifiutò l'ospitalità e gli aizzò contro i suoi cani, i quali però si ammansirono subito alla vista del santo. Il mattino succesivo, non lontano dalla taverna, fu trovato il corpo del pellegrino morto, custodito dai mastini. Il pellegrino subito fu acclamato santo dalla popolazione, che lo elevò a patrono della città (le reliquie del santo sono conservate tuttora in un'urna sotto l'altare a lui dedicato nella chiesa parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Arce). E' invece da escludere l'identificazione con Sant'Eleuterio Papa (che fu il 13° pontefice, verso la fine del II secolo) perché non risulta sia stato martirizzato. Almeno sei disegni di Zoboli mostrano lo scrupoloso lavoro preparatorio del pittore modenese (M. B. Guerrieri Borsoi, Disegni di Giacomo Zoboli, pp. 33-34 e 88-89). disegno finale per il dipinto del martirio di sant'Eleuterio (tratto da M. B. Guerrieri Borsoi, Disegni di Giacomo Zoboli, p. 89, dis. n. 54) Si può verosimilmente supporre che Zoboli abbia tratto ispirazione anche dal Martirio di San Federico (1651) di Giacinto Brandi, conservato allora nella quarta cappella di destra, dedicata a San Federico di Utrecht, nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma (oggi il dipinto di Brandi è collocato negli uffici parrocchiali della chiesa).
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Autoritratto di Giacomo Zoboli (Museo civico di Modena) Dipinti di Giacomo Zoboli a Roma, Modena, Brescia ed altre ubicazioni Giacomo Zoboli e il cardinal Querini Giacomo Zoboli and Cardinal Querini: Rome and Brescia in XVIII Century Documenti su morte e sepoltura di Giacomo Zoboli
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