Battaglie Sociali, periodico delle ACLI bresciane, marzo 2026, pag. 25

 

Giuseppe Almici e il laicato bresciano

Fu pioniere della pastorale dell'impegno sociale

Maurilio Lovatti

 

 

Giuseppe Almici nasce a Zone il 6 febbraio 1904. Viene ordinato sacerdote il 2 giugno 1928 da mons. Giacinto Gaggia. Una prima svolta decisiva avviene nel 1935, quando mons. Giacinto Tredici lo nomina assistente diocesano degli Uomini di Azione Cattolica. Don Almici insegnava allora al Seminario Minore di Botticino e come racconta lui stesso “Il Vescovo mi chiamò e mi disse: «Fate il sacrificio di venire». Mi ricordo che gli dissi «Se lascia scegliere a me, no. Se mi comanda, volo». Mi ricordo che questo colloquio ebbe luogo passando davanti alla fontana di via Tosio, all'angolo con via Crispi.”

In questo ruolo don Almici non solo riorganizzerà l'Azione Cattolica negli ultimi anni della dittatura fascista, ma diverrà protagonista della storia bresciana negli anni della Resistenza e della ricostruzione come delegato del Vescovo per le questioni politiche e sociali. Don Almici è infatti tra i promotori del movimento clandestino cattolico durante la Resistenza, con Andrea Trebeschi, Pietro Bulloni, i giovani fratelli Rinaldini, mons. Luigi Daffini, padre Carlo Manziana, don Giacomo Vender e al quale parteciperà tutto il gruppo dirigente dei giovani di Azione Cattolica. La sua casa, in via Cattaneo 47, diviene uno dei luoghi abituali di incontro dei capi partigiani. Nel giugno del 1944, con don Vender e padre Rinaldini, riesce a convincere il Vescovo a nominare un cappellano per i partigiani (primo caso in Italia, ben cinque mesi prima dell'autorizzazione pontificia chiesta dal cardinale Schuster). Per un soffio sfugge alla cattura nei giorni della fucilazione di Astolfo Lunardi.

Finita la guerra, don Almici si adopera per potenziare l'Azione Cattolica, per rafforzarne la presenza su tutto il territorio provinciale e promuove la costruzione del nuovo palazzo di via Tosio, inaugurato nel 1959. Come delegato del vescovo Tredici coordina l'impegno politico e civile dei laici che porta alla nascita a Brescia della DC, delle ACLI e, dopo la scissione sindacale del 1948, anche della CISL. Si può affermare che don Almici abbia impostato col suo instancabile impegno i tratti fondamentali di una vera e propria pastorale dell'impegno sociale, tesa al coinvolgimento di tutto l'associazionismo cattolico per realizzare una convivenza civile ispirata ai valori cristiani.

La sua influenza nei primi anni di vita delle organizzazioni cattoliche è stata enorme, spesso decisiva. Così è stato determinante nella scelta di tre tra i primi quattro Segretari provinciali della DC (Davide Cancarini, Albino Donati e Mario Pedini) di cui, come scriveva il sen. Fabiano De Zan, è stato “il consigliere più ascoltato”. Così è stato determinante per oltre 15 anni nell'elezione dei Parlamentari democristiani, potendo orientare le preferenze delle decine di migliaia di iscritti all'AC (al punto che Stefano Bazoli, in una lettera al Vescovo del 16 giugno 1953, riferendosi alla scelta dei candidati democristiani alla Camera, lo accusa di aver esposto la Curia “senza alcune ragione imperiosa e perfino prudente, nelle diatribe politiche di partito”). Così è stato determinante nella nascita delle ACLI bresciane, sollecitando e incoraggiando tutti i lavoratori iscritti dell'AC a partecipare attivamente alle vita e alle iniziative delle ACLI e della componente cristiana del sindacato. Così è stato determinante nelle scelte di fondo della CISL: Franco Castrezzati ricorda che, in occasione di uno sciopero dei metalmeccanici nel 1961, Almici gli ricorda che “una volta gli scioperi si decidevano nel mio ufficio”.

Nel 1960 è nominato da Tredici prevosto della parrocchia dei santi Nazaro e Celso. Il 24 aprile 1961 diviene Vescovo ausiliare di Brescia. Dopo la morte di Giacinto Tredici (19 agosto 1964) è vicario capitolare della Diocesi. Dal 1965 al 1980 è vescovo di Alessandria. Muore a Brescia il 24 settembre 1985 ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di Zone. 

Maurilio Lovatti

 

Battaglie Sociali, marzo 2026, pag. 25

 

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