La voce del popolo, 13 febbraio 2014, pag. 6

OPINIONI

 

 

 

Ambiente

Perché preoccuparsi....

 

di Maurilio Lovatti 

 

 

Forse i lettori meno distratti ricorderanno che nel 2008 Brescia aveva raggiunto un non invidiabile primato: dopo Plovdiv (in Bulgaria) e Torino, risultava la terza città con l'aria più inquinata in Europa. L'Istat aveva elaborato i dati dell'Agenzia europea per l'ambiente, tenendo conto principalmente di tre fattori: le polveri fini (PM 10), il biossido d'azoto e l'ozono. Le cause di questa pericolosissima situazione per la salute sono essenzialmente il traffico veicolare privato e le emissioni industriali, essendo meno rilevante per Brescia il riscaldamento delle abitazioni, poiché è diffuso il teleriscaldamento.
Cosa è successo nel frattempo? Nel 2013, grazie ai numerosi giorni di pioggia, la concentrazione in microgrammi di PM 10 si è ridotta rispetto agli anni precedenti, ma secondo i dati raccolti dall'Arpa, Brescia è la città lombarda con l'aria peggiore. Nel 2013 ha riportato mediamente 41,2 microgrammi di PM 10 contro i 37,7 di Monza (al secondo posto) e i 37 di Milano. I giorni in cui i livelli stabiliti dall'Unione Europea sono stati superati sono stati ben 88 (mentre non dovrebbero essere più di 35).
A luglio, un importante studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista medica The Lancet, nell'ambito del progetto europeo Escape (European Study of Cohortes for Air Pollution Effects), sugli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini. Il lavoro ha riguardato 312.944 persone d'età compresa tra i 43 e i 73 anni, provenienti da 10 nazioni europee tra cui l'Italia. Lo studio conclude che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM10 per metrocubo il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per l'adenocarcinoma, una particolare tipologia di tumore, non necessariamente correlata al fumo. Una ricerca dell'università di Brescia, presentata al convegno internazionale "Acute cardiac care 2013" tenutosi a Madrid in ottobre, ha verificato una "significativa associazione tra i livelli di PM10 e ricoveri per eventi cardiovascolari acuti, come le sindromi coronariche, l'insufficienza cardiaca, la fibrillazione atriale parossistica e le aritmie ventricolari" con un aumento del 3% dei ricoveri per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 10.
Bisogna poi tenere conto che nella nostra città l'inquinamento atmosferico e le polveri fini si sommano ad altri fattori di rischio, come il PCB e la presenza di cromo esavalente, anch'esso cancerogeno, nell'acqua potabile in percentuali tra le più alte in Italia (anche se nei limiti di legge). Un mix micidiale, che moltiplica i rischi per la nostra salute. Cosa aspettiamo a preoccuparci seriamente per noi e per i nostri figli?

 

Maurilio Lovatti

 

 

La voce del popolo, 13 febbraio 2014, pag. 6

 

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