Bresciaoggi giovedì 25 marzo 1982

 

lettere al direttore

La politica urbanistica in città

 

Le due interviste dell'assessore Egidio Papetti (2 gennaio e 11 marzo) e l'articolo sull'albergo di Brescia Due (19 marzo) per l'importanza dei temi trattati e le indicazioni di politica urbanistica proposte, sollecitano le forze politiche e sociali ad un dibattito approfondito e articolato. Soprattutto gli interventi dell'assessore Papetti, che sui problemi della casa e del patrimonio abitativo comunale delineano scelte non coerenti con gli accordi programmatici dei partiti che hanno costituito l'attuale giunta, richiedono, al di là dei problemi di metodo politico, che pure sono rilevanti, puntualizzazioni e chiarimenti.
Appare innanzi tutto evidente nelle interviste dell'assessore una contraddizione di fondo: l'11 marzo prospettava l'ipotesi di vendere le case comunali per costruirne di nuove col ricavato al fine di "far fronte a casi dl necessità"; il 2 gennaio aveva affermato invece che il problema della casa non era per nulla allarmante a Brescia, il che giustificava pertanto il fatto che il Comune non abbia ancora utilizzato la legge 457/1978 per le ristrutturazioni. Ma la contraddizione è sanata dalla coerenza delle scelte politiche oggettivamente tese a difendere gli interessi della proprietà immobiliare e del privato, sia non applicando le convenzioni alle ristrutturazioni, sia svendendo il patrimonio abitativo comunale. Riteniamo che sia indispensabile inquadrare il problema della casa in un complesso organico di iniziative finalizzate a completare la politica urbanistica dell'Amministrazione comunale a Brescia; e ci permettiamo di presentare, sia pure sommariamente, alcune indicazioni.

1) CASE COMUNALI.

Il PSI è contrario alla svendita degli appartamenti del Comune. La motivazione di Papetti è capziosa: non è possibile "mobilitare il patrimonio comunale". Per ricavare il capitale per costruire un nuovo appartamento, visti gli attuali costi, sarebbe necessario venderne otto o dieci; l'unico risultato che si otterrebbe è la drastica riduzione del patrimonio comunale.
Non solo: verrebbero verosimilmente presi a riscatto solo gli alloggi migliori e al Comune rimarrebbero in carico solo quelli più degradati, che necessitano di maggiori manutenzioni; inoltre aumenterebbero i costi di amministrazione per quegli edifici dove si verificasse una compresenza di alloggi in proprietà e in affitto. Il tutto a beneficio della parte "più benestante" degli attuali inquilini comunali, molti dei quali non hanno più i titoli per rimanere in affitto. Occorre invece applicare rapidamente l'equo canone a tutti gli inquilini comunali, sia per superare piccole sacche di privilegio o pregresse situazioni clientelari, sia per finanziare le manutenzioni. Per le fasce inferiori di reddito il Comune provvederà con il canone sociale (integrazioni sull'equo canone a carico dell'assistenza).

2) RISTRUTTURAZIONI

Il Comune deve avvalersi della facoltà prevista dall'art. 32 della legge 457 del 1978, approvata in Parlamento da tutte le forze dell'arco costituzionale e rimasta inapplicata a Brescia, nonostante siano passati quattro anni. Il Comune deve subordinare le concessioni edilizie, nelle ristrutturazioni di rilevante entità, ad una convenzione che preveda l'impegno a concedere in locazione per otto-dodici anni una parte delle abitazioni recuperate e contestualmente una riduzione degli oneri di urbanizzazione; e questo non solo nel centro storico, ma in tutta la città. In questo modo il Comune potrà disporre di uno stock di abitazioni ad equo canone che, rimettendo in moto il mercato dell'affitto, può ridurre la pressione a cui oggi è sottoposto il patrimonio comunale e contribuire a dare una soluzione a un problema in fase di esplosione.

3) ESTENSIONE DELL'EDILIZIA PUBBLICA

Vanno studiati ed adottati altri piani ex legge 167 al di fuori di S. Polo. Le aree interessate a questi nuovi piani vanno scelte tra quelle già edificabili secondo il vigente PRG. Appena concluso l'attuale PPA, il rapporto tra edilizia pubblica e privata (50 per cento a testa) va superato a vantaggio dell'edilizia pubblica. Così si potrà incrementare le disponibilità di case in affitto senza snaturare le previsioni di sviluppo dell'attuale Piano regolatore.

4) SUPERAMENTO DELLA LOGICA DELLA PRIVATIZZAZIONE

Per realizzare una corretta pianificazione del territorio e una organica collocazione delle infrastrutture pubbliche, oltre che per impedire che la recente modifica alle norme di attuazione del PRG (attrezzature sportive su aree S.P. che al termine del periodo convenzionato diventano private) provochi danni irreparabili, è necessario predisporre a tempi brevi il piano-quadro dei servizi. Esso è anche la garanzia fondamentale per evitare che passi l'ormai evidente progetto complessivo di sostegno agli interessi privati, in cui, alle scelte indicate per il problema della casa, si affiancano la modifica testé citata e la disponibilità di almeno un settore dell'Amministrazione (ma per l'appunto quello delegato) ad accettare cambi di destinazione (ad esempio da albergo ad uffici nel caso del Centro polivalente della società Gemma a Brescia Due su cui si è soffermato Bresciaoggi nell'articolo pubblicato il 19.3) prima e indipendentemente dalla stesura dei relativi piani (nel caso specifico il piano alberghiero). Anche per contrastare questi orientamenti è necessario mantenere, nonostante il parere contrario di Papetti, il diritto delle circoscrizioni di esprimere il proprio parere sulle concessioni edilizie, quale garanzia non solo di partecipazione effettiva, ma soprattutto di trasparenza dell'Amministrazione comunale.

Vasco Frati
Commissione consiliare urbanistica e LL.PP.

Vittorangelo Archetti
urbanista

Maurilio Lovatti
coordinatore comm. urbanistica Prima circoscrizione

 

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