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La voce del popolo, 12 marzo 2026, pag. 21 Alice Bianchi: Carnefici. Ombre e volti oscuri nella Bibbia Partendo dall'analisi e dal commento di episodi biblici, l'autrice guida ad una riflessione profonda sul tema del male recensione di Maurilio Lovatti
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Crudeltà, violenze,
ignoranza, superstizione: talvolta leggendo il Vecchio Testamento siamo
portati, a pensare che, se quella era la cultura e la mentalità di quei
tempi ormai lontani, la Rivelazione non poteva che “adeguarsi” per
risultare comprensibile. Dunque, quasi inconsapevolmente, siamo tentati di
passare oltre, convinti che con noi, acculturati e razionali, abbia poco o
nulla a che fare. Se leggiamo Carnefici, questo pregiudizio svanisce
definitivamente. Ci accorgiamo che quei testi ci interpellano. Siamo portati
ad empatizzare con Dina, figlia di Giacobbe, per le violenze e
le umiliazioni subite; ci commuoviamo per le figlie vergini di Lot,
trattate dal padre come oggetti di scambio, offerte agli stupratori, con Sara,
moglie di Abramo, “venduta” al Faraone. Come ci ricorda Alice
Bianchi, anche se nella Bibbia non mancano personaggi femminili
violenti, “la percentuale dei maschi feroci è generosamente più ampia”.
E non è un caso: i maschi sono portati a compiere soprusi più spesso
perché detenevano il potere (e lo detengono ancora in gran parte). Maurilio Lovatti Alice
Bianchi, Carnefici. Ombre e volti oscuri nella Bibbia, Paoline
2025, pp. 167, euro 13. |