Carlo Garofalo, Maurilio Lovatti, Vittoria Redolfi e Maurizio Tomasi

La nostra parrocchia compie 70 anni

Il Cantiere, marzo 2026


Il 6 ottobre 1956 il vescovo di Brescia mons. Giacinto Tredici firma il documento di erezione a parrocchia autonoma della chiesa di S. Maria Assunta. Per la prima volta il territorio di Chiesanuova non fa più parte della Insigne Prepositura Collegiata dei Santissimi Nazaro e Celso. Pertanto quest'anno ricorre il Settantesimo anniversario della nostra parrocchia, e desideriamo celebrarlo ricordando il primo parroco, don Battista Ferrari, attraverso interviste e testimonianze di chi l'ha conosciuto di persona. Le pubblicheremo in questo e negli altri numeri del Cantiere nel 2026.
Don Battista nasce a Quinzano d'Oglio il 31 dicembre 1912. Nel 1937 è ordinato sacerdote. Nel 1945 inizia il suo servizio come curato di Chiesanuova, che all'epoca faceva parte della parrocchia cittadina dei Santi Nazaro e Celso.
Così don Battista - nel 1998 - rievoca il suo arrivo a Chiesanuova nel luglio del 1945: “Il vescovo (Giacinto Tredici) mi chiama e mi dice: «le tue povere mani nude, ma consacrate, le porterai a Chiesanuova, il sobborgo più bombardato della città: non c'è la casa del sacerdote, la chiesa è in piedi per miracolo”. In effetti il bombardamento del 13 luglio 1944 aveva distrutto la canonica e altri edifici vicini. Una bomba americana era provvidenzialmente rimasta inesplosa accanto al muro della chiesa, in corrispondenza dell'altare della Vergine delle Grazie, risparmiando così la Natività (1492) di Vincenzo Foppa, che altrimenti sarebbe andata distrutta.
Don Battista arriva a Chiesanuova il 14 agosto 1945. Questo il suo ricordo: “la vigilia dell'Assunta, in bicicletta, tra le macerie... ma la chiesa è in piedi: una vena d'ottimismo mi assale: questa chiesa sarà la mia chiesa, è il segno di Cristo vivo che mi tende la mano per iniziare il cammino della ricostruzione e sarà in questa chiesa che ogni parrocchiano potrà incontrare Cristo vivo.
Nel 1945 gli abitanti di Chiesanuova erano circa 1400, in circa 300 famiglie; le cascine erano 32. Nel 1947 la canonica è già ricostruita. Terminato il restauro della chiesa (vecchia), nel 1954 fu realizzato il campo sportivo e aperto il bar delle ACLI. Intanto si stava costruendo l'oratorio, che sarà completato con l'impianto di riscaldamento nel 1960.
Don Battista dà avvio ai lavori di costruzione della nuova chiesa di via Fura nel 1970, la prima pietra è posta dal Vescovo Luigi Morstabilini. Nel 1972 è celebrata dal vescovo ausiliare Pietro Gazzoli la prima messa nella nuova chiesa. Don Battista riceve in visita pastorale il vescovo Morstabilini il 26 e 28 aprile 1974.
Don Battista Ferrari lascia Chiesanuova nel 1985, dopo ben 40 anni di servizio sacerdotale, all'età di 73 anni. La rinunzia coglie di sorpresa la popolazione e suscita profondo dispiacere. Muore il 15 febbraio 1999 e dalla chiesa di S. Alessandro è portato nella nostra parrocchia; il suo funerale è celebrato dal parroco don Arturo Balduzzi il 17 febbraio.

INTERVISTA ALLA SIGNORA CAROLINA FERRI VEDOVA TERZI DI ANNI 96
(portati non bene, ma benissimo)

Signora Carolina, ci aiuta a ricostruire i primi anni della nostra parrocchia?
Io ero a Chiesanuova prima ancora che arrivasse don Battista; infatti, ho conosciuto don Francesco Pasinetti, che mi impartì la Prima comunione nel 1937 anno in cui morì all’età di 62 anni. Dopo di lui venne nell’anno 1938 don Martino Alessi, mentre quest’ultimo era curato qui a Chiesanuova ci fu la visita del vescovo Giacinto Tredici e in quell’occasione io ricevetti la Cresima.

Si ricorda il giorno in cui arrivò don Battista?
Ricordo quando don Battista, essendo la canonica distrutta, prese alloggio in alcune stanze del palazzetto attiguo al calzificio Rossi che si trovava il fondo a via della Noce, dove essa sbocca in via Orzinuovi, sul lato opposto all’attuale Synlab. Una cosa mi colpì tanto che la ricordo ancora: don Battista aveva accesso alle sue stanze tramite una scala di legno, probabilmente per non farlo entrare dall’ingresso principale.

Don Battista giunse solo?
No, insieme a lui venne la sorella Serafina che poi morì nel 1968 per un tumore. Ho conosciuto tutta la sua famiglia: sua madre, una donna alta, suo padre e i suoi fratelli. Ricordo quando, essendo don Battista in ospedale, venne da Quinzano suo fratello Giovanni con la moglie. Purtroppo Giovanni, morì proprio qui all’improvviso.

Quale momento di preghiera, organizzato da don Battista, ricorda?
A maggio si facevano le Rogazioni. Il primo giorno, a piedi, si raggiungeva via Rose, pregando affinché non ci fossero epidemie e il raccolto fosse buono e abbondante, il secondo giorno si raggiungeva la chiesa di San Faustinì nell’attuale via Flero e da ultimo la chiesetta che era presso l’attuale ristorante Olimpo, allora cascina.

