Brescianuova, marzo 1985

 

Proposte per la revisione del piano regolatore 

                                                                              di Vasco Frati

                                                                          e Maurilio Lovatti

 

La convinzione che nella prossima tornata amministrativa si renderà necessaria una revisione generale del Piano regolatore della città di Brescia è ormai diffusa sia tra le forze politiche sia tra gli operatori del settore. L'ultima variante generale era stata discussa e adottata nel 1976-77 e, pur confermando la validità delle linee di fondo, non è più pienamente funzionale per governare lo sviluppo urbano.
Le valutazioni delle forze politiche e sociali collimano su alcuni aspetti; in particolare si riconoscono:
- la necessità di non limitarsi al dimensionamento sulla scala comunale, considerata la stretta compenetrazione e interconnessione urbanistica tra capoluogo e comuni dell'hinterland;
- la necessità di predisporre i piani-quadro dei servizi, che, nonostante gli impegni programmatici dei partiti di maggioranza e le garanzie dei vari assessori all'urbanistica, non sono mai stati predisposti.
Riteniamo che vadano invece chiarite e precisate le proposte concernenti il centro storico e la riqualificazione della periferia. Un eventuale aggiornamento del piano regolatore dovrebbe confermare in toto l'inedificabilità delle aree attualmente vincolate a servizi pubblici o a zona agricola ed evitare assolutamente la creazione di nuove zone di espansione edilizia.
Suscita però complessità la proposta di innalzare massicciamente e in modo generalizzato l'indice di edificabilità planivolumetrico delle zone residenziali esistenti e di completamento (zone B) portandole da 1,5 mc./mq. a 2,5/3 mc./mq.
Un aumento così cospicuo delle volumetrie non può non ripercuotersi negativamente sugli standard urbanistici, in quanto se i nuovi ipotetici indici venissero integralmente utilizzati ne deriverebbe un notevole aumento degli abitanti insediabili nelle zone residenziali della media ed estrema periferia, che andrebbero a gravare sui bacini di utenza dei già scarsi servizi sociali (dai centri sociali, culturali e assistenziali ai consultori ecc.), del verde pubblico e delle attrezzature sportive.
In carenza poi di ben articolati strumenti urbanistici di dettaglio (piani particolareggiati, piani di recupero) l'aumento di volumetria richiederebbe di premiare soltanto la rendita di posizione e la proprietà immobiliare senza raggiungere gli auspicati obiettivi di riqualificazione del tessuto urbano delle periferie.
Nonostante ciò, l'innalzamento dell'indice di edificabilità per le zone B potrebbe essere un interessante strumento atto a migliorare la struttura urbana della città, purché subordinato ad una serie di precise condizioni. L'aumento delle volumetrie non deve essere generalizzato, ma limitato ad alcune zone particolarmente necessitanti di un intervento di riqualificazione, da perimetrarsi esattamente in sede di revisione del PRG. Tali zone possono essere scelte anche sulla base delle indicazioni delle diverse circoscrizioni, che devono essere coinvolte fin dalle fasi preliminari all'aggiornamento del piano regolatore. Gli interventi in tali zone e quindi la possibilità di usufruire dei nuovi indici sono da subordinare all'approvazione di un piano particolareggiato.
Considerando che in alcune zone B sussistono edifici che rivestono valori storici o ambientali anche senza costituire un omogeneo nucleo antico, come questo è inteso nella classificazione A/2 del vigente piano, è importante che nelle norme che devono regolare questi interventi sia esplicitamente prevista la salvaguardia, e non solo della tipologia e della destinazione, degli edifici anteriori ad una data epoca, che potrebbe essere fissata al 1935, recuperando l'indicazione dei cinquant'anni previsti dalle norme di tutela.
In alcuni dei comparti così individuati può essere previsto un preponderante intervento pubblico: si risponde così positivamente all'esigenza da tutti condivisa di nuove zone di 167, senza compromettere aree considerate inedificabili dal vigente PRG.
Strettamente collegate a questi aspetti è l'applicazione anche a Brescia della norma contenuta nella legge 457/78 che consente ai Comuni dì subordinare il rilascio della concessione edilizia per le grandi ristrutturazioni ad una convenzione con la quale il proprietario si impegna a cedere in locazione una parte delle abitazioni recuperate. Tale possibilità può fornire un piccolo ma significativo contributo per ridurre la grave carenza di abitazioni sul mercato dell'affitto.
Il discorso sulla riqualificazione delle periferie va inserito a nostro avviso in una più ampia prospettiva tesa a rendere prioritario l'obiettivo del recupero del patrimonio edilizio esistente su vasta scala rispetto alla costruzione di nuovi edifici.
Anche negli ultimi 10/15 anni, terminata la grande espansione edilizia, questo obiettivo, pur affermato teoricamente dagli urbanisti. è stato spesso trascurato nella pratica.

Pure a Brescia, al di là delle diverse valutazioni su S. Polo, è innegabile che, mentre l'edilizia economica di nuova costruzione procede speditamente, procedono lentamente gli interventi comunali nel centro storico (poco più di 400 vani in 5 anni) su circa 3.000 vani previsti nelle sole zone di recupero del centro storico.

La preoccupazione da più parti manifesta che l'intervento sull'ipotesi di new town a S. Polo avrebbe posto in subordine l'obiettivo prioritario della riqualificazione del centro storico, sta ora dimostrando una sua validità.

Un problema fondamentale che si dovrà affrontare per predisporre la variante generale al PRG riguarda la destinazione urbanistica delle vaste aree disponibili per il ridimensionamento o il trasferimento di aziende industriali e delle caserme. Non è accettabile che il Comune assista passivamente alle trasformazioni speculative delle aree ex-industriali, lasciando ai privati scelte decisive per lo sviluppo urbano, che interessano aree ormai strategiche per la città.

Per queste zone è necessario prevedere uno studio generale e successivamente andranno approntati piani particolareggiati gestiti direttamente dall'Amministrazione comunale (evitando di ripetere i gravi errori compiuti per il piano della Traversa del Gambero).

Le aree limitrofe al centro lasciate eventualmente libere dalle caserme andranno destinate ad attrezzature collettive e servizi sociali e, in parte, a parcheggi pubblici, che, collocati nelle prossimità del ring, potranno consentire ulteriori pedonalizzazioni del centro storico.

 

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