materiali di studio a cura di Maurilio Lovatti

 

Roberto Favero

Destra, Sinistra e svolta liberale

 

Esame di Stato 2011

Liceo Leonardo Brescia

 

 

Introduzione

 

Prima di iniziare la lettura, i cui fini sono già sinteticamente esposti nel titolo, è necessario chiarire subito i principi che ho seguito nello svolgimento di questo lavoro e che mi hanno ispirato a trattare una materia così delicata, su cui molto spesso nascono contrasti e motivi d'attrito tra le persone.

1. La premessa principale è che, nonostante si continui a dire erroneamente che nelle istituzioni statali (come la scuola pubblica) non bisogna fare politica, io credo che necessariamente l'uomo faccia politica. Riprendendo le parole di Aristotele: l'uomo è principalmente un "zòon politikòn", un animale politico. Cioè necessariamente e storicamente parlando, l'uomo, a contatto con altri uomini, si mette e si è messo a discutere di idee riguardanti il bene comune, la moralità, l'educazione, la giustizia, l'uguaglianza, la ricerca della felicità, le leggi, ecc., tutti temi che riguardano strettamente la politica. Quindi, a mio parere, sostenere che le persone non debbano essere politiche, mi sembra un tentativo di eliminare in modo subdolo e superficiale una parte del nostro essere che è di fatto ineliminabile. Il problema può essere risolto effettuando una distinzione: l'uomo deve fare politica, quello che non deve fare è politica di partito. Cioè, quello che non è permesso fare al singolo in un luogo dello Stato (di tutti noi) è la propaganda per un determinato partito politico. Nelle pagine che seguiranno esporrò le mie idee storico-politiche, la storia e la politica sono a mio parere inseparabili, criticandone altre ma non facendo mai propaganda per un determinato partito.

2. In queste pagine verranno trattati più argomenti di ambiti diversi tra loro: filosofia politica, storia, morale, psicologia, ecc. Le mie argomentazioni saranno rese concrete mediante l'utilizzo di esempi tratti dalla storia. Questo in base al principio chiaramente espresso dal filosofo neo-hegeliano Benedetto Croce che disse: "la filosofia è il momento metodologico della storiografia". Ossia il pensiero si sviluppa nella storia, facendo una critica alle idee maturate da intellettuali, filosofi, uomini politici, ecc., che sono nati, vissuti e morti nel passato. Non a caso nei licei italiani si studia Storia della filosofia e non Filosofia. Questo grazie alla riforma liberale della scuola Croce-Gentile effettuata sotto il regime fascista.


UNO : Nasce la diade

Generalmente l'universo politico viene diviso in destra e sinistra.
Dico generalmente perché non è l'unico modo per distinguere le due parti che normalmente caratterizzano la dialettica politica anche se sicuramente è il principale.
Le altre metafore spaziali a cui si potrebbe fare riferimento, come alto-basso (camera alta e camera bassa del sistema parlamentare inglese), avanti-indietro (i partiti socialisti dovevano essere l'avanguardia rivoluzionaria, i primi della fila, a cui seguiva il proletariato, la retroguardia), superficiale-profondo (visione democratica o anti-democratica della società), sono tutte usate in contesti particolari e godono di minore estensione rispetto a quella ufficiale di destra e sinistra.
Prima di cercare di definire cosa sia la destra e cosa la sinistra occorre precisare fin da ora che i nomi con cui abbiamo definito le componenti della diade sono stati assegnati per un fatto puramente accidentale. Come noto, l'uso di queste due parole risale ai tempi della Rivoluzione Francese e si tratta di una banalissima metafora spaziale, la cui origine è del tutto casuale e la cui funzione è soltanto quella di dare un nome alle due parti contendenti dell'universo politico. Coloro che sedevano a sinistra del Presidente della camera presero il nome di sinistra. Viceversa quelli alla destra dello stesso Presidente presero il nome di destra.