Quali ricordi le vengono in mente?
Ricordo con piacere le gite organizzate con i mezzi di allora (una camionetta aperta ai quattro venti) presso il santuario di Montecastello in quel di Tignale e ancora al santuario di Lovere.

Che tipo di sacerdote era don Battista?
Era fatto alla buona, aveva sempre la battuta pronta e usava dare ai suoi collaboratori degli “scotom”, cioè del soprannomi. Il mio, per esempio, era” Carolina dei Miracoli”, fu don Battista a soprannominare la signora Visentini “Baronessa”. Questi soprannomi ed altri che non ricordo, si possono trovare su un numero del giornalino della parrocchia di sant’Alessandro dove egli trascorse molti anni.

Come erano le sue prediche?
Erano adatte a noi parrocchiani, gente semplice, che aveva più confidenza con il dialetto che con l’italiano, per cui, come spesso accadeva, lo usava, rendendoci contenti. Altro momento di preghiera erano i santi Tridui.

INTERVISTA A GUIDO GHEDA, DI ANNI 94

Ci racconta come ha conosciuto don Battista, quando l’ha visto la prima volta, che impressione le ha fatto? Ci racconti quello che si ricorda.
Ho visto don Battista la prima volta quando è venuto qui, appena finita la guerra nel ’45, e tra l’altro non c’era nemmeno la casa, perché era stata bombardata, e ha abitato per poco tempo dove c’era il calzificio Rossi sull’angolo per arrivare su via Orzinuovi, tra via Chiesanuova e via Orzinuovi dove ora c’è il semaforo. Poi non ricordo dove sia andato ad abitare, perché allora non c’era la casa. La casa è stata fatta il sabato e la domenica dopo la messa da tanti operai, e noi ragazzi giravamo tra le macerie del bombardamento per recuperare i mattoni rimasti interi e li portavamo sul posto, e così la casa è stata fatta con il materiale di recupero.
Come era di carattere don Battista, con i ragazzi era cordiale o severo, era simpatico?
Mi sembrava piuttosto severo.
Era uno un po’ all’antica?
Si, io però l’ho frequentato poco, conoscevo meglio don Martino Alessi, il curato che lo ha preceduto.
Ci può dire in che anno lei è nato, per inquadrare meglio i fatti?
Sono nato nel 1931.
Quindi nel ’45 quando è arrivato don Battista lei aveva quattordici anni. Ha frequentato un po’ l’oratorio? Cosa c’era in quel periodo?
Poca roba, qui c’era poca gente e l’oratorio non c’era, perché le due o tre case che erano vicino alla chiesa erano state distrutte dai bombardamenti. C’erano solo la chiesa e la casa di Botticini.
Nella casa dove sono adesso le suore era tutto rovinato?
Dove adesso ci sono le suore abitava il sacrista.
Lei quando vedeva don Battista? Andava a messa?
Si, lo vedevo solamente a messa. Prima che venisse don Battista, io andavo quasi tutte le mattine a servire messa con don Martino. Quando è arrivato don Battista avevo già cominciato a lavorare. Lavoravo alla carrozzeria Orlandi, quindi andavo a messa solo la domenica.
Dopo messa la domenica vi fermavate un po’ a chiacchierare? Il parroco si fermava un po’ a parlare con voi?
Si, ma pensandoci adesso mi pare che fosse una persona piuttosto seria e riservata.
Ci aiuti a tratteggiarne il carattere per noi che non lo abbiamo conosciuto.
Lo vedevo spesso alla carrozzeria Orlandi dove lavoravo, ci veniva spesso perché Orlandi, quando c’era bisogno di soldi per le attività parrocchiali, era molto generoso.
Quando don Battista veniva da Orlandi, aveva occasione di vederlo? Come si comportava con lei, era cordiale, le parlava?
A volte mi capitava di entrare in ufficio per questioni di lavoro e lo vedevo, ma lui, pur sempre molto gentile, stava un po’ sulle sue, non era molto espansivo. Non era uno che amava scherzare.
Ha avuto altre occasioni di incontro con lui? Cosa ricorda delle attività per i giovani?
C’era un gruppo teatrale...
Don Battista faceva un po’ da regista?
Lui era quello che organizzava, per fare un po’ di spettacolo.
Anche lei partecipava a quelle commedie?
Io no, mia sorella si.
Dove facevate queste rappresentazioni?
Le facevamo nella casa del sacerdote, dopo che era stata costruita e si andava li sopra.
Era un gruppo con ragazzi e ragazze?
Si, però si faceva poca roba, perché a Chiesanuova c’era poca gente, c’era qualche cascina sparsa, ma di gente non ce n’era come adesso.
Quando c’era questo gruppo teatrale lei quanti anni aveva?
Quindici o sedici.
E’ andato a vedere qualche commedia di sua sorella?
Si, era l’unico spettacolo che c’era.
Erano commedie allegre?
Si, c’erano anche canti, come ad esempio i canti degli alpini.
Ricorda qualche festa parrocchiale, qualche processione?
Poca roba. Mi ricordo quando hanno posato la prima pietra della chiesa nuova, e c’era don Battista con Orlandi perché era la persona a cui si rivolgeva don Battista per le necessità.
Quindi Angelo Orlandi è stato un personaggio decisivo per lo sviluppo del quartiere.
Era appena finita la guerra, e sia Orlandi che Paolo Botticini sono state persone che hanno aiutato molto gli operai per il lavoro.

 

 

Il Cantiere,  marzo 2026, pag. 13-15

 

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