Maurilio Lovatti

Il convegno diocesano

Il Cantiere, giugno 2026

 

Dal 10 al 19 aprile 2026, articolato in due sessioni, si è svolto il tanto atteso Convegno diocesano, dal titolo Siamo la Chiesa del Signore: vogliamo essere tessitori di speranza, presieduto dal vescovo mons. Pierantonio Tremolada. Formalmente non è stato un Sinodo diocesano, ma come ha ricordato più volte il Vescovo stesso, avrà il medesimo valore e importanza di un Sinodo e gli orientamenti assunti dal Convegno saranno poi tradotti in decisioni del Vescovo, che caratterizzeranno la vita e l'azione della chiesa bresciana nei prossimi decenni.
I Sinodi sono eventi abbastanza rari, tre o quattro al massimo per Secolo, ma comportano significative conseguenze sul piano pastorale. Per fare un esempio le decisioni del Sinodo del vescovo Luigi Morstabilini (1979) sui consigli pastorali e sul ruolo e responsabilità dei laici hanno caratterizzato la vita della chiesa bresciana per quasi mezzo secolo.
Il primo Sinodo della diocesi si svolse nel 1134 e la chiesa bresciana ne ha sempre tenuto almeno uno per Secolo, tranne che nel Settecento.
Nel Convegno diocesano di aprile i 320 delegati si sono confrontati in sei distinte aree tematiche, per cercare di evitare una eccessiva dispersione e per favorire l'emergere di proposte concrete.

LE SEI AREE TEMATICHE
1. Celebrare il giorno del Signore
2. I Consigli di partecipazione
3. Pastorale ordinaria e pastorale d’ambiente
4. La ministerialità
5. La formazione
6. L’amministrazione

Il clima del Convegno, sia nei lavori di gruppo sia in assemblea è stato molto positivo: stile fraterno, attenzione agli interventi, partecipazione sentita, decine e decine di votazioni su proposizioni ed emendamenti. Ma adesso, a luci spente, dobbiamo domandarci: che impatto reale sulla vita della chiesa bresciana avranno gli orientamenti assunti dal Convegno? Alcune decisioni avranno conseguenze quasi immediate, nel giro di pochi mesi, altre richiederanno qualche anno, altre ancora tempi più lunghi.

I Consigli di partecipazione. Qui in particolare le decisioni avranno conseguenze quasi immediate. Tutti i consigli pastorali sono in scadenza e saranno rinnovati il prossimo ottobre. I Consigli sono una delle eredità più feconde che ci ha lasciato il Concilio ecumenico Vaticano II. Dopo secoli in cui la responsabilità della conduzione della Chiesa era riservata al clero, il Concilio ha rivalutato il ruolo dei laici nelle comunità ecclesiali e li ha resi corresponsabili delle scelte, sia a livello parrocchiale, sia a livello diocesano. I Consigli pastorali si sono progressivamente costituiti nella seconda metà degli Anni Sessanta e in tante realtà son divenuti momenti fecondi di discernimento e corresponsabilità, di collaborazione comunitaria, pur nella diversità di età, di genere, di cultura e di ruolo sociale dei partecipanti laici. Tuttavia durante la visita giubilare del Vescovo è emersa in più occasioni tra i laici la percezione di “scarsa utilità” dei consigli, con lamentele di segno opposto sull'eccesso o la scarsità delle convocazioni. E' indubbio che in diverse realtà ciò ha generato disaffezione o scoraggiamento.
In questo ambito le indicazioni del Convegno sono state chiare. Ovunque le Unità pastorali sono già costituite non ci saranno più i Consigli pastorali parrocchiali (anche se i parroci potranno costituire un “gruppo di riferimento” per questioni specifiche della parrocchia). Nella stessa logica di semplificazione saranno aboliti in tutta la diocesi i consigli pastorali zonali. Dunque l'organismo ordinario di partecipazione e corresponsabilità sarà il Consiglio dell'Unità pastorale. Per quanto riguarda la composizione dei consigli, la componente eletta dai fedeli è stata aumentata da 1/2 a 2/3, e saranno modificati i criteri di composizione della lista dei candidati. Un emendamento che proponeva di eliminare la componente elettiva è stato respinto con 253 voti contrari e solo 23 favorevoli.

La giornata del Signore. Affinché la domenica divenga veramente il giorno della comunità, il Convegno propone che in ogni parrocchia vi siano momenti che diano il senso di chiesa come casa accogliente. Lo stile di ospitalità non deve limitarsi ad un servizio organizzato, ma deve divenire “una responsabilità condivisa” da tutta la comunità.

