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Egregio direttore,
Dal prossimo anno 9 mila studenti delle superiori della Bassa bresciana
frequenteranno la scuola 5 giorni la settimana, anziché 6 come ora. Così
la Provincia risparmierà sul trasporto pubblico e sul riscaldamento, e
qualche famiglia sarà perfino contenta che i figli abbiano il sabato
libero. Leggo, a pag. 9 del Giornale di Brescia del 15 ottobre, che il
consigliere provinciale Agostino Damiolini ha dichiarato: “La
riorganizzazione dovrà innanzitutto garantire che la qualità dell'offerta
formativa non venga meno.” Avverrà esattamente il contrario.
Come si può anche solo immaginare che distribuire trenta ore settimanali di
lezione su 5 giorni non pregiudichi la qualità dell'apprendimento? Già
oggi gli insegnanti si rendono conto che alla quinta ora di lezione la soglia
dell'attenzione e le capacità di apprendimento sono notevolmente
ridotte. Immaginiamo cosa succederà alla sesta ora... al massimo sarà
utile come momento di socializzazione. L'apprendimento peggiorerà
radicalmente.
Ricordo bene che già 12 anni fa la Provincia aveva tentato di introdurre la
settimana corta alle superiori, ma l'unanime e ferma contrarietà dei
presidi e dei collegi docenti dei licei e istituti superiori della città
aveva provocato una precipitosa marcia indietro.
Vista la mala parata, la Provincia tenta ora una mossa più limitata:
sperimentazione triennale e solo per i poveri studenti della bassa (la
scuole della città e delle valli non sono coinvolte). Emanuele
Moraschini e Fabio Rolfi, delegato del presidente per il
trasporto pubblico, davvero pensano che la qualità dell'apprendimento possa
essere sacrificata per un piatto di lenticchie? E' solo sottovalutazione
dell'importanza dell'istruzione o nasconde un inconscio disprezzo per la
cultura?
Io continuo a sostenere, come 12 anni fa, che la settimana corta nelle
scuole superiori sia semplicemente una vergogna! E pensare che ero così
contento allora, quando eravamo riusciti ad evitare il misfatto....
prof. Maurilio Lovatti, Brescia
Giornale
di Brescia, 21 ottobre 2026
dal
sito del Giornale di Brescia
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