La voce del popolo, 28 maggio 2010, pag. 6

OPINIONI

 

 

 

Ambiente

Acqua privata o di tutti?

di Maurilio Lovatti 

 

 

E' in corso in tutta Italia, fino al 4 luglio, la raccolta delle firme per i tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua, promossi dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che raggruppa varie associazioni del mondo cattolico, ambientalista, del volontariato e da decine e decine di gruppi locali per l'acqua pubblica (in provincia di Brescia sono tra i promotori il Centro missionario diocesano e gli animatori di pastorale del creato).
Nel 2009 è stata approvata (con 302 deputati a favore e 263 contrari, dopo che il governo aveva posto la fiducia) la legge che, nell'ambito di norme volte a ridurre la presenza dei Comuni nelle società che operano nei servizi pubblici, contiene la privatizzazione della gestione delle reti idriche. La scelta di affidare ai privati la gestione dell'acqua era motivata ufficialmente sia dall'esigenza di favorire una maggior concorrenza, sia dall'aspettativa che l'intervento dei privati potesse portare quei 60 miliardi d'investimenti necessari per risistemare tubature e fogne: causa le perdite delle reti distributive, perché arrivino 100 litri nelle case italiane in media bisogna immetterne 159 (ma in Lombardia ne bastano 129, mentre in Puglia ne servono 180). Un disegno di legge d'iniziativa popolare per regolamentare l'uso pubblico dell'acqua, con oltre 400.000 firme, era stato presentato lo scorso anno, ma la maggioranza parlamentare lo ha tranquillamente ignorato.
Secondo le associazioni dei consumatori, nel giro di 3 anni, è previsto un aumento medio del 30% delle tariffe. Così l´onere per le famiglie potrebbe passare dai 268 euro d'esborso medio del 2009, considerando un consumo annuo di 200 metri cubi d´acqua, ai 348 euro l'anno del 2012. Ma non è solo un problema economico: la gestione dell'acqua da parte di grandi società private allontana i consumatori dai livelli decisionali e, soprattutto al Sud, dove è potente la criminalità organizzata, l'affidare a società private la gestione di delicati servizi pubblici porta a gravi infiltrazioni criminose, all'aumento della corruzione, a pesanti conseguenze per i cittadini.
L'acqua non può essere considerata solo come un bene economico. Su questo non possono esserci dubbi e tutta la recente dottrina sociale della Chiesa lo conferma: l'acqua è un bene pubblico, destinato a tutti, sul quale nessuno ha diritto di guadagnare. I proventi della bolletta dell'acqua devono essere usati per mantenere e migliorare gli impianti. Ma firmare per i referendum non basta! Ognuno deve fare ogni giorno la sua parte per evitare sprechi: i bresciani consumano mediamente 97 litri d'acqua al giorno, mentre in molti Paesi dell'Africa le persone non hanno nemmeno il minimo considerato indispensabile, cioè 5 litri al giorno!

Maurilio Lovatti

 

 

La voce del popolo, 28 maggio 2010, pag. 6

 

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