La pastorale d'ambiente. Più lunghi saranno i tempi per introdurre le innovazioni proposte anche nell'ambito della pastorale d'ambiente. S'intende con questa espressione una pastorale che, accanto a quella ordinaria (liturgia, catechesi, sacramenti, gestione dell'oratorio, ecc.) favorisca la presenza e la testimonianza dei credenti nelle varie realtà del territorio nel quale è inserita la parrocchia (mondo del lavoro, associazioni culturali e sportive, luoghi di cura, gruppi giovanili, mondo del volontariato, ecc.). L'impostazione di fondo consiste nel proporre un cambiamento nello stile pastorale, superando la logica della programmazione delle attività verso una pastorale fondata sulla relazione, sull'ascolto e sull'accompagnamento delle persone. E' stato proposto al vescovo di realizzare entro la fine del 2026 un tavolo diocesano che supporti le parrocchie e le UP a proporre e realizzare sperimentazioni di pastorale d'ambiente. La fase di “accompagnamento” e progettazione è stata prevista in ulteriori due anni, ma il Vescovo, nella riunione congiunta del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale, ha manifestato il desiderio che già dal prossimo anno, in ognuna delle 20 zone pastorali, possa partire una sperimentazione nella pastorale d'ambiente. Per quanto riguarda la dimensione della carità, è stato approvato un emendamento proposto da delegati dell'Azione Cattolica, delle ACLI e di altri movimenti laicali, che prevede che le parrocchie siano “luoghi di educazione alla dimensione socio-politica” e “case della pace”; gli oratori “laboratori dove i giovani imparano a leggere la realtà e a prendersi cura del bene comune, trasformando l'impegno sociale in una concreta testimonianza evangelica”.

La formazione. La priorità individuata dal convegno e condivisa dal Vescovo è la formazione degli adulti nella fascia dai 30 ai 70 anni, con l'intenzione di realizzare “una pluralità” di scelte formative, attente “ai diversi punti di partenza, alle molteplici situazioni esistenziali e con una varietà di linguaggi” (incluse le diverse forme d'arte) e con “attenzione ai percorsi formativi anche extra ecclesiali”. E' stata anche proposta la realizzazione di una piattaforma digitale “che raccolga e pubblicizzi le proposte formative per gli adulti presenti in Diocesi”.7

La ministerialità. Il convegno ha ribadito la corresponsabilità dei laici nell'annuncio del Vangelo e ha auspicato il passaggio ad una “mentalità più ecclesiale e meno clericale”. L'individuazione dei ministeri (istituiti, di fatto o temporanei) deve attuarsi nella “prospettiva del discernimento vocazionale” a partire dalle esigenze e possibilità della comunità. La formazione dei candidati ai ministeri deve divenire sempre più centrale.

L'amministrazione. E' stata proposta una ricognizione completa del patrimonio immobiliare delle parrocchie e di tutti gli enti ecclesiastici soggetti alla vigilanza del Vescovo. La cessione del patrimonio immobiliare in eccedenza rispetto alle esigenze pastorali, destinato a finalità solidaristiche o socialmente utili, va realizzata nella massima trasparenza. Anche per sollevare i presbiteri da eccessivi compiti amministrativi, la società San Lorenzo, controllata dalla Diocesi, potrà fornire alle parrocchie “servizi di assistenza e di consulenza amministrativa”. Il Convegno propone di avviare un sistema organico di solidarietà, mediante la stipula di patti di fraternità economica tra le singole parrocchie, con la supervisione della Diocesi.

Il futuro della Chiesa bresciana. I prossimi anni saranno decisivi per delineare il nuovo volto della nostra chiesa, alla luce delle indicazioni emerse con chiarezza nel Convegno. Come ha detto il vescovo Pierantonio nell'intervento conclusivo, sarà un cammino che richiede “esercizio di corresponsabilità, di discernimento condiviso, di sostegno reciproco, di visione comune, ampia e lungimirante, e soprattutto consapevolezza di essere parte della Chiesa, popolo di Dio in cammino nella storia”. L'auspicio è che, anche con un maggior coinvolgimento delle associazioni laicali, si possa dispiegare un impegno corale per una Chiesa che cammina con il popolo, aperta e inclusiva, che porti con sé le fatiche e le gioie quotidiane della comunità. Tutti, clero e laici, dobbiamo impegnarci per vincere la tentazione dell'immobilismo (“si è sempre fatto così...”), dobbiamo tutti assieme, cercare di “coniugare realismo e coraggio”, come ha detto il Vescovo, affinché quanto delineato dal Convegno “possa calarsi nel vissuto reale della nostra Chiesa”.
Il 24 maggio in Duomo, durante la celebrazione della Pentecoste, il Vescovo Pierantonio ha annunciato che i delegati del Convegno saranno da lui riconvocati nel mese di gennaio del prossimo anno; l'intenzione è quella di non lasciare l'attuazione delle scelte del Convegno alla sola Curia diocesana, ma di coinvolgere tutti, a partire dai 320 delegati e da chi entrerà a far parte degli organismi di partecipazione che verranno rieletti nel prossimo ottobre.

 

Il Cantiere,  giugno 2026, pag. 4-6

 

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