La voce del popolo, 29 agosto 2019, pag. 6

CREATO

 

 

 

Conoscere la biodiversità

 

di Maurilio Lovatti 

 

La Chiesa italiana celebra a settembre la Giornata per la salvaguardia del creato. L'iniziativa era inizialmente nata da una proposta formulata nel 1989 dal Patriarca di Costantinopoli Dimitrios, che aveva trovato ampia risonanza in ambito ecumenico ed era stata ripresa dalla II Assemblea Ecumenica europea di Graz del 1997. La Carta ecumenica di Strasburgo (2001) invitava a diffonderne la celebrazione. La sua accoglienza da parte della Chiesa Cattolica italiana aveva testimoniato la sua volontà di condividere la sensibilità ecumenica per i temi ambientali, facendo crescere l'attenzione per essi nella vita delle nostre comunità. Ma è con la Laudato Sì di papa Francesco (2015) che il tema ambientale è diventato centrale nel magistero della Chiesa. Papa Francesco infatti, oltre a sollecitare le autorità politiche ad un rapido intervento per fermare il surriscaldamento globale, ha chiaramente mostrato come “pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse.”
Ogni anno i vescovi italiani scelgono un tema su cui sviluppare la riflessione delle comunità locali.
Per la Chiesa italiana, la Giornata quest'anno (la 14°) sarà un’occasione per conoscere e comprendere la realtà fragile e preziosa della biodiversità, di cui anche la nostra terra è così ricca. Proprio il territorio italiano, infatti, è caratterizzato da una varietà di organismi e di specie viventi acquatici e terrestri, che formano i cosiddetti ecosistemi.
Se le autorità della Chiesa (Papa e vescovi) sono ben consapevoli della centralità del tema del creato, non altrettanto si può dire delle comunità parrocchiali, salvo lodevoli eccezioni. Secondo don Gabriele Scalmana, negli scorsi anni meno del 10% delle parrocchie della diocesi di Brescia ha celebrato la giornata del creato. Se anche quest'anno la tendenza sarà la stessa, in oltre il 90% delle parrocchie, nel mese di settembre, la giornata del creato sarà semplicemente ignorata. Neppure un'omelia sulla Laudato sì o sul messaggio dei vescovi. Nonostante la diocesi la celebri ogni anno. Onestamente non si può dire che la responsabilità sia solo dei parroci. Se i laici attivi in parrocchia sentissero il tema e ne fossero consapevoli, il loro parroco non potrebbe ignorarli. Secondo me ciò è un sintomo che evidenzia uno dei drammi della Chiesa contemporanea. A fronte di un insegnamento sempre chiaro, meditato, coraggioso del Papa e dei vescovi, non corrisponde spesso un comportamento coerente delle comunità parrocchiali. Ogni domenica preghiamo tutti per papa Francesco, ma attuarne i suoi insegnamenti risulta oggettivamente molto più difficile.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 29 agosto 2019, pag. 6

 

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