La voce del popolo, 3 gennaio 2013, pag. 6

OPINIONI

 

 

Creato

Cosa lasciamo ai figli?

 

di Maurilio Lovatti 

 

Un recente convegno tenuto a Brescia su ambiente, inquinamento e diritto alla salute ci offre tanti spunti per riflettere, ma è anche ragione di viva preoccupazione. Sono stati ricordati alcuni dati ufficiali dell'ARPA relativi alla zona sud-ovest del comune di Brescia. Si tratta di 5 prelievi effettuati a 30 cm di profondità nel terreno, in aree residenziali e verdi dove vivono tuttora 25.000 persone, che registrano concentrazioni di diossina e pcb centinaia di volte superiori rispetto ai limiti di legge. Più che a Seveso. Più che a Taranto. Nel convegno, patrocinato dal Comune di Brescia, è stato sviluppato un confronto ambientale tra Brescia e Taranto. Dalle nanoparticelle ai tumori generati dalla pessima gestione dell'ambiente, fino ai dati di rilevazione: sono tante le cose che accomunano la città lombarda a quella pugliese; il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato e quello di Arpa Brescia Giulio Sesana mostrano come il parallelismo tra queste due realtà sia consistente, nei numeri e nei dati, nonostante le notevoli divergenze culturali e geografiche.
Il dott. Fulvio Porta, primario dell'Unità di Oncoematologia Pediatrica, alla presenza di dirigenti Arpa e magistrati della Procura della Repubblica, riporta un dato statistico: c'è stato un aumento del 20 per cento dei tumori infantili (da 0 a 14 anni) rispetto agli anni Cinquanta. Il sangue dei bresciani presenta concentrazioni di diossine e PCB da due a venti volte superiori rispetto ai cittadini della Campania direttamente esposti nelle aree più a rischio. Ci sono nel bresciano otto moderne stalle dove si produceva ottimo latte e ora sono vuote, abbandonate, chiuse d'ufficio: nel latte munto le diossine erano troppo alte. Stato e Regione hanno lasciato Brescia sola in questa lotta impari per il risanamento ambientale, negando o ritardando per anni l'erogazione dei fondi necessari.
Commenta il Fatto Quotidiano: "Non siamo a Seveso, 1976. E nemmeno a Taranto, 2011. Ci troviamo a Brescia, a.d. 2012. E la vita prosegue seguendo un'apparente, spaventosa normalità. Non c'è stato alcun incidente di particolare rilevanza; nessun tentativo di alterare i dati delle rilevazioni; non ci sono imprenditori che corrompono periti e consulenti. Suolo aria e acqua sono intrisi di micidiali veleni prodotti e accumulatisi per decenni dalle attività industriali, alcune chiuse (Caffaro, policlorobifenili) altre tuttora in corso."
Speriamo che i nuovi amministratori della Regione Lombardia sappiano invertire questa tendenza e siano in grado di erogare i finanziamenti che sono indispensabili per risanare uno dei siti più inquinati d'Europa.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 3 gennaio 2013, pag. 6

 

 

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