La voce del popolo, 7 giugno 2012, pag. 6

OPINIONI

 

 

Ambiente

Il Mella inquinato

 

di Maurilio Lovatti 

 

Più di due mesi fa, il 23 marzo, lo sversamento di cianuri da una delle 5 aziende galvaniche di Villa Carcina, all'altezza del ponte Cailina, ha provocato una strage di migliaia di pesci nel fiume Mella, che è finita su tutti i giornali e telegiornali.
Il Mella raccoglie gli scarichi biologici di 70 mila persone e quelli di 2 mila industrie e allo stato attuale non ha praticamente depuratori. In tutta la Valle ci sono solo due depuratori: uno a Irma e uno a Pezzaze, tutto il restante territorio non è depurato. Il collettore realizzato a Concesio e costato milioni di euro non è mai stato collegato al depuratore A2A di Verziano.
Una vergognosa situazione da Terzo Mondo. Il corso d'acqua è tra i più inquinati d'Europa, insieme al Lambro e al Seveso. E' così malato che l'Unione Europea ha prorogato dal 2015 al 2027 l'ultimatum per permettere che la qualità delle sue acque possa raggiungere lo stato di "buono": una situazione pesantissima, aggravata dai ritardi e dall'incapacità finora mostrata dalla Provincia e dagli enti locali ad intervenire in modo rapido e risolutivo. I controlli sugli scarichi abusivi sono stati per anni, e probabilmente lo sono tuttora, molto scarsi o del tutto assenti.
Va osservato che gli inquinanti portati a valle dal fiume, soprattutto metalli pesanti e cromo esavalente, possono rappresentare una minaccia per la falda cittadina, da cui è estratta l'acqua potabile.
Il Mella che pochi decenni fa era un fiume dove si faceva il bagno, caratterizzato da un ambiente di pregio, molto bello esteticamente e paesaggisticamente, è ora ridotto ad una fogna a cielo aperto, pericolosa per la salute pubblica.
Viene spontaneo domandarsi: come mai una società per molti versi ricca ed evoluta come quella bresciana è così poco attenta alla salute pubblica e alla difesa dell'ambiente? Come mai una realtà che pochi decenni or sono era detta "provincia bianca" per il radicamento dai valori cristiani e di solidarietà sociale è così poco sensibile ai temi della salvaguardia del creato? Come comunità cristiane non dobbiamo farci un severo esame di coscienza? Perché le notizie di gravi inquinamenti ambientali non suscitano lo stesso sdegno e gli stessi timori per il benessere collettivo che invece si manifestano per altri comportamenti altrettanto gravi, come la corruzione o il mal funzionamento dei servizi pubblici? Un ambiente sano e ben conservato è un segno della maturità e della cultura delle popolazioni che vi abitano.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 7 giugno 2012, pag. 6

 

 

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