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Dal 10 al 19 aprile 2026,
articolato in due sessioni, si è svolto il tanto atteso Convegno diocesano,
dal titolo Siamo la Chiesa del Signore: vogliamo essere tessitori di
speranza, presieduto dal vescovo mons. Pierantonio Tremolada.
Formalmente non è stato un Sinodo diocesano, ma come ha ricordato
più volte il Vescovo stesso, avrà il medesimo valore e importanza di un
Sinodo e gli orientamenti assunti dal Convegno saranno poi tradotti in
decisioni del Vescovo, che caratterizzeranno la vita e l'azione della chiesa
bresciana nei prossimi decenni.
I Sinodi sono eventi abbastanza rari, tre o quattro al massimo per
Secolo, ma comportano significative conseguenze sul piano pastorale. Per
fare un esempio le decisioni del Sinodo del vescovo Luigi Morstabilini
(1979) sui consigli pastorali e sul ruolo e responsabilità dei laici hanno
caratterizzato la vita della chiesa bresciana per quasi mezzo secolo.
Il primo Sinodo della diocesi si svolse nel 1134 e la chiesa
bresciana ne ha sempre tenuto almeno uno per Secolo, tranne che nel
Settecento.
Nel Convegno diocesano di aprile i 320 delegati si sono confrontati in sei
distinte aree tematiche, per cercare di evitare una eccessiva dispersione e
per favorire l'emergere di proposte concrete.
LE SEI AREE TEMATICHE
1. Celebrare il giorno del Signore
2. I Consigli di partecipazione
3. Pastorale ordinaria e pastorale d’ambiente
4. La ministerialità
5. La formazione
6. L’amministrazione
Il clima del Convegno, sia
nei lavori di gruppo sia in assemblea è stato molto positivo: stile
fraterno, attenzione agli interventi, partecipazione sentita, decine e
decine di votazioni su proposizioni ed emendamenti. Ma adesso, a luci
spente, dobbiamo domandarci: che impatto reale sulla vita della chiesa
bresciana avranno gli orientamenti assunti dal Convegno? Alcune decisioni
avranno conseguenze quasi immediate, nel giro di pochi mesi, altre
richiederanno qualche anno, altre ancora tempi più lunghi.
I Consigli di
partecipazione. Qui in particolare le decisioni avranno conseguenze
quasi immediate. Tutti i consigli pastorali sono in scadenza e
saranno rinnovati il prossimo ottobre. I Consigli sono una delle eredità
più feconde che ci ha lasciato il Concilio ecumenico Vaticano II. Dopo
secoli in cui la responsabilità della conduzione della Chiesa era riservata
al clero, il Concilio ha rivalutato il ruolo dei laici nelle comunità
ecclesiali e li ha resi corresponsabili delle scelte, sia a livello
parrocchiale, sia a livello diocesano. I Consigli pastorali si sono
progressivamente costituiti nella seconda metà degli Anni Sessanta e in
tante realtà son divenuti momenti fecondi di discernimento e
corresponsabilità, di collaborazione comunitaria, pur nella diversità di
età, di genere, di cultura e di ruolo sociale dei partecipanti laici.
Tuttavia durante la visita giubilare del Vescovo è emersa in più occasioni
tra i laici la percezione di “scarsa utilità” dei consigli, con
lamentele di segno opposto sull'eccesso o la scarsità delle convocazioni.
E' indubbio che in diverse realtà ciò ha generato disaffezione o
scoraggiamento.
In questo ambito le indicazioni del Convegno sono state chiare. Ovunque
le Unità pastorali sono già costituite non ci saranno più i Consigli
pastorali parrocchiali (anche se i parroci potranno costituire un “gruppo
di riferimento” per questioni specifiche della parrocchia). Nella stessa
logica di semplificazione saranno aboliti in tutta la diocesi i consigli
pastorali zonali. Dunque l'organismo ordinario di partecipazione e
corresponsabilità sarà il Consiglio dell'Unità pastorale. Per
quanto riguarda la composizione dei consigli, la componente eletta dai
fedeli è stata aumentata da 1/2 a 2/3, e saranno modificati i criteri
di composizione della lista dei candidati. Un emendamento che proponeva di
eliminare la componente elettiva è stato respinto con 253 voti contrari e
solo 23 favorevoli.
La giornata del Signore.
Affinché la domenica divenga veramente il giorno della comunità, il
Convegno propone che in ogni parrocchia vi siano momenti che diano il senso
di chiesa come casa accogliente. Lo stile di ospitalità non deve limitarsi
ad un servizio organizzato, ma deve divenire “una responsabilità
condivisa” da tutta la comunità.
La pastorale d'ambiente. Più lunghi saranno i tempi per introdurre
le innovazioni proposte anche nell'ambito della pastorale d'ambiente.
