La voce del popolo, 2 luglio 2026, pag. 7

In un libro il caso di Sant'Eufemia

Dopo la Liberazione, un gruppo di ex partigiani uccide una quarantina di persone legate alla RSI. Franzinelli ricostruisce la strage dimenticata

recensione di Maurilio Lovatti 

 


Luigi Guitti, nome di battaglia Tito, partigiano comunista, impulsivo, individualista, aggressivo, “disobbediente istintivo” è il principale personaggio del nuovo libro di Franzinelli.

Nato nel 1911 a Sant'Eufemia, padre carrettiere e madre casalinga, primo di 9 fratelli, lascia la scuola in quarta elementare. Tra i 17 e i 24 anni è denunciato per furto, offesa a pubblico ufficiale e altri piccoli reati. A 23 anni sposa la diciottenne Giuseppina Romani, da cui ha 2 figli. Dopo il servizio militare è assunto alla Sant'Eustacchio, da cui è licenziato per episodi di violenza. Scappa da Brescia e si arruola negli Alpini. Nel 1942-43 partecipa alla campagna di Russia, da cui si salva sparandosi una fucilata al piede destro.

Entra nella Resistenza nel gruppo gappista di Leonardo Speziale. Il 17 dicembre 1943 Speziale è ferito e catturato. Anche Guitti è arrestato e recluso a Canton Mombello. Il bombardamento americano su Brescia del 13 luglio 1944 danneggia anche il carcere e Speziale, Guitti e altri 250 prigionieri riescono a fuggire. Nell'estate del 1944 combatte come partigiano in Val Trompia agli ordini di Speziale.

 Il 26 settembre 1944, in una cascina di Lodrino, sopprime con tre colpi alla schiena il partigiano russo Nicola Pankov che, a capo di un gruppo di una ventina di partigiani, combatteva coraggiosamente fascisti e nazisti in Val Trompia. La brutale esecuzione è voluta da Speziale, poiché il gruppo di Pankov rifiutava di porsi sotto il comando della costituenda 122° Brigata Garibaldi. Quattro giorni dopo Guitti dirige coraggiosamente un imboscata contro una pattuglia della Guardia Nazionale fascista, e consolida il suo prestigio tra i partigiani. Un grave errore Tito lo compie all'alba del 19 aprile 1945: attaccati massicciamente da fascisti e tedeschi in località Sonclino, sulle montagne di Lumezzane, anziché disporre la ritirata, come avrebbe consigliato la sproporzione di forze, ordina ai partigiani di resistere, con esiti nefasti. Non solo, accusa il ventenne Giuseppe Gheda di scarso coraggio, e lo induce ad un contrattacco disperato e senza predisporre adeguata copertura. Gheda è ucciso dal fuoco nemico.

Mimmo Franzinelli

L'episodio più funesto e tragico avviene la notte del 10 maggio 1945, solo un paio di settimane dopo la Liberazione. 38 prigionieri fascisti (il più giovane, Amedeo Mobilio di 21 anni, il più vecchio, G. Battista Ferrari di 68) vengono condotti in una stradina di campagna nei pressi del monastero di Sant'Eufemia a Brescia da un gruppo di una quindicina di ex partigiani guidati dal Guitti. 27 prigionieri erano stati prelevati sul Garda, tra Salò e Toscolano Maderno, e 11 a Lumezzane dal distaccamento partigiano comandato dal Guitti, che aveva sede nella scuola elementare di Sant'Eufemia. Con una pallottola alla nuca vengono spietatamente eliminati. Il rumore degli spari si confonde con l'eco di fuochi d'artificio e petardi esplosi in città per festeggiare la resa della Germania nazista. Solo due prigionieri riescono fortuitamente a salvarsi: Bartolo Castellini di anni 50 e Beniamino Spidalieri di anni 23. Per Luigi Guitti la vendetta è compiuta: gli odiati fascisti sono stati soppressi!
Perché Franzinelli ha voluto scavare in ogni dettaglio per documentare questo truce episodio? Non certo per diffamare la Resistenza. Anzi. Non è mettendo la polvere sotto il tappeto che si contribuisce a valorizzare l'eroismo e il sacrificio dei partigiani che hanno coraggiosamente lottato contro la dittatura. Anche se dal punto di vista militare la Liberazione è dovuta alle forze militari angloamericane, l'azione e l'elaborazione politica e culturale delle formazioni partigiane ha costituito la base valoriale per la costruzione della Repubblica costituzionale e democratica del dopoguerra. La ricostruzione di Franzinelli è rigorosa, documentatissima, e allo stesso tempo avvincente come un romanzo storico, basata su una mole impressionante di documenti d'archivio e su una accurata conoscenza delle fonti storiche. C'è una convinzione dell'autore che attraversa il libro: la vendetta è anche la conseguenza di una cultura e di un'educazione autoritaria del regime fascista, che esaltava la guerra, che istillava l'odio per il nemico, che calpestava i valori autenticamente umani. E' come se il virus dei persecutori si fosse insinuato in qualcuno dei perseguitati. Quei pochi, pochissimi partigiani che si sono ferocemente vendicati, hanno inconsapevolmente fatto propri quei disvalori contro i quali avevano combattuto e rischiato la vita. Ma ciò non inficia minimamente la distinzione tra chi combatteva dalla parte giusta, per la libertà e la democrazia, ispirandosi ai valori della pace e della giustizia sociale e chi invece agiva per difendere la dittatura fascista e la sua cultura nefasta (“credere, obbedire, combattere”).
Una lucida tesi storiografica, quella di Franzinelli, che spiega non solo la strage di Sant'Eufemia, ma aiuta a comprendere gli episodi di vendetta avvenuti in Italia dopo la fine della guerra. Lo storico cerca di capire, aiuta a capire, ma non è un giudice.
Che fine ha fatto Luigi Guitti? Il 9 giugno del 1945 è arrestato da un reparto di Carabinieri su ordine del Comando Alleato. I fatti di Sant'Eufemia, quasi per un eterogenesi dei fini, portano tra l'altro il tenente colonnello canadese Homer S. Robinson, governatore di Brescia per gli Alleati, a rimuovere il Questore di Brescia, il comunista Alfonso Bonora, che era stato indicato dal CLN, per sostituirlo con Cosmo Minervini ex fascista. La Verità, organo di stampa comunista, chiede pubblicamente la scarcerazione di Guitti (“perché non si libera il nostro valoroso Tito?”) che sarebbe stato “calunniato” ingiustamente. Il 9 agosto del 1946 Guitti viene amnistiato. Il 21 agosto il PCI organizza in piazza Vittoria una grande festa per la liberazione di Guitti, a cui partecipano migliaia di persone. Oratore è Italo Nicoletto.

Passa poco più di una anno: Guitti e un manipolo di ex partigiani, nel gennaio del 1948, irrompono in un convegno del MSI sui Ronchi, e prendono a bastonate i presenti. Nel giro di poco tempo commette altri reati: blocco stradale, aggressioni, violenze, resistenza a pubblico ufficiale... Per evitare l'arresto fugge nell'autunno del 1948 in Jugoslavia e poi l'anno dopo in Cecoslovacchia. Lì ha una relazione con una vedova, da cui nascono due figli. Nel 1963, prescritte o amnistiate le varie accuse, rientra in Italia. Muore il 17 novembre 1968.


Mimmo Franzinelli, La Resa dei Conti. Dalla guerra civile alla violenza postbellica, il caso di Sant'Eufemia, Mondadori, Milano 2026, pp. 299, euro 24.


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