La voce del popolo, 5 novembre 2020, pag. 6

AMBIENTE

 

 

 

Caffaro: una fase nuova

 

di Maurilio Lovatti 

 

La vicenda della Caffaro continua ad allarmare ed inquietare la città. Pochi giorni fa l'azienda che attualmente opera in affitto nel sito di via Milano ha annunciato la cessazione definitiva della sua attività a Brescia. Questa azienda è obbligata a pompar via acqua in continuazione per tenere basso il livello della falda, per evitare che essa venga in contatto col micidiale mix di veleni presenti nel sottosuolo del sito. Un'eventuale interruzione di questa operazione avrebbe effetti terribili: tutta la falda potrebbe essere contaminata, con conseguenze da incubo. Il Comune ha annunciato che l'emungizione di acqua (molto costosa) non verrà interrotta nemmeno quando l'azienda se ne andrà. Provvederà il Sito di interesse nazionale, in attesa dei lavori di bonifica.
La vicenda della Caffaro ha radici lontane. L'azienda ha prodotto PCB dal 1938 al 1984, quando è stata interrotta per la gravità dell'inquinamento che provocava. Interrotta troppo tardi, perché da almeno sette anni vi era consapevolezza dei gravissimi rischi per la salute e l'ambiente. Nel 2001 i rilievi dell'ARPA stabilirono che nell’area dello stabilimento gli inquinanti - quali policlorobifenili (PCB), policlorobenzodiossine e dibenzofurani, mercurio, arsenico, solventi - si erano spinti nel sottosuolo fino a una profondità di oltre 40 m, determinando di conseguenza anche la contaminazione della risorsa idrica sotterranea. Una situazione gravissima, con livelli di inquinamento superiori perfino all'Ilva di Taranto. Nel 2003 il Ministero dell'Ambiente decretava il Sito di interesse nazionale (SIN). Poi per circa dieci anni non si è fatto quasi nulla (durante la Giunta Paroli, 1,5 milioni di euro stanziati dal governo vennero persi perché non utilizzati).
Tra il 2013 e il 2018 è stato predisposto il progetto di risanamento del sito, con lunghe e complesse indagini sulla diffusione dell'inquinamento, in una situazione iniziale di scarsità di fondi (nel 2013 erano disponibili solo 6 milioni). All'inizio dello scorso settembre è stato finalmente approvato dal Ministero dell'Ambiente il progetto di bonifica, con annesso incremento dei fondi stanziati. In totale le opere di bonifica potranno contare adesso su un budget di oltre 80 milioni di euro. E' in fase di predisposizione il progetto esecutivo. In primavera potrà essere indetta la gara di appalto dei lavori, che effettivamente non potranno iniziare prima del 2022.
Una storia emblematica: anche se adesso si apre una fase nuova, che autorizza un cauto ottimismo, non va dimenticato che sottovalutazione politica, difficoltà burocratiche e di collaborazione tra gli enti interessati non hanno consentito di intervenire più rapidamente, con gravi danni per la salute di tutti.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 5 novembre 2020, pag. 6

 

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