La voce del popolo, 10 aprile 2014, pag. 8

OPINIONI

 

 

 

Creato

Tutti siamo chiamati

 

di Maurilio Lovatti 

 

 

Nei giorni scorsi a Yokohama, in Giappone è stato presentato il quinto rapporto sul cambiamento climatico dell'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) delle Nazioni Unite. Imponente lo sforzo scientifico compiuto, che ha coinvolto 436 scienziati, più 1.729 esperti impegnati nella revisione dell'enorme massa d'informazioni. Mentre fino a qualche anno fa c'era chi nutriva dei dubbi sulla gravità delle conseguenza del riscaldamento del pianeta, oggi invece gli esperti sono purtroppo concordi. Le conclusioni del rapporto sono da brivido. I ghiacciai continuano a sciogliersi, le risorse acquifere diventano più scarse, le ondate di calore e le piogge violente s'intensificano, le barriere coralline muoiono in varie zone, pesci e altre specie marine migrano verso i poli, mentre alcune si estinguono. E ancora: il livello degli oceani è progressivamente in crescita, e minaccia le comunità costiere, con conseguenti migrazioni ipotizzate di centinaia di milioni di persone; le acque diventano sempre più acide a causa dell'assorbimento dell'anidride carbonica emessa nell'atmosfera, soprattutto dai mezzi di trasporto, in quantità sempre maggiori. Il rapporto ha presentato alcuni scenari evolutivi con due estremi. Quello meno inquietante prevede di riuscire a mantenere l'aumento della temperatura entro i due gradi per la fine del secolo; quello "cattivo" immagina una crescita oltre i 4 gradi. Per ogni grado in più aumenterà del 7 % la popolazione coinvolta dalla scarsità idrica. Già oggi per il riscaldamento si verifica una diminuzione del 2% ogni decennio di tutte le coltivazioni, i cereali in particolare. L'obiettivo quindi è contenere la concentrazione dell'anidride carbonica, che è la causa principale del riscaldamento globale, non oltre le 450 parti per milione. Ma anche se si adotteranno misure adeguate, sentiremo il beneficio non prima del 2040/50. Al contrario dovremo affrontare situazioni catastrofiche. Di fronte a scenari di questo genere, assolutamente documentati nessuno può non sentirsi interpellato. La situazione rischia di divenire irreversibile e l'umanità potrebbe non essere in grado di consegnare il pianeta alle future generazioni in condizioni di vivibilità. Non basta che l'opinione pubblica incalzi i governi ad accordarsi per limitare ulteriormente le emissioni rispetto agli accordi di Durban del dicembre 2011: ognuno di noi deve cercare di vivere rispettando maggiormente il creato, inquinando e sprecando sempre meno.

 

Maurilio Lovatti

 

 

La voce del popolo, 10 aprile 2014, pag. 8

 

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