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Negli
Stati Uniti, più esattamente nel Colorado, c'è un'impresa, la Ecocycle,
che nel 2007 ha realizzato circa 4 milioni di dollari di utile,
semplicemente riciclando rifiuti e seguendo la strategia rifiuti zero (si
veda www.ecocycle.org). La strategia rifiuti zero si basa sul principio
che il rifiuto è una ricchezza e che tutto può essere riciclato,
ovviamente con costi molto diversi secondo il materiale: i grandi utili
derivanti dal riciclo di alcuni materiali, come l'alluminio o il vetro,
vengono in parte reinvestiti per il riciclo di rifiuti
"diseconomici", nel senso che il valore del prodotto finito è
inferiore alle spese di recupero. In questo modo, riciclando tutto, non
c'è bisogno né di inceneritori, né di discariche. E, infatti, in
diversi Stati degli USA non si costruiscono più inceneritori. La
strategia rifiuti zero, inoltre, se attuata su larga scala, comporta
notevole risparmio energetico (fabbricare ad esempio una bottiglia
partendo da vetro riciclato, piuttosto che dalla sabbia, richiede molto
meno energia) con ovvi benefici ambientali.
Perché la strategia rifiuti zero non è attuata anche in Italia? Perché
questa politica funzioni, servono in particolare tre condizioni
essenziali: la raccolta differenziata porta a porta e precise normative di
legge sulla ricuperabilità degli imballaggi e delle confezioni e sugli
scarti delle lavorazioni industriali. Per fare un solo semplice esempio:
le attuali confezioni del latte, tipo tetrapak, sono costituite oltre che
da carta e da polietilene (un tipo di plastica) anche da un sottilissimo
strato di alluminio che, per essere separato dalla carta, richiede costi
molto alti. Per attuare il recupero totale bisognerebbe da un lato
obbligare per legge chi produce le confezioni a rispettare criteri che
rendano economico il riciclo e dall'altro favorire il minor uso di
confezioni, agevolando la distribuzione di prodotti alimentari sfusi
(esistono già a Brescia dei distributori alla spina di latte, altre
bevande, ma anche detersivi, shampoo, ecc., anche se sono poco usati).
In astratto la strategia rifiuti zero non sarebbe difficile da attuare, se
ci fosse la volontà politica. In pratica occorre tener conto che attorno
al trattamento dei rifiuti speciali, alla costruzione di inceneritori,
alla gestione delle discariche, gravitano ingentissimi interessi
economici, spesso legati alla criminalità organizzata. Inoltre una
efficace raccolta differenziata richiede una collaborazione dei cittadini
e un minimo di senso civico e di consapevolezza ambientale. Per ora il
cittadino bresciano dalla politica (Governo, Regione, Comune) ricava solo
delusioni: nonostante le promesse in campagna elettorale, l'inceneritore
di Brescia smaltirà migliaia di tonnellate di rifiuti campani.
Maurilio Lovatti
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