|
Maurilio Lovatti L'Immacolata di Giacomo Zoboli nella chiesa di Sant'Antonio dei Portoghesi in Campo Marzio a Roma (1756)
Il dipinto è conservato all'altare della cappella dell'Immacolata (nel transetto sinistro) della chiesa di Sant'Antonio in Campo Marzio, nell'omonimo Rione di Roma. La chiesa di Sant'Antonio venne fondata nel 1445 dal cardinale Antonio Martínez de Chaves sul luogo di un ospizio per i pellegrini portoghesi istituito dalla nobildonna Guiomar da Lisbona, dotato di un piccolo luogo di culto della grandezza di una casupola, dedicato alla Madonna di Betlemme. Tra il 1624 e il 1628 la piccola chiesa originaria fu ampliata e dedicata a Sant'Antonio da Padova che è di origine portoghese. L'attuale cappella dell'Immacolata Concezione, nella quale il dipinto di Zoboli è la pala d'altare, nel 1686 era stata dedicata alla Beata Vergine della Pietà. Nel 1748 però Emanuel Pereira de Sampajo, ambasciatore portoghese presso la Santa Sede, redige il proprio testamento, nominando erede universale la cappella (nella quale desidera essere sepolto), esprimendo la volontà di dedicarla all'Immacolata, e affida a Luigi Vanvitelli (1700-1773) l'incarico di ampliarla, ristrutturarla ed abbellirla. Perera de Sampajo muore a Civitavecchia il 13 febbraio 1750. Il cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770), nipote di Clemente XII, è nominato esecutore testamentario di Perera de Sampajo. Nel 1752 la Congregazione dei Portoghesi cede agli esecutori testamentari la cappella. Il 16 gennaio 1754, un Breve di Benedetto XIV concede alla cappella dell'Immacolata il titolo di altare privilegiato e, sempre nel gennaio del 1754 iniziano i lavori di abbellimento della cappella, affidati a Carlo Murena (1713-1764), allievo del Vanvitelli. L'8 luglio 1755 il cardinale Corsini affida a Zoboli l'incarico di eseguire il dipinto per l'altare della cappella. La cappella dell'Immacolata viene infine consacrata e inaugurata l'8 dicembre 1756. In tale data il dipinto di Zoboli, realizzato a Palazzo Farnese, era già stato trasportato nella chiesa e collocato all'altare della cappella. Giacomo Zoboli (Modena 1681 - Roma 1767) dal 1738 aveva la sua abitazione e il suo laboratorio al secondo piano di palazzo Farnese, all'epoca di proprietà dei Borbone di Napoli: il privilegio gli era stato concesso dal re di Napoli Carlo di Borbone, su richiesta del cardinale Neri Maria Corsini. Zoboli era divenuto famoso a partire dal 1729, quando aveva dipinto San Gerolamo ascolta la tromba del giudizio universale, nella basilica di Sant'Eustachio a Roma, grandemente apprezzato dai contemporanei. Le numerose commissioni al pittore modenese nella città di Roma sono principalmente dovute allo stesso cardinale Neri Corsini. Il dipinto dell'Immacolata risulta essere l'ultimo quadro documentato e datato realizzato a Palazzo Farnese, dove il pittore visse fino al 1760, quando si trasferì nel palazzo Savelli Orsini di via Monte Savello, nell'isolato del Teatro Marcello, nel territorio dell'allora parrocchia di San Nicola in Carcere. E' verosimile supporre che il cardinale Corsini abbia concorso a determinare l'impostazione del dipinto, considerata la frequentazione col pittore che durava ormai da oltre un quarto di secolo e che si era trasformata in una sorta di amicizia e stima reciproca, nonostante la significativa differenza sociale tra i due. Nel quadro il Padre Eterno guarda con compiacimento la Vergine, che a sua volta osserva serena l'angelo in basso a destra, parzialmente coperto da una nube, che schiaccia in sua vece e con una lunga lancia il demonio, collocato nell'angolo in basso a destra del dipinto. I due sguardi diagonali, del Padre Eterno e della Madonna, costituiscono l'asse portante del dipinto, che attrae l'attenzione dell'osservatore. La stesura molto morbida del colore appare invece una scelta del pittore, che si inquadra nella su evoluzione stilistica. Infatti il pittore era ormai vecchio (nel 1756 aveva 75 anni). In effetti un evoluzione simile si può notare osservando soggetti simili dipinti in epoca diversa. Ad esempio, nell'Assunta nel Duomo nuovo di Brescia (1733-35) Zoboli manifesta un uso irruente e vibrante del chiaroscuro, tipico del Caravaggio, mentre nello stesso soggetto, dipinto per le monache agostiniane, sempre di Brescia, quindici anni dopo (nel 1748) i colori si presentano tenui e pastellati. Nell’Assunzione del Duomo, Zoboli quasi tende ad allarmare e sorprendere lo spettatore, mentre nel secondo dipinto l’angelo si pone allo spettatore come guida, rivelando quello che il fedele già conosce nel profondo. Il cardinale Neri Maria Corsini e il cardinale Silvio Valenti Gonzaga (1690-1756), Segretario di Stato di Benedetto XIV all'epoca regnante, erano i massimi esponenti del giansenismo romano (che a differenza del giansenismo europeo, che poneva come prioritario il tema della Grazia, era finalizzato a contrastare la superstizione popolare e l'ipocrisia religiosa tipica dell'aristocrazia romana dell'epoca) e della corrente di pensiero interna alla gerarchia più attenta a cogliere alcune istanze dell'illuminismo. Possiamo supporre che l'impostazione del quadro di Zoboli risenta significativamente di questo orientamento culturale e religioso: lo sguardo benevolo e sereno, quasi compiaciuto, del Padre Eterno comunica l'onnipotenza divina, rafforzata dall'atteggiamento della Vergine, che a differenza dell'iconografia consolidata, non schiaccia direttamente il Demonio, ma si limita ad osservare con serenità e ad approvare l'azione dell'angelo, che colpisce il Demonio con la lancia. Solo pochi anni prima, nel 1747, il cardinal Gonzaga aveva affidato a Zoboli, assieme a Giovanni Paolo Pannini (1691-1765), l'incarico di stimare i quadri della collezione del marchese Sacchetti, poi acquistati da Benedetto XIV per costituire la Pinacoteca Capitolina.
|
|
Autoritratto di Giacomo Zoboli (Museo civico di Modena) Dipinti di Giacomo Zoboli a Roma, Modena, Brescia ed altre ubicazioni Giacomo Zoboli e il cardinal Querini Giacomo Zoboli and Cardinal Querini: Rome and Brescia in XVIII Century Documenti su morte e sepoltura di Giacomo Zoboli
- Giacomo Zoboli (1681-1767) su Treccani -Dizionario biografico degli italiani - Giacomo Zoboli (1681-1767) su Wikipedia |