La voce del popolo, 11 gennaio 2018, pag. 6

AMBIENTE

 

 

 

Priorità? Decarbonizzare

 

di Maurilio Lovatti 

 

Le emissioni di anidride carbonica (CO2) sono la causa principale del surriscaldamento globale che produce i disastri a cui sempre più frequentemente assistiamo negli ultimi anni, come scioglimento dei ghiacciai, desertificazione, trombe d'aria e allagamenti. Per questo gli Stati aderenti agli accordi sul clima cercano di intervenire con provvedimenti per ridurre le emissioni. In linea di principio la soluzione migliore consiste nel rimpiazzare le centrali termoelettriche con produzione di energia con fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, eolico) e per agevolare la diffusione di queste fonti alternative gli Stati spendono un sacco di soldi dei contribuenti.
Se osserviamo la situazione nel periodo dal 2005 al 2015, per il quale disponiamo di tutti i dati, ci accorgiamo di un evidente paradosso. Nell'arco del decennio l'energia prodotta da fonti rinnovabili è cresciuta sensibilmente, dal 15 al 30% dell'energia prodotta in Europa e ancora meglio, dal 14 al 38% in Italia. Però la crescita delle rinnovabili non è avvenuta a scapito del carbone (la cui combustione è molto inquinante e dannosa anche per la salute) rimasto pressoché costante: dal 26% del 2005 al 25% del 2015 in Europa, e attorno al 13% in Italia, ma a danno del metano, passato dal 20 al 14% in Europa e dal 49 al 38% in Italia. L'obiettivo dichiarato della CEE è di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030 e almeno dell'80% entro il 2050. Ora il costo di abbattimento del CO2 è molto variabile. Sulla base dei costi del 2016, gli ultimi disponibili, ridurre una tonnellata di CO2 sostituendo il carbone con il gas costa 30 euro, mentre se lo si sostituisce col fotovoltaico costa 770! Se si fosse destinata anche solo una parte degli incentivi investiti per le rinnovabili a sostituire il carbone col metano, la riduzione delle emissioni sarebbe stata più che doppia (nel periodo 2005-2015 la riduzione delle emissioni è stata di 70 milioni di t. all'anno).
Dunque la priorità ambientale è eliminare la combustione di carbone. La CEE ha fissato una data entro cui giungere all'obiettivo (il 2030) ma non sembra si stiano facendo i passi necessari per centrarlo. Il problema è molto attuale e vicino anche per noi a Brescia: la centrale termoelettrica di via Lamarmora, nel cuore della città, pur potendo funzionare solo a metano, brucia soprattutto carbone (più economico) con grave danno per l'ambiente e la salute. Se, come ha dichiarato il Sindaco, il Comune è riuscito ad ottenere da A2A di eliminare il carbone dal 2020 (con dieci anni di anticipo sulla scadenza europea) un grande risultato sarà raggiunto sia per la salute dei cittadini, sia per l'ambiente.

 

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 11 gennaio 2018, pag. 6

 

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