Bresciaoggi mercoledì 28 aprile 1976, pag. 5

 

LETTERE AL DIRETTORE

«P.R.G.: il Comune è inadempiente»

 

 

Ho letto con interesse l'articolo sul piano regolatore "Città a crescita guidata" (Bresciaoggi nuovo del 23/4/76, pag. 4). Mi ha vivamente sorpreso la superficialità con la quale l'articolista accoglie acriticamente la tesi, diffusa da ambienti vicini all'assessorato all'urbanistica, secondo la quale il termine di un anno per adeguare il piano regolatore (P.R.G.) alla legge urbanistica regionale (L.u.r.) non è fissato obbligatoriamente. Forse l'equivoco è stato possibile per la non certamente esemplare chiarezza espositiva dell'art. 49 della L.u.r., che classifica le situazioni dei vari comuni a seconda dei loro strumenti urbanistici.
Stando alla lettera del testo dell'articolo 49, Brescia ricade sia nel caso B (comuni con strumento adottato prima della L.u.r.) in quanto ha adottato la variante-Benevolo nel '73, sia nel caso C (comuni con strumento urbanistico vigente approvato anteriormente al decreto legge sugli standard del 1968, n. 1444) in quanto il piano-Morini è ancora formalmente in vigore (si tenga presente che la variante-'73 è stata solamente adottata dal Consiglio comunale ma non approvata dagli organi competenti). Pertanto, stando sempre alla lettera della legge, il termine obbligatorio e vincolante di un anno, contemplato dal caso C, vale a tutti gli effetti anche per Brescia.
Ma, fatta la legge, trovato l'inganno. Infatti cominciarono subito a circolare interpretazioni della legge provenienti dalla divisione urbanistica, secondo le quali lo spirito della legge suggeriva come più "verosimile" collocare Brescia solo nel caso B, tenendo conto che la variante-'73 veniva dopo il decreto 1444 del '68, e prevedeva già i 18 mq/ab. e pertanto il termine di un anno non era da considerarsi vincolante.
Sennonché, diligentemente, l'assessorato regionale provvedeva ad emanare circolari interpretative. In particolare, la circolare 4326 del 23/4/75 attribuisce ad ogni comune la cui situazione urbanistica sia simile a quella di Brescia, tutte le limitazioni alle possibilità edificatorie (nella fase anteriore all'adeguamento del P.R.G. alla L.u.r.) previste nel caso C dell'art. 49. Ciò significa - ed è la questione di fondo - che anche per Brescia come per tutti i comuni del caso C, fino alla data di entrata in vigore del nuovo piano, non è praticamente consentita nessuna costruzione fuori del perimetro edificato. Quindi la circolare, attribuendo a Brescia tutte le limitazioni all'edificazione del caso C, taglia la radice ogni interpretazione già di per se forzata, che consideri "più verosimile" la collocazione del caso B: il comune di Brescia è inadempiente.
Va inoltre ricordato che l'impegno ad adeguare il P.R.G. entro un anno costituiva un impegno politico sottoscritto da tutti i partiti costituzionali. Non solo, i Consigli di quartiere avevano sollecitato invano e più volte l'adeguamento, sia nella conferenza dei C.d.Q. del 22/7/75, sia in un appello al Sindaco e all'Assessore all'urbanistica del novembre 1975.
Se si pensa che la variante avrebbe agevolmente potuto essere pronta nell'autunno del '75, se l'assessorato si fosse messo subito al lavoro, viene spontaneo domandarsi perché è stato possibile un ritardo così grave, apparentemente inspiegabile, che ha bloccato l'edilizia fuori dal perimetro edificato, proprio in un periodo di crisi economica e occupazionale. L'unica interpretazione realistica mi sembra la seguente. Un sollecito adeguamento del P.R.G. alla L.u.r. avrebbe necessariamente implicato l'impossibilità di rilasciare licenze edilizie su aree interne al perimetro, che devono essere vincolate per raggiungere i 26.5 mq/ab. (art. 22).
In questi mesi di colpevole e irresponsabile ritardo, sono state o saranno rilasciate, licenze afferenti ad aree che avrebbero dovuto essere vincolate per verde o servizi collettivi (Canton D'Albera è solo uno dei tanti casi di vera e propria speculazione). E' questo uno dei tanti esempi di politica urbanistica democristiana; dalla lottizzazione dell'area dell'ex-ospedale civile, al cavalcavia Kennedy, quando si sprecò il pubblico denaro per fare aumentare il valore delle aree per la speculazione di Brescia-2, alle incredibili e pachidermiche previsioni di incremento abitativo del piano-Morini, ai criteri preferenziali per il vincolo delle aree del P.R.G. (mi fermo qui perché un elenco completo occuperebbe un'intera pagina di Bresciaoggi nuovo). Una politica che si riassume e si informa tutta ad un principio di fondo: favorire ad ogni costo gli speculatori e i capitalisti a detrimento degli interessi della grande maggioranza dei cittadini (in questo caso il blocco dell'edilizia fuori dal perimetro edificato). Anche la vicenda dell'adeguamento del P.R.G. alla L.u.r. si inserisce in questa logica; quella delineata è infatti l'unica spiegazione plausibile. Se l'Assessore ne conosce un'altra la renda nota (penso proprio che Bresciaoggi, che contribuisce in maniera determinante a portare alla ribalta i problemi della città, non gli negherebbe lo spazio).
Purtroppo, invece, l'intera vicenda dell'adeguamento del P.R.G, cadrà presto nel dimenticatoio: gli scandali e gli esempi di malgoverno democristiano sono divenuti così tanti che la gente deve faticare a rammentarli tutti.

geom. Maurilio Lovatti

L'articolo citato era in realtà un 'intervista (come risultava anche graficamente) che si proponeva di illustrare gli orientamenti degli amministratori comunali sul piano regolatore e il futuro che essi prevedono per la città. Niente di più, nel normale esercizio di accesso al giornale delle opinioni altrui. Il giornale, d'altra parte, quotidianamente, dalla prima all'ultima pagina, esprime senza la presunzione di saperla più lunga degli altri, valutazioni di fatti, molto spesso in campo edilizio, che ci sembra dimostrino tutt'altro che una acritica accettazione delle versioni ufficiali.

 

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