La voce del popolo, 5 febbraio 2010, pag. 6

OPINIONI

 

 

Ambiente

Il mezzo fallimento di Copenaghen

di Maurilio Lovatti 

 

A mente fredda, ad oltre un mese dalla conclusione del vertice di Copenaghen sull'ambiente, l'impressione rimane la stessa: un mezzo fallimento, gravido d'inquietanti conseguenze sul futuro del pianeta. La lotta all'effetto serra implica un uso diverso e più efficiente dell'energia: più solare, più turbine a vento, più nucleare, edifici meglio isolati, macchine elettriche e così via. Ma da Copenaghen è arrivato all'economia solo un messaggio confuso, privo di certezze, che non fornisce al mondo dell'industria quei vincoli su cui poter disegnare lo stimolo agli investimenti nelle tecnologie meno inquinanti. Un unico numero è contenuto nell'accordo: i grandi paesi emettitori di CO2 dichiarano di voler evitare che la temperatura media del pianeta, nei prossimi decenni, salga più di 2 gradi, il massimo, secondo gli scienziati, che si può raggiungere senza che l´effetto serra scateni inondazioni e siccità. Il problema è che le temperature non si fermano da sole.
L'unico risultato concreto ottenuto è lo stanziamento di 30 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, per aiutare i paesi poveri a ridurre le emissioni. Un apposito fondo Onu, entro il 2020, disporrà di 100 miliardi di dollari l´anno con lo stesso obiettivo. I soldi arriveranno dai governi, dalle industrie e, probabilmente, anche dai proventi dei mercati dei diritti alle emissioni dei Paesi industrializzati.
Per mantenere le temperature entro i 2 gradi bisognerebbe, entro il 2050, arrivare a ridurre le emissioni almeno del 50%, rispetto al 1990. I grandi Paesi emergenti non vogliono, tuttavia, porre limiti alla propria crescita economica se, fin d´ora, i paesi ricchi non tagliano le loro emissioni entro il 2020 del 25-40%, quota che gli scienziati ritengono necessaria per stare nel limite dei 2 gradi.
I Paesi industrializzati, tuttavia, non hanno messo insieme neanche un taglio del 20%. Il risultato è che non se n'è fatto nulla. L´impegno a ridurre le emissioni è generale, ma generico. La situazione potrebbe, però mutare in meglio, se a primavera il Congresso Usa approverà la legge sul clima, consentendo ad Obama di rendere operativi i drastici tagli alle emissioni (25% nel 2025, 30 nel 2030 e 83 nel 2050 rispetto ai livelli 2005).
Se l'obiettivo di contenere l'aumento medio della temperatura sotto i due gradi non sarà centrato, gli scenari saranno drammatici. Nell'ipotesi un aumento di 3 gradi rispetto ad oggi, nella seconda metà del secolo, si avranno conseguenze irreparabili: a causa dei monsoni aumenteranno gli uragani; lo scioglimento dei ghiacciai e l'innalzamento dei mari spazzeranno via decine di città costiere e di isole (solo in Italia saranno minacciati 1733 Km di costa, circa il 23% del totale); l'aumento del calore provocherà danni alla salute ed estinzioni di varie specie naturali. Ma soprattutto saranno ulteriormente danneggiati i poveri del terzo mondo.

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 5 febbraio 2010, pag. 6

 

 

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