Battaglie Sociali, periodico delle ACLI bresciane,

 aprile 1978, pag. 4

 

DIBATTITO PRECONGRESSUALE 

 

 

I MODI E LE FORME

 

 

Non è vero che in questo congresso sia necessario discutere se le ACLI devono rimanere nella Chiesa e nel mondo cattolico o se invece debbano passare nell'area marxista. Qualsiasi militante o dirigente aclista che abbia ricevuto da Dio arguzia e raziocinio anche in quantità minima può agevolmente capire che le ACLI hanno senso solo se rimangono nella Comunità ecclesiale e se si rivolgono prioritariamente al mondo cattolico. Se al Congresso dovesse essere presentata una mozione che reciti testualmente: "Le ACLI devono rimanere nel mondo cattolico", essa verrebbe approvata all'unanimità.
Perché dunque Albini e Segala, da circa un anno, continuano a battere questo tasto? Deformare le altrui posizioni per criticarle meglio è una tentazione comprensibile dal punto di vista umano, ma è anche indice di debolezza. Penso che Albini e Segala temano che gli aclisti discutano la vera questione che questo congresso ci pone: come essere presenti nel mondo cattolico.


Ci sono due modi diversi per le ACLI di essere nel mondo cattolico: il primo è quello di lavorare per costruire un polo di aggregazione progressista, autonomo dalla DC e pluralista, che sia in grado di contrastare le tendenze integraliste e conservatrici presenti nel mondo cattolico, di profondere nel movimento operaio i valori propri del cristianesimo e nel contempo di impegnarsi affinché la comunità ecclesiale sia sempre più sensibile agli ideali di giustizia e di emancipazione del lavoro che emergono dal movimento operaio.
La costruzione di un polo progressista nel mondo cattolico non solo è una strada percorribile, ma laddove questa strategia è praticata con coerenza e con perseveranza produce risultati lusinghieri. Pensiamo ai "gruppi confronto settembre '77" promossi da Gioventù Aclista nella scuola (circa il 20 per cento dei voti alle elezioni del distretto Brescia Nord); pensiamo alla presenza degli aclisti nei consigli di quartiere di Brescia (50 consiglieri eletti nel 74) che costituiscono la terza forza nei quartieri dopo DC e PCI e che, guidati dal Coordinamento Acli-Città, hanno saputo svolgere un ruolo trainante e positivo rispetto ai numerosi consiglieri indipendenti.

Il secondo modo di essere presenti nel mondo cattolico è quello sostenuto da chi afferma l'incompatibilità di una presenza contemporanea nel mondo cattolico e nel movimento operaio: "pretendere di essere l'uno o l'altro assieme o di svolgere insieme l'uno o l'altro ruolo significa non aver ben compreso quali sono le forze reali oggi in campo nel nostro paese..." (Sandro Albini, Battaglie Sociali, n.13/77, pag.1). Ma affermare che bisogna scegliere tra movimento operaio e mondo cattolico, significa dare per scontato che il distacco storicamente esistente tra Chiesa e mondo operaio sia incolmabile.
Ora, se ciò è sbagliato in linea di principio, è ancora più aberrante e miope in una diocesi come Brescia, dove per la lungimiranza, la credibilità e l'impegno del Vescovo e della Pastorale del mondo del lavoro, molto si è fatto e si sta facendo per superare questo distacco tra Chiesa e mondo operaio.
La vera discriminante è dunque tra chi ritiene che essere nel mondo cattolico non sia incompatibile con la presenza nel movimento operaio (è la linea del presidente nazionale Rosati che si riassume nello slogan: "Da cristiani nel movimento operaio") e chi invece afferma l'incompatibilità dei due momenti e la necessità di compiere una scelta in questo congresso (è la linea di Albini e Segala).
Alcuni affermano che la scelta di Albini e Segala ha come scopo quello di ricreare un collateralismo tra ACLI e DC. Tutto lo lascia prevedere.
Però i processi alle intenzioni non sono mai corretti né probanti. Quello che si può dire è che un analogo tentativo di restaurare il collateralismo - con motivazioni del tutto simili a quelle di Albini - è stato recentemente attuato in un altra organizzazione del mondo cattolico bresciano: la FIM-Cisl. Tra i promotori dell'operazione vi erano alcuni degli attuali dirigenti delle ACLI: Maria Teresa Bonafini e Marino Ghidini. I lavoratori cattolici hanno però respinto a larghissima maggioranza questo tentativo, nel congresso della FIM-Cisl bresciana, riconfermando e rafforzando l'autonomia dalla DC e da tutti i partiti.
Mi auguro che anche gli aclisti bresciani, perseverando nella giusta linea del presidente nazionale Rosati, sappiano fare altrettanto!

Maurilio Lovatti

 

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