S'intende con questa espressione una pastorale che, accanto a quella
ordinaria (liturgia, catechesi, sacramenti, gestione dell'oratorio, ecc.)
favorisca la presenza e la testimonianza dei credenti nelle varie realtà
del territorio nel quale è inserita la parrocchia (mondo del lavoro,
associazioni culturali e sportive, luoghi di cura, gruppi giovanili, mondo
del volontariato, ecc.). L'impostazione di fondo consiste nel proporre un
cambiamento nello stile pastorale, superando la logica della programmazione
delle attività verso una pastorale fondata sulla relazione,
sull'ascolto e sull'accompagnamento delle persone. E' stato proposto al
vescovo di realizzare entro la fine del 2026 un tavolo diocesano che
supporti le parrocchie e le UP a proporre e realizzare sperimentazioni di
pastorale d'ambiente. La fase di “accompagnamento” e progettazione è
stata prevista in ulteriori due anni, ma il Vescovo, nella riunione
congiunta del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale, ha
manifestato il desiderio che già dal prossimo anno, in ognuna delle 20 zone
pastorali, possa partire una sperimentazione nella pastorale d'ambiente. Per
quanto riguarda la dimensione della carità, è stato approvato un
emendamento proposto da delegati dell'Azione Cattolica, delle ACLI e di
altri movimenti laicali, che prevede che le parrocchie siano “luoghi di
educazione alla dimensione socio-politica” e “case della pace”;
gli oratori “laboratori dove i giovani imparano a leggere la realtà e
a prendersi cura del bene comune, trasformando l'impegno sociale in una
concreta testimonianza evangelica”.
La formazione. La priorità individuata dal convegno e condivisa dal
Vescovo è la formazione degli adulti nella fascia dai 30 ai 70 anni,
con l'intenzione di realizzare “una pluralità” di scelte formative,
attente “ai diversi punti di partenza, alle molteplici situazioni
esistenziali e con una varietà di linguaggi” (incluse le diverse
forme d'arte) e con “attenzione ai percorsi formativi anche extra
ecclesiali”. E' stata anche proposta la realizzazione di una
piattaforma digitale “che raccolga e pubblicizzi le proposte formative
per gli adulti presenti in Diocesi”.7
La ministerialità. Il convegno ha ribadito la corresponsabilità dei
laici nell'annuncio del Vangelo e ha auspicato il passaggio ad una “mentalità
più ecclesiale e meno clericale”. L'individuazione dei ministeri
(istituiti, di fatto o temporanei) deve attuarsi nella “prospettiva del
discernimento vocazionale” a partire dalle esigenze e possibilità della
comunità. La formazione dei candidati ai ministeri deve divenire sempre
più centrale.
L'amministrazione. E' stata proposta una ricognizione completa del patrimonio
immobiliare delle parrocchie e di tutti gli enti ecclesiastici soggetti
alla vigilanza del Vescovo. La cessione del patrimonio immobiliare in
eccedenza rispetto alle esigenze pastorali, destinato a finalità
solidaristiche o socialmente utili, va realizzata nella massima trasparenza.
Anche per sollevare i presbiteri da eccessivi compiti amministrativi, la
società San Lorenzo, controllata dalla Diocesi, potrà fornire alle
parrocchie “servizi di assistenza e di consulenza amministrativa”.
Il Convegno propone di avviare un sistema organico di solidarietà, mediante
la stipula di patti di fraternità economica tra le singole parrocchie, con
la supervisione della Diocesi.
Il futuro della Chiesa
bresciana. I prossimi anni saranno decisivi per delineare il nuovo volto
della nostra chiesa, alla luce delle indicazioni emerse con chiarezza nel
Convegno. Come ha detto il vescovo Pierantonio nell'intervento conclusivo,
sarà un cammino che richiede “esercizio di corresponsabilità, di
discernimento condiviso, di sostegno reciproco, di visione comune, ampia e
lungimirante, e soprattutto consapevolezza di essere parte della Chiesa,
popolo di Dio in cammino nella storia”. L'auspicio è che, anche con
un maggior coinvolgimento delle associazioni laicali, si possa dispiegare un
impegno corale per una Chiesa che cammina con il popolo, aperta e inclusiva,
che porti con sé le fatiche e le gioie quotidiane della comunità. Tutti,
clero e laici, dobbiamo impegnarci per vincere la tentazione
dell'immobilismo (“si è sempre fatto così...”), dobbiamo tutti
assieme, cercare di “coniugare realismo e coraggio”, come ha
detto il Vescovo, affinché quanto delineato dal Convegno “possa
calarsi nel vissuto reale della nostra Chiesa”.
Il 24 maggio in Duomo, durante la celebrazione della Pentecoste, il
Vescovo Pierantonio ha annunciato che i delegati del Convegno saranno da lui
riconvocati nel mese di gennaio del prossimo anno; l'intenzione è quella di
non lasciare l'attuazione delle scelte del Convegno alla sola Curia
diocesana, ma di coinvolgere tutti, a partire dai 320 delegati e da chi
entrerà a far parte degli organismi di partecipazione che verranno rieletti
nel prossimo ottobre.
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