La voce del popolo, 23 aprile 2015, pag. 2 - 3

 

 

 

Anniversari. Un ruolo mai del tutto riconosciuto

Il 25 aprile della Chiesa bresciana

 

Tutte le comunità del bresciano si apprestano a ricordare il 70° della liberazione dal nazifascismo. Quale fu il contributo dato da sacerdoti, pastori e semplici fedeli?

di Maurilio Lovatti 

 

 

Il 25 aprile 1945, settant'anni fa, terminava per l'Italia la II guerra mondiale, la più sanguinosa della storia dell'umanità, con oltre 50 milioni di vittime. Per l'Italia, ai militari morti al fronte e alle vittime dei bombardamenti aerei, si aggiungevano i caduti della guerra civile, che tra il 1943 e il 1945 aveva contrapposto i partigiani ai tedeschi ed al regime fascista loro alleato. Nella provincia di Brescia, dove oltre la metà dei partigiani apparteneva alle Fiamme Verdi, composte e guidate da cattolici, anche il clero è stato protagonista della resistenza: i sacerdoti perseguitati dal nazismo e dal fascismo sono oltre un centinaio, tra arrestati, costretti alla fuga, deportati, uccisi dai tedeschi, torturati, colpiti negli affetti familiari.
Il vescovo di Brescia, mons. Giacinto Tredici, viveva con grande sofferenza e consapevolezza la responsabilità di scelte drammatiche, che potevano mettere in pericolo i sacerdoti ed i fedeli a lui affidati. Nel giugno del 1944, in seguito ad una richiesta di don Giacomo Vender e di don Giuseppe Almici, appoggiata dai suoi vicari e dal segretario don Ernesto Pasini, dopo una notte travagliata dal dubbio, autorizza padre Luigi Rinaldini della Pace a prestare assistenza religiosa ai partigiani, con la qualifica di "curato di tutte le parrocchie della diocesi." E' il primo cappellano dei partigiani, nominato dal vescovo ben 5 mesi prima che la S. Sede autorizzasse i vescovi lombardi a nominare cappellani per i partigiani (24 novembre 1944). Padre Luigi Rinaldini perderà entrambi i fratelli: Emiliano ucciso dai fascisti il 10 febbraio 1945 a Pertica Alta, Federico arrestato il 19 agosto 1944 e deportato in Germania, muore il 27 marzo 1945. La sorella Giacomina, anch'essa deportata in un lager in Germania, invece sopravvive.
Oltre a padre Rinaldini, la resistenza bresciana vede luminose figure di sacerdoti coraggiosi, che si impegnano direttamente nel movimento di liberazione e sostengono ed aiutano quei giovani cattolici dei gruppi parrocchiali e dell'AC che scelgono di partecipare attivamente alle formazioni partigiane, "ribelli per amore", pur sapendo di rischiare gravi persecuzioni, ma convinti di compiere il loro dovere di sacerdoti e di cristiani. Come ha scritto il cardinale Schuster nella lettera pastorale del 1945: "la lunga persecuzione sofferta durante questi anni dal nostro Venerando Clero, è stata unicamente perché si è trovato solo nel sostenere di fronte ai partiti allora dominanti i sacri diritti di Dio e del popolo, della famiglia e della personalità umana, contro l'assoluto statale e nazista che tutto voleva immolare alle proprie ideologie d'uno Stato totalitario."
Alcune figure sono particolarmente significative. In primo luogo mons. Carlo Manziana (1902-1997), amico di don Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, padre della Pace, arrestato dai tedeschi il 4 gennaio 1944, dopo un paio di mesi di detenzione è deportato nel lager di Dachau, dove sopravvive quasi miracolosamente, date le sue condizioni di salute. Sarà poi vescovo di Crema e parteciperà al Concilio. Don Giacomo Vender (1909-1974) curato della parrocchia di S. Faustino in città, dopo un'esperienza come cappellano militare, assiste alcuni reparti partigiani. E' arrestato dalle SS il 6 gennaio 1944, è detenuto prima nel carcere di Canton Mombello e poi a Verona. Rilasciato dopo un mese, è nuovamente arrestato dai fascisti il 18 ottobre 1944, dopo mesi di carcere duro a Brescia, è processato a Bergamo il 21 aprile 1945 e condannato a 20 anni di reclusione. E' liberato dai partigiani il 27 aprile. Organizza una rete, composta in gran parte da ragazze, per l'assistenza dei prigionieri incarcerati.
Don Carlo Comensoli (1894-1976), parroco di Cividate Camuno, è vero e proprio animatore della resistenza in val Camonica. Nel settembre del 1944 è costretto a scappare per sfuggire all'arresto. Il 25 marzo del 1945 è arrestato dai fascisti della GNR e tradotto nel carcere di Brescia. Don Carlo sarà liberato la sera del 25 aprile 1945, quando fascisti e tedeschi stavano fuggendo precipitosamente da Brescia. Sempre in Val Camonica sono particolarmente significative le figure di don Mario Marniga (1916-1985), curato di Vezza d'Oglio e di don Giovanni Antonioli (1917-1992), parroco di Ponte di Legno.
Nel periodo della Resistenza la Chiesa bresciana, almeno per quanto riguarda i sacerdoti più coraggiosi e determinati e i suoi giovani, in prevalenza studenti e lavoratori provenienti dai gruppi parrocchiali, s'impegna con determinazione a difendere i diritti dei più deboli, degli oppressi dalla dittatura fascista. L'esempio di quei giorni ormai lontani nel tempo non va dimenticato. Il sacrificio di tante giovani vite (dei partigiani, ma anche dei soldati anglo-americani) ci ha permesso di riconquistare la libertà perduta con la dittatura fascista. Ma non solo: il coraggio e lo spirito di servizio della chiesa bresciana d'allora sono per noi uno stimolo ed un incoraggiamento per affrontare le sfide dell'oggi.

 

Maurilio Lovatti

 

 

La voce del popolo, 23 aprile 2015, pag. 2 - 3

 

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