La voce del popolo, 29 novembre 2018, pag. 25

 

Nell'archivio del settimanale sono conservate le copie che "certificano" le ingerenze delle autorità

 

 

Le maglie della censura su Voce

Negli anni della Repubblica Sociale Italiana il settimanale della diocesi spesso nel mirino delle autorità che imponevano tagli e correzioni

 

di Maurilio Lovatti 

 

 

Durante la Repubblica Sociale Italiana (1943-45) la Voce del Popolo, che allora si chiamava Voce Cattolica, fu soggetta a pesanti interventi di censura preventiva. Non si sarebbe potuto stampare se non si fosse obbedito alla richiesta di censura, o addirittura di aggiunta di commenti graditi al regime.
Come esempio consideriamo il numero del 22 luglio 1944, anno XXII del Regime Fascista. In prima pagina è pubblicato un articolo dal titolo Qualcuno ci accusa: cosa avete fatto? Si tratta di una breve esposizione storica della dottrina e dell'azione sociale della chiesa, in risposta ad un operaio che accusava la Chiesa di parlar bene, ma di non far nulla di concreto. L'articolo può essere pubblicato solo con tagli significativi. In particolare la censura chiede di cancellare le seguenti frasi:
“La Chiesa si sentì profondamente commossa per le misere condizioni che il liberalismo capitalista, rotti i freni di ogni controllo da parte dello Stato e delle associazioni professionali, aveva creato alle classi lavoratrici. […] Quando la giornata lavorativa normale era di 14 e fino a 16 ore, fu un gesuita romano, p. Liberatore, che per primo in Italia promosse un movimento per portarla a 9 ore. […] La Chiesa è sempre stata tutt'altro che inattiva, anche su questo campo, quando naturalmente fu libera di agire.”
Se queste e altre frasi non fossero state cancellate, scrive il censore fascista “non sarei del parere per la pubblicazione perché i riferimenti a situazioni politiche (più che sociali) sono evidenti.”
Nello stesso numero è pubblicato un resoconto dei danni del bombardamento alleato su Brescia del 13 luglio, che aveva provocato 189 morti, case distrutte e la parziale distruzione della cupola del duomo. Il censore aggiunge alle bozze: “E nessuna parola di commento in proposito? La cronaca, a parte la constatazione dei fatti, ha il compito di rendere tali fatti rispondenti a un sentimento collettivo. […] Si integri lo spazio che rimane vuoto con parole che per lo meno esprimano rammarico, non nei confronti degli uomini che muovono la guerra, il che potrebbe essere «politico», ma per i danni che ha subito la nostra cattedrale. Non ci si soffermi soltanto sulle parole del presule [mons. Giacinto Tredici] che, per il suo stesso ufficio, sono di carattere imparziale...”
La redazione è costretta ad aggiungere: “Essa [la cupola del duomo] rimane così a ricordare un'ora tragica di agonia, sofferta dinnanzi ad un delitto che ha offeso negli affetti più cari quanti, per origine, per tradizione, per storia, si sentono legati alla terra bresciana.”
Nel numero del 18 novembre 1944, la Voce Cattolica è costretta a pubblicare un articolo di un giovane fascista non bresciano che si era arruolato volontario, dal titolo Meritare la vittoria!, firmato da Luciano Lucci Chiarissi. Se non altro la firma non impegna il periodico nelle tesi esposte. Il Lucci invita i giovani ad arruolarsi e sostiene: “Noi sappiamo dov'è la soluzione della crisi che ci angustia: Al fronte! Al fronte! Siamo stanchi di quel palliativo che ha nome rastrellamento ove gli uomini cadono senza la gioia del vero combattimento. Siamo stanchi di assistere alla tragedia come elementi decorativi e coreografici. Roma, Firenze, Ancona, Napoli [già liberate dagli alleati] e tutte le nostre belle città devono essere riconquistate e da nostri soldati e nostre mani. Non chiediamo che di combattere. […] Contro tutti gli scetticismi ed i positivismi siamo fanaticamente convinti che, oggi più che mai, «solo il sangue è spirito», solo il sangue è il motore della storia. Per questo gridiamo: «slegateci le mani, mandateci al fronte!»”

 

COMMENTO

Rileggere ad oltre 70 anni le vicende locali della censura fascista alla stampa fa un certo effetto: siamo talmente abituati alle libertà costituzionali di opinione, di parola e di stampa, che la stessa idea di censura preventiva ci pare orribile. Eppure la libertà è un valore perenne ma mai definitivamente conquistato dall'uomo. La stessa Chiesa è giunta con ritardo a fare pienamente propri alcuni principi, come il liberalismo e la democrazia, che pure discendono dal valore della persona umana affermato dal cristianesimo. Per la prima volta nell'enciclica Pacem in terris di papa Giovanni XXIII (1963), e dunque nel magistero ufficiale della Chiesa, sono enunciati e apprezzati esplicitamente i valori fondamentali del liberalismo europeo e della democrazia. Sul principio cardine del liberalismo, che rende effettive e tutela tutte le libertà personali, cioè la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, e che si radica nel pensiero politico moderno a partire da Locke e Montesquieu, papa Giovanni è convinto che sia “rispondente ad esigenze insite nella stessa natura degli uomini l’organizzazione giuridico-politica della comunità umana, fondata su una conveniente divisione dei poteri in corrispondenza alle tre specifiche funzioni dell’autorità pubblica. [...] Ciò costituisce un elemento di garanzia a favore dei cittadini nell’esercizio dei loro diritti e nell’adempimento dei loro doveri.” (n. 41).
Non basta però affermare a parole che liberalismo e democrazia sono principi positivi, basi indispensabili per costruire quella che Paolo VI chiamava civiltà dell'amore: è necessario che tutti ci impegniamo a rendere operanti tali principi, sia adempiendo al nostro dovere di informarci e di partecipare a tutte le consultazioni elettorali (dal quartiere al Parlamento, inclusi i referendum) sia cercando in tutti gli ambiti, come amici, colleghi e vicini di casa, fino ai social, di contrastare i pregiudizi, i luoghi comuni, le false notizie, le eccessive semplificazioni che favoriscono i demagoghi e i nemici della libertà autentica.

Maurilio Lovatti

 

La voce del popolo, 29 novembre 2018, pag. 25

 

 

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