La voce del popolo, 31 luglio 2009, pag. 6

OPINIONI

 

 

Ambiente

Un G8 deludente

di Maurilio Lovatti 

 

 

I risultati del recente G8 in Abruzzo sono molto deludenti per quanto riguarda la difesa dell'ambiente. Certo, con Obama c'è stata una svolta in positivo rispetto all'era Bush, e alcune conseguenze si son viste: la prima è l'impegno del G8 a mantenere l'aumento della temperatura del pianeta entro 2 gradi, il limite oltre il quale gli scienziati annunciano cambiamenti climatici irreversibili ed ingestibili. Sempre negli aspetti positivi sta il fatto che la prospettata riduzione del 50% nelle emissioni di gas serra entro il 2050 (per ottenere questo gli 8 s'impegnano a ridurre le loro emissioni dell'80%) è quella ritenuta necessaria dal gruppo di scienziati che studia i cambiamenti climatici sotto l'egida dell'ONU.
Ma quando si passa dalle enunciazioni di principio ai programmi concreti, il giudizio si capovolge: ridurre le emissioni dell'80% rispetto a quando? Per gli scienziati dell'ONU, la riduzione del'80% è da calcolare rispetto alle emissioni di gas serra del 1990, che nel frattempo sono molto aumentate. Ebbene, il G8 non ha detto se la riduzione va calcolata rispetto al 1990 o rispetto ad ora. Si è lasciato tutto nel vago. Non sono stai fissati obiettivi intermedi: non è stato possibile indicare risultati raggiungibili e controllabili entro il 2020, com'era nelle iniziali intenzioni di Obama (queste scelte sono state di fatto rinviate alla conferenza di Copenaghen prevista per dicembre).
Inoltre la conferenza dei Paesi del Mef, cioè gli 8 grandi, più il G5 (Cina, India, Messico, Brasile e Sud Africa) più Egitto, Australia, Indonesia e Corea del Sud, che si è svolta parallelamente al G8, non ha nemmeno accettato, soprattutto per l'opposizione cinese, l'obiettivo della riduzione del 50% entro il 2050. Da un lato vanno capiti i Paesi emergenti: i guai col clima da un paio di secoli in qua li ha combinati l'Occidente. Loro hanno cominciato solo negli ultimi anni, seppur con indubitabile e crescente vigore. E poi, gran parte delle emissioni dei Paesi emergenti è legata alla produzione di beni destinati all'Occidente, che sceglie di impiantare gli stabilimenti dove la manodopera costa meno e le norme ambientali sono meno rigide. Tuttavia rimane indubitabile che senza l'accordo con i Paesi emergenti non si arriverà a nulla.
Infine sul lato della spesa per investimenti ambientali, c'è stato solo un generico impegno degli 8 ad aumentare gli investimenti pubblici nella Ricerca e nello Sviluppo, con l'ottica di raddoppiarli entro il 2015. E' stato calcolato che per guarire la grave crisi ecologica servirebbero circa 110 miliardi di euro l'anno. Sembra una cifra enorme! Ma che dire se si considera che gli 8 in meno di un anno, per fronteggiare la crisi economica, hanno erogato in aiuti a banche e imprese circa 2700 miliardi di euro? L'impressione è che, se a Copenaghen non ci sarà una svolta radicale, il pianeta rischia di avviarsi verso una crisi ambientale irreversibile.

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 31 luglio 2009, pag. 6

 

 

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