Maurilio Lovatti

Visione di Sant'Andrea Corsini di Giacomo Zoboli nella chiesa di Gesù Bambino all'Esquilino

(1738)

 

Il dipinto è conservato all'altare laterale sinistro nella chiesa di Gesù Bambino all'Esquilino a Roma.
La chiesa, al servizio del convento della Congregazione delle suore Oblate Convittrici del Santissimo Bambin Gesù fondata nel 1671, fu costruita nella prima metà del secolo XVIII. Nel 1722-23 il Papa Clemente XII della famiglia Corsini, che da cardinale era stato protettore della Congregazione delle suore, finanziò cospicuamente la costruzione. La chiesa, completata nel 1736 sotto la direzione del celebre architetto Ferdinando Fuga (1699-1782), fu consacrata dall'arcivescovo mons. Cristoforo Almeyda, nato nel 1690, già Protonotaio apostolico dal 1729 al 1735, che era Assistente al Soglio pontificio dal 1736. Il cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770), nipote di Clemente XII, scelse i tre pittori che dovevano abbellire la chiesa. A Marco Benefial (1684-1764) venne commissionata L'Adorazione dei pastori per l'altare maggiore; a Domenico Maria Muratori (1661-1742) Sant'Agostino trionfa sulle eresie, per l'altare laterale destro e a
Giacomo Zoboli (Modena 1681 - Roma 1767) il dipinto più importante, destinato a rendere memoria di sant'Andrea Corsini, appartenente alla famiglia del Pontefice Clemente XII, benefattore insigne della chiesa dell'Esquilino.

Il dipinto fu realizzato nel 1738, snodo cruciale nella vita di Zoboli, perchè in quell'anno trasferì la sua abitazione e il suo laboratorio a palazzo Farnese, all'epoca di proprietà dei Borbone di Napoli: il privilegio gli era stato concesso dal re di Napoli Carlo di Borbone, su richiesta del cardinale Neri Maria Corsini. Zoboli era divenuto famoso a partire dal 1729, quando aveva dipinto San Gerolamo ascolta la tromba del giudizio universale, nella basilica di Sant'Eustachio a Roma, grandemente apprezzato dai contemporanei. Le numerose commissioni del pittore modenese tra il 1727 e il 1740 nella città di Roma sono principalmente dovute allo stesso cardinale Neri Corsini. Il dipinto ora all'Esquilino risulta il primo ad essere completato a palazzo Farnese, nell'ultimo bimestre del 1738 (Zoboli aveva trasferito il suo laboratorio dal Campidoglio a palazzo Farnese nell'ottobre del 1738).

Andrea Corsini, nato a Firenze nel 1301, a 15 anni divenne frate carmelitano; dopo l’ordinazione sacerdotale fu mandato a completare gli studi all'università di Parigi. Tornò a Firenze quando già imperversava la peste del 1348. In quel periodo si distinse per carità e coraggio, mettendosi con dedizione al servizio degli ammalati. Diventato Vescovo di Fiesole, volle risiedere nell'episcopio, rinunciando al prestigioso palazzo fiorentino che era stato sede dei suoi predecessori. Fu zelante nella predicazione, nella preghiera, nella visita alle parrocchie, nella difesa della libertà della Chiesa contro soprusi e ingerenze, come pure nella carità verso gli umili e i diseredati, fornendo loro assistenza materiale e spirituale. Spesso si sedeva al cancello della sua casa e distribuiva lui stesso il pane ai poveri. Dedicò speciale cura ai suoi sacerdoti, precorrendo i dettami del Concilio di Trento e stabilendo precise norme circa la preparazione culturale e spirituale dei candidai al presbiterato. Si impose anche uno stile di vita rigoroso: l'estrema frugalità e la modestia erano una costante per lui, e anche in età avanzata praticò uno stile di vita ascetico, nonostante la sua malattia. Morì la sera dell'Epifania del 1374.
Il culto di sant'Andrea Corsini si diffuse rapidamente. Fu beatificato da Papa Eugenio IV nel 1440 e canonizzato da Papa Urbano VIII il 22 aprile 1629. Secondo la leggenda il Santo sarebbe apparso nella battaglia Anghiari (Arezzo) del 29 giugno 1440, per proteggere l'esercito fiorentino che, alleato al Papa e a Venezia, combatteva contro l'esercito del Ducato di Milano. I personaggi minori del dipinto, alle spalle dell'angelo di destra, armati di lance, sono un'allusione alla battaglia di Anghiari. Il suggerimento al pittore potrebbe verosimilmente provenire dal cardinale Corsini, se non addirittura da Clemente XII, poichè la famiglia del Pontefice in più occasioni sottolineava la sua origine fiorentina e quindi intendeva valorizzare il ruolo di Sant'Andrea nella protezione all'esercito di Firenze. Si può supporre, analogamente,  che anche la scelta di porre la mitria e il pastorale del Vescovo nelle mani degli angeli, rispettivamente a destra e sinistra del Santo, sia stata esplicitamente proposta al pittore, con la duplice finalità, da un lato, di sottolineare l'umiltà del Santo e il suo stile di vita molto sobrio e, dall'altro, la glorificazione celeste della dignità episcopale di sant'Andrea, che dava lustro e prestigio alla famiglia del Pontefice. Il tema principale del dipinto, la visione della Madonna, deriva dalla leggenda, all'epoca molto diffusa, secondo cui la Vergine apparve ad Andrea e gli fece promettere di accettare la carica di vescovo. Durante la sua prima messa, il giovane carmelitano avrebbe anche avuto una visione della Madonna, come indica un rilievo marmoreo nella Cappella Corsini della Chiesa del Carmine di Firenze, opera di G. B. Foggini del XVII secolo.

 

 

Autoritratto di Giacomo Zoboli (Museo civico di Modena)

Dipinti di Giacomo Zoboli a Roma, Modena, Brescia ed altre ubicazioni

Giacomo Zoboli e il cardinal Querini

Giacomo Zoboli and Cardinal Querini: Rome and Brescia in XVIII Century

Documenti su morte e sepoltura di Giacomo Zoboli

 

- Giacomo Zoboli (1681-1767) su Treccani -Dizionario biografico degli italiani

- Giacomo Zoboli (1681-1767) su Wikipedia

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