La relatività spaziale dei termini della diade


Una volta chiarita l'origine storica della distinzione è ora necessario mostrare come i due termini della diade siano del tutto relativi. L'esempio più banale ma che è anche il più efficace ed evidente è quello legato alla simmetricità delle mani dell'essere umano: la mano destra, vista allo specchio, risulta essere la sinistra, viceversa con la mano sinistra.
Spostandoci ora nell'ambito politico, per comprendere il significato della relatività dei due termini, occorre adesso introdurne un terzo: il centro.
Infatti, la distinzione tra una destra e una sinistra non esclude affatto, anche nel linguaggio comune, la configurazione di una linea continua su cui tra sinistra iniziale e destra finale (o viceversa), si collocano posizioni intermedie che occupano lo spazio centrale fra i due estremi e che viene chiamato centro.
Sorvolando sulla distinzione del centro visto come Terzo incluso oppure Terzo includente effettuata da Norberto Bobbio in Destra e Sinistra (vedi p. 53, 54), è bene evidenziare che l'individuazione di questo spazio intermedio rende possibile una comprensione più articolata del sistema, giacché permette di distinguere un centro che è più vicino alla sinistra (il centro-sinistra), un centro che è più vicino alla destra (il centro-destra), e così, nell'ambito della sinistra, una sinistra moderata che tende al centro e una sinistra estrema che al centro si contrappone, ed egualmente, nell'ambito della destra, una destra attratta verso il centro, e una che se ne allontana sì da contrapporsi in ugual misura tanto al centro quanto alla sinistra.
La diade iniziale si trasforma così in una pentiade (estrema sinistra, sinistra, centro, destra, estrema destra). Inutile aggiungere che tale disarticolazione viene resa ancora più complessa dall'adozione di un sistema elettorale proporzionale che moltiplica le parti fino a dare origine a una multiade, ben visibile in un aula circolare ad anfiteatro come quella di Montecitorio.
È bene comunque ricordare che, nonostante la frammentarietà del mondo politico, il criterio di distinzione di ogni singola parte rimane sempre lo stesso: che posizione politica interpreta quel determinato partito? Di destra o di sinistra?
Risulta quindi svelato il concetto della relatività dei due termini: nonostante la presenza di un universo politico così complesso e sfumato, le varie parti si possono definire più di destra (o sinistra) rispetto ad alcune di esse e più di sinistra (o destra) rispetto ad altre.
La relatività della diade è resa palese tramite tre fondamentali esempi storici:

1. Quello sicuramente più famoso (famoso perché reso immortale dall'illustre scrittore liberal-socialista George Orwell ne La fattoria degli animali) è legato alla conquista del potere di Stalin. Lo spietato dittatore comunista emerge come figura predominante del PCUS proprio grazie allo scontro tra la destra e la sinistra interne allo stesso partito comunista (anche se ammetto che risulta difficile immaginare la destra del partito comunista). Riassumendo brevemente, Stalin riesce ad eliminare il gruppo dirigente storico del partito appoggiando prima la politica economica liberista della sua destra (la Nep di Nikolaj Bucharin), riuscendo così a sbarazzarsi della sua sinistra ( Trotzkij, Zinov'ev e Kamenev, che si battevano per un'economia politica molto più interventista e volevano passare subito alla fase dell'industrializzazione forzata), poi attaccando la sua destra (Bucharin) affermando la necessità di un più forte interventismo statale ( che era proprio il motivo per cui aveva attaccato la sua sinistra). L'intera vicenda viene esemplificata da Orwell con la metafora della costruzione del mulino a vento (vedi La fattoria degli animali).

 

 

2. Analoga, anche se di opposta matrice, è la salita al potere di Adolf Hitler, documentata in modo dettagliato ne La seconda guerra mondiale di Winston Churchill. Anche in questo caso il dittatore nazista prima si allea con la sua destra (le alte sfere del comando militare) per eliminare la sua sinistra, l'ala rivoluzionaria del partito nazista capeggiata da Ernst Röhm (vedi La notte dei lunghi coltelli, in cui il capo delle SA, insieme a tutto il suo stato maggiore, venne assassinato). Una volta eliminata l'ala rivoluzionaria del partito, la contropartita chiesta e ottenuta da Hitler fu l'assenso delle forze armate a sottomettersi al nazismo tramite il giuramento di fedeltà al Führer.
3. L'ultimo esempio, che non ritengo necessario approfondire come i primi due, è fornito dal giacobinismo francese. Anche Maximilien Robespierre adottò la tecnica applicata da Stalin e da Hitler per esercitare un potere assoluto: eliminazione prima della propria sinistra e poi della propria destra.

Appare quindi evidente come destra e sinistra siano concetti del tutto relativi.
Da questi tre ultimi esempi si può trarre anche una seconda conclusione: dove non c'è destra non c'è più sinistra, e viceversa. Basta esautorare uno dei due termini, non riconoscendogli più alcun diritto all'esistenza, e la diade viene distrutta. Emerge quindi il principio dell'interdipendenza delle due componenti della diade: le due parti continuano ad esistere simultaneamente e a trarre ciascuna la propria ragion d'essere dall'esistenza dell'altra. Non a caso, quando cadde il fascismo, la sinistra salì per contrasto tanto in alto che la destra parve essere scomparsa. Come giustamente afferma Marco Revelli, un soggetto che occupasse tutto lo spazio politico cancellerebbe ogni distinzione tra destra e sinistra: il che avviene di fatto in un regime dittatoriale in cui non è più possibile alcuna divisione al suo interno. Il regime autoritario può al massimo essere considerato di destra o di sinistra quando lo si confronta con un altro regime autoritario.


La relatività temporale dei termini della diade

Oltre alle metafore spaziali usate per distinguere i termini della diade, molto spesso si utilizzano anche metafore temporali. Quella maggiormente utilizzata è sicuramente quella che permette di distinguere gli innovatori dai conservatori, i progressisti dai tradizionalisti, coloro che guardano al sole dell'avvenire da coloro che procedono guidati dalla inestinguibile luce che viene dal passato.
Nel linguaggio comune di oggi il termine "conservatore" indica una persona di destra, viceversa, quelli che nell'immaginario collettivo preferiscono i cambiamenti ("riforme", "rivoluzioni") vengono definite persone di sinistra.
Seguendo questo schema (che a mio parere è sbagliato perché non è particolarmente adattivo, in quanto non applicabile a tutti gli esempi che la Storia ci fornisce) che identifica la destra con i conservatori e la sinistra con gli innovatori si può giustamente affermare che Benedetto Croce era un uomo di destra in quanto fu favorevole alla monarchia e non alla repubblica nel referendum del 1946 (e quindi favorevole alla tradizione monarchica italiana), Lenin era un uomo di sinistra in quanto attuò la rivoluzione (che è un cambiamento di rottura radicale rispetto al passato) trasformando l'impero degli zar nella nuova società comunista, Sir Winston Churchill era di destra perché voleva che la Germania sconfitta nella Grande Guerra si mantenesse sottoforma di impero costituzionale su modello inglese ed espresse un giudizio negativo sull'imposizione della nuova forma statale repubblicana, ecc.
Ma a tutti questi esempi se ne potrebbero opporre altrettanti che andrebbero a mettere in crisi il sistema trovato che identifica la diade destra-sinistra con quella conservare-cambiare. Facendo tre brevi esempi:

1. Mussolini, divulgando le sue idee fasciste, proponeva di istaurare una nuova forma di regime (quello dittatoriale a partito unico che eliminava la possibilità di criticare il governo. Non era tollerata alcuna forma di dissidenza), che rompeva in modo drastico con la tradizione del sistema liberale italiano. Non è forse anche questo un cambiamento radicale rispetto al passato? Non a caso, quando si parla della nascita del fascismo e della sua salita al potere, si utilizza l'espressione "rivoluzione fascista". E non a caso Mussolini militò inizialmente nel Partito Socialista Italiano (di sinistra) e si identificava nella corrente intransigente del suo partito (si riteneva un massimalista).
2. Anche Hitler, per creare il nuovo stato nazista, decise di rompere con la tradizione repubblicana dello stato tedesco, la Repubblica di Weimar, creando il Terzo Reich (terzo impero).
3. Prendendo in considerazione periodi storici molto più vicini a noi, e andando a sfiorare un argomento che preferirei non approfondire perché troppo delicato, anche negli schieramenti politici italiani odierni si possono distinguere i conservatori dagli innovatori, ma, questi non coincidono nel modo più assoluto con quelle persone che definiremmo di destra o di sinistra. La Lega Nord, partito politico fortemente spostato a destra, si propone di dividere l'Italia del sud da quella del nord creando un nuovo stato, la Padania. Il suo programma è fortemente rivoluzionario (non a caso Bossi, il leader della Lega, a più volte incitato a "titar fuori i fucili") ma non per questo il partito Lega Nord viene collocato a sinistra. Il PDL vuole a tutti i costi cambiare la Costituzione e riformare la Giustizia: anche questo contrasta con la tradizione liberale dello stato italiano, eppure nessuno oserebbe definire Berlusconi di sinistra. Viceversa, la sinistra italiana si batte per il principio della conservazione.

Quest' ultimo esempio mi sembra la più forte obiezione alla tesi che andrebbe a far coincidere la coppia destra-sinistra con quella conservazione-cambiamento.
È quindi necessario chiarire ora che la coppia principale del linguaggio politico da cui dipendono tutte le altre (destra e sinistra) non coincide necessariamente con la distinzione innovatori-conservatori (io preferirei usare i termini cambiamento-conservazione perché privi di pregiudizi di valore).
Senza contare il fatto che, come già detto, la distinzione tra destra e sinistra è nata due secoli fa e, in tutto questo tempo, sono emerse nuove problematiche che non esistevano quando la diade venne inventata.
Mi vengono subito in mente i problemi di oggi più scottanti, come la difesa dei diritti della natura (l'ultimo caso, sicuramente il più dibattuto e controverso, quello dell'uso dell'energia nucleare), la bioetica (il tema dell'aborto),ecc.
Sono questi temi di destra o di sinistra?
Come sostiene Norberto Bobbio nel suo saggio, destra e sinistra non sono parole che designano contenuti fissati una volta per sempre. Possono designare diversi contenuti secondo i tempi e le situazioni. Ciò che è di sinistra è tale rispetto a ciò che è di destra e viceversa. Il fatto che destra e sinistra rappresentino una opposizione vuol dire semplicemente che non si può essere contemporaneamente di sinistra e di destra. Ma non dice nulla sul contenuto delle due parti contrapposte. L' opposizione resta, anche se i contenuti dei due opposti possono cambiare.
Ad esempio:

1. La difesa dell'unità nazionale italiana, è un tema di destra o di sinistra? Nessuno può negare che la bandiera d'Italia è stata molto difesa dalla destra. Oggi però, il tema dell'unità è sostenuto in primo luogo dai partiti d'opposizione (non unicamente la sinistra ma anche la sinistra).
2. Il tema della volontà popolare è di destra o di sinistra? La risposta immediata che si potrebbe fornire è che i valori democratici e l'immagine del popolo sono sempre stati messi in buona luce dalla sinistra di derivazione marxista. La frase "il popolo ha sempre ragione" ricorre più volte ne Il contratto sociale del filosofo di sinistra Jean-Jacques Rousseau. Ciononostante oggi, in Italia, quella che si rifà maggiormente al tema della volontà popolare, è la destra berlusconiana.
3. La guerra è un tema di destra o di sinistra? Prendendo spunto dalle ultime vicende legate alla guerra di Libia si può addirittura rispondere che è sia di destra che di sinistra: il governo di sinistra americano era favorevole all'intervento, la Francia di Nicolas Sarközy e l'Inghilterra conservatrice di David Cameron, erano pro-intervento. Viceversa il governo di destra tedesco non è mai intervenuto nell'impresa libica.
4. L'ateismo è di destra o di sinistra? Come osserva Norberto Bobbio, accanto a una destra reazionaria fortemente religiosa (nel saggio Destra e sinistra vengono riportati gli esempi di De Maistre, Doñoso Cortès, Carl Schmitt, anche se io preferirei attualizzare gli esempi citando l'ideologia della Lega Nord o quella del PDL), ne esiste una irreligiosa e pagana (l'esempio più classico è quello del nazismo hitleriano, che proponeva addirittura la scristianizzazione dell'Europa). Accanto a una destra laica come quella di Camillo Benso conte di Cavour (sua era l'espressione "libera chiesa in libero stato") esiste anche una sinistra laica (ad esempio quella di Giolitti, che sosteneva che lo Stato e la Chiesa dovevano comportarsi come due rette parallele). Finirei col citare la sinistra estrema o comunista (Marx parlava della religione come "oppio dei popoli") che, nell' Unione Sovietica, rese illegale la libertà di culto nei luoghi pubblici.

Appare quindi evidente come le due componenti della diade si possono metaforizzare nell'immagