La voce del popolo, 6 giugno 2008, pag. 8

OPINIONI

 

 

Ambiente

Ritorno al nucleare?

di Maurilio Lovatti 

 

 

Le recenti esternazioni del ministro per le attività produttive Claudio Scajola hanno riportato in primo piano il tema dell'energia nucleare. Il modo corretto di porre la questione non è certamente quello di schierarsi aprioristicamente a favore o contro il nucleare. Solo qualche ecologista stolto e fanatico sarebbe contro la produzione d'energia nucleare a basso costo, se fosse sicura e non inquinante. Nel 1987 i cittadini, chiamati alle urne in tre referendum sulla questione, si pronunciarono all' 80% per il Sì ai quesiti. Anche se l'esito della consultazione fu politicamente interpretato come un rifiuto totale delle centrali nucleari, in realtà i referendum abrogavano solo le norme che rendevano più rapida la localizzazione delle centrali, che prevedevano contributi per i Comuni e le Regioni che ospitavano le centrali elettronucleari e che consentivano all'ENEL di partecipare alla costruzione d'impianti nucleari all'estero.
Oggi, dopo vent'anni, il problema si pone in modo diverso. Richard Garwin, 80 anni, uno dei padri della bomba H, in una conferenza a Roma nello scorso maggio, ha affermato che le centrali nucleari di terza generazione (quelle attualmente in costruzione in altri Paesi europei) non presentano seri o rilevanti problemi di sicurezza, ma determinano gravi difficoltà di smaltimento delle scorie radioattive, che s'inattivano dopo migliaia d'anni e rappresentano una seria minaccia per l'ambiente. Viceversa sono in avanzata fase di studio i cosiddetti reattori autofertilizzanti (o di quarta generazione) che oltre ad essere più sicuri, risolvono il problema dello smaltimento delle scorie. La differenza di fondo tra la tecnologia attuale (terza generazione) rispetto a quella del prossimo futuro è data dal fatto che gli attuali reattori utilizzano soltanto il 2% della massa d'uranio impiegato e quindi producono molte scorie, mentre i reattori autofertilizzanti consumano tutto il combustibile: il processo prevede la combustione di tutti gli isotopi a vita lunga e altamente radioattivi. Rimangono quindi da smaltire solo i prodotti residui di fissione, che s'inattivano in poche decine d'anni, contro le attuali molte migliaia d'anni delle scorte radioattive, e che sono in quantità molto minore.
Gli scienziati prevedono che i reattori di quarta generazione non potranno essere pronti prima del 2030. Visti gli altissimi costi attuali del petrolio e la scarsità d'energia, ce ne sarebbe bisogno prima.
Il vero problema è: vale la pena di investire enormi risorse per il rilancio del nucleare di terza generazione, sapendo che, quando le centrali saranno pronte, tra 10-15 anni nella migliore delle ipotesi, saranno impianti già obsoleti e che produrranno scorie che non si sa dove smaltire in modo sicuro? Non è meglio investire in ricerca per le fonti alternative e per il nucleare di quarta generazione? Non è facile dare una risposta.

 

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 6 giugno 2008, pag. 8

 

 

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