La voce del popolo, 16 ottobre 2014, pag. 6

OPINIONI

 

 

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La mancata prevenzione

 

di Maurilio Lovatti 

 

La recente inondazione di Genova, oltre a causare vittime e circa 200 milioni di danni, ha giustamente indignato la pubblica opinione, e non solo per la mancata preallerta. I soldi per la messa in sicurezza del torrente Bisagno erano disponibili da 30 mesi e così pure il progetto dei lavori, che però non sono stati eseguiti per il ricorso al TAR delle ditte partecipanti alla gara d'appalto e per la lentezza dei tribunali amministrativi. Questa vicenda segnala l'urgente necessità di modifiche legislative per garantire la rapida esecuzione dei lavori utili alla protezione civile, anche stabilendo scadenze temporali brevissime per le decisioni su ricorsi relativi agli appalti.
Al di là di questo caso specifico, non va dimenticato che in Italia la maggior parte di vittime e danni dovuti al dissesto idrogeologico del territorio sono causati da abusivismo edilizio, estrazione illegale d'inerti, disboscamento indiscriminato, cementificazione selvaggia, abbandono delle aree montane e agricoltura intensiva. Si ripete ad ogni emergenza: bisogna ridurre la cementificazione, fermare quegli otto metri quadri al secondo di terra che vengono rimpiazzati dall'asfalto o dal cemento (circa 250 mila Kmq l'anno). Promesse che però restano vane, seguite al massimo da lacrime di coccodrillo dopo le tragedie. Le costruzioni intanto aumentano senza sosta e senza relazione ai bisogni effettivi: nel 1956 era urbanizzato il 2,8 per cento del territorio. Oggi è il 7: più di due volte tanto. Consumare il suolo a questa velocità contribuisce ad aumentare l'esposizione delle persone alle conseguenze dei fenomeni naturali. Anche perché le costruzioni non hanno seguito per nulla la crescita della popolazione: nel 1961 l'Italia aveva 50 milioni d'abitanti, nel 2011 sono diventati 57. Il 12 per cento in più. Nello stesso periodo però le case sono passate da 14 a 27 milioni. Con un aumento di circa il 100 per cento!
I costi di questi disastri li paghiamo tutti: la prevenzione costerebbe all'Italia meno di quello che ci costa, ogni volta, l'emergenza, circa 50 miliardi d'euro negli ultimi dieci anni. La prevenzione, però, oltre agli investimenti per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua (ci sono circa 12 mila chilometri quadrati di suolo a "criticità idraulica") dovrebbe impedire lo scempio del territorio, andando a toccare precisi interessi: è indispensabile non solo la lotta contro l'abusivismo edilizio nel Sud, ma anche interventi ferrei sui piani regolatori per impedire ulteriore consumo di territorio.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 16 ottobre 2014, pag. 6

 

 

 

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