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Battaglie Sociali,
periodico delle ACLI bresciane, giugno 2026, pag. 26
E'
giusto l'obbligo alla pensione?
Il
caso di un insegnante costretto a lasciare
Maurilio Lovatti
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Sentiamo
spesso dire: “non vedo l'ora di andare in pensione”. Il diritto
ad andare in pensione si configura in due modi: o quando si raggiunge un
numero minimo di anni di contributi o in alternativa, per vecchiaia, ad
un'età prestabilita (attualmente 67 anni). Il diritto non è però
sempre un obbligo: quasi tutti i lavoratori possono, se lo
desiderano, continuare a lavorare anche se hanno maturato i requisiti
per andare in pensione. Esiste però una vistosa eccezione: i dipendenti
pubblici (tra cui anche gli insegnanti delle scuole statali), anche se non
fanno domanda di andare in pensione, a 67 anni vengono posti in pensione d'ufficio,
cioè sono obbligati ad andare in pensione. Una legge del 2024
consente alla Pubbliche Amministrazioni di poter trattenere in servizio
fino ai 70 anni i lavoratori se utili al funzionamento delle stesse
(ovviamente solo con la disponibilità degli interessati). Tuttavia
nelle scuole, da quelle materne ai licei, cioè nel settore pubblico con
più dipendenti, la norma non è mai stata finora applicata.
Il prof. Franco Manni, docente di storia e filosofia al liceo Leonardo
di Brescia, che compiendo 67 anni nel 2026, dovrebbe andare
obbligatoriamente in pensione alla fine del corrente anno scolastico, ha
deciso coraggiosamente di cercare di cambiare le cose e ha fatto ricorso
al Tribunale contro il decreto del Dirigente scolastico che lo colloca in
pensione.
L'8 aprile 2026 il Tribunale di Brescia ha “disapplicato” il
provvedimento del Dirigente scolastico e tutti gli atti conseguenti e ha
ordinato al Liceo di “procedere a valutare il trattenimento in
servizio del ricorrente”.
Sia i giornali locali, sia quelli nazionali, sia gli altri media, hanno
riportato la notizia, perché può costituire un precedente anche a
livello nazionale. In attesa che la vicenda si concluda, osserviamo che la
norma contestata appare ingiusta per diversi motivi. In primo luogo
non esiste in nessun Paese occidentale (basti ricordare che il
giudice federale USA che presiede il processo contro l'ex presidente
venezuelano Maduro ha ben 92 anni!). Inoltre è una norma discriminatoria:
un insegnante di scuola privata, se lo desidera, può continuare ad
insegnare oltre ai 67 anni, quello pubblico, anche se svolge identica
mansione, non può. Va ricordato che la Comunità Europea vieta le
discriminazioni basate solo sull'età. Infine, se la legge del 2024 fosse
applicata, porterebbe un beneficio ai conti pubblici previdenziali,
consentendo a chi desidera di continuare a lavorare e contribuendo ad
evitare l'aumento dell'età pensionabile per chi, altrettanto
legittimamente, desidera andare quanto prima in pensione.
Maurilio
Lovatti
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