Bresciaoggi martedì 16 marzo 1976, pag. 6

 

L'ospite 

In questa rubrica si raccoglie il contributo di uomini politici, esponenti della cultura e dell’economia, dei sindacati e del mondo religioso, su temi di attualità. L’opinione degli autori impegna esclusivamente gli stessi, e può anche non coincidere con la linea del giornale. 

 

Piani- quadro e quartieri

 

Il 2 marzo, nel suggestivo ed artisticamente pregevole salone "Gambara" presso l'assessorato all'urbanistica, con la presentazione ai Consigli di Quartiere delle "proposte di ubicazione" di alcuni servizi collettivi, è scattata la prima fase di quell'ampia consultazione che dovrà portare alla elaborazione dei "piani-quadro dei servizi". Come è noto i piani-quadro costituiscono uno strumento fondamentale e determinante per l'attuazione del piano regolatore. A Brescia, in particolare, è stridente la contraddizione fra l'adozione di un piano regolatore (la variante Benevolo del '73) realistico e valido e la colpevole inerzia con la quale viene attuato. Per questo, il dibattito sui piani quadro che si sta sviluppando riveste un'importanza eccezionale, della quale non tutti, nemmeno tra i consiglieri di quartiere, sembrano consci; si incomincia a concretizzare nella realtà il disegno di una città diversa da quella indotta dallo sviluppo produttivo capitalistico, di una città che renda possibile la ricostituzione di quel tessuto sociale mutilato dalla dissoluzione dei tradizionali rapporti interpersonali.
Per questo è opportuno che, fin da ora, i Consigli di quartiere, partendo dall'esame delle proposte presentate dall'amministrazione (che praticamente riguardano centri sociali e sanitari) comincino ad avanzare proposte in merito alla qualità, quantità e distribuzione dei servizi sociali (globalmente intesi, comprendendo quindi anche il verde e le scuole) interpretando e razionalizzando così le esigenze reali dei cittadini, che essi meglio di chiunque altro possono conoscere. Solo sulla base di precise proposte di questo genere è possibile articolare un discorso serio e complessivo sui piani-quadro.
Le proposte dell'assessorato all'urbanistica prevedono la suddivisione del territorio del Comune in 10 comprensori di servizi, comprendenti ciascuno dai 2 ai 4 quartieri. Come "bacino di utenza medio valido per i diversi servizi" è stato adottato uno standard di 20-30 mila abitanti.
Se questo dimensionamento e corretto per quanto concerne gli uffici anagrafici per il decentramento amministrativo e le unità socio-sanitarie, è senz'altro eccessivo per quanto riguarda sia gli altri servizi contemplati dalle "proposte" (e cioè: biblioteca, sala consultazione, sala conferenze-proiezioni, sedi di C. d. q, salette per gioco e attività manuali ecc.) sia gli altri servizi che saranno previsti nei piani quadro (e cioè: chiese, asili nido, scuole materne, elementari e medie, parchi, giardini e verde attrezzato, parcheggi ecc.). Nel secondo caso il dimensionamento ottimale è sui 7.500 abitanti e diventa 15/18 mila per i centri polisportivi (come sostiene, ad es., il prof, Benevolo nella relazione generale al PRG del'73).
Su questo punto è però necessario essere estremamente precisi per evitare equivoci. A mio giudizio, va nettamente distinto il discorso della programmazione a medio termine dei servizi (che risente ovviamente delle limitate disponibilità finanziarie) da quello del dimensionamento ottimale dei bacini di utenza. Ciò che lascia perplessi nella relazione proposta dall'assessorato è che si facciano passare le pur oggettive "necessità" per "virtù", spacciando la scarsità quantitativa dei servizi proposti come distribuzione ottimale. Per questo, a mio giudizio, i C. d. q dovrebbero, partendo dalla stimolante proposta contenuta nella relazione di "nuclei di attrezzature minori", sollecitare l'Amministrazione a programmare una distribuzione di tali nuclei che si avvicini il più possibile agli standard ottimali visti più sopra.
Questo, ovviamente, è un suggerimento che va ben al di là delle esigenze immediate e particolaristiche dei singoli quartieri, in quanto si pone nella prospettiva di evitare qualsiasi spreco.
Un altro aspetto della proposta dell'Assessorato per la realizzazione delle attrezzature collettive è particolarmente importante. Si tratta dell'orientamento ad utilizzare, ovunque ciò sia possibile, edifici attualmente fatiscenti o non più usufruibili per la funzione per la quale furono realizzati, invece di aree ancora inedificate. Ciò è estremamente positivo, in quanto, oltre a consentire il risparmio, permette di conservare più aree verdi possibili, per rimediare al bassissimo standard di verde a disposizione dei cittadini.
Un terzo ed ultimo aspetto riguarda la dotazione di aree a disposizione per la realizzazione dei servizi sociali in rapporto al numero di abitanti (che, anche conteggiando i cimiteri, è altamente insufficiente). Oltre a sottolineare la notevole carenza analitica delle proposte (mancano perfino le dimensioni delle superfici prescelte per i complessi) va riaffermata la necessità di programmare la distribuzione dei servizi in riferimento alla legge urbanistica regionale n. 51. Come è noto, infatti, tale legge prescrive l'incremento degli standard minimi urbanistici da 18 mq/ab. a 26,5 mq/ab. Per questo è necessario ribadire la necessità che l'adeguamento del PRG avvenga nei termini previsti dalla legge (aprile '76) secondo le indicazioni dell'accordo programmatico tra i partiti dell'arco costituzionale e le reiterate sollecitazioni dei Consigli di quartiere (che in un documento, come al solito ignorato, chiedevano che si iniziasse la consultazione sulla variante fin da gennaio).
Va sottolineato che la scadenza suddetta è una precisa prescrizione di legge che il Comune ha il dovere di osservare, nonostante alcune voci diffuse a vari livelli (a partire dall'Assessore all'Urbanistica) sostengano il contrario, forse per coprire eventuali inadempienze. L'interpretazione in questo senso (che collochi cioè Brescia nel caso c dell'art. 49 della Legge urbanistica regionale) è contenuta nella circolare regionale 4.326 del 23.4.75 e suffragata da valutazioni autorevoli, come quella di Vittorio Martinelli (vedi Giornale di Brescia del2.6.75).
Comunque, in attesa dell'adeguamento del PRG alla legge regionale, è necessario attuare il blocco di tutte le licenze edilizie afferenti ad aree potenzialmente vincolabili all'interno del perimetro edificato.
Altrimenti se si consentirà di compromettere le poche aree rimaste, la possibilità di raggiungere gli standard previsti dalla stessa legge regionale è del tutto teorica e di conseguenza ogni discorso di programmazione dei servizi sociali sui piani quadro diviene, per i quartieri interessati, una presa in giro.
E' confortante che la Commissione consiliare all'urbanistica abbia sostanzialmente accolto questa tesi. La preoccupazione di compromettere in questo modo l'attività produttiva edilizia non è giustificata: se l'Amministrazione fosse stata più sollecita nell'adeguare il PRG alla Legge urbanistica regionale, a quest'ora l'attività edilizia sarebbe già sbloccata, ma fuori dal perimetro edificato, dove ancora esistono aree in relativa abbondanza. Nonostante questo orientamento positivo della Commissione, i pericoli sono ancora molti: da una parte i forsennati rabbiosi attacchi che vengono mossi all'interferenza dei C. d. q. nelle procedure di rilascio nelle licenze edilizie, dall'altra il non rispetto da parte della Giunta della volontà dei C. d. q., come nel caso, ormai famoso, di Canton d'Albera.

Maurilio Lovatti
responsabile commissione urbanistica q.re S. Eustacchio

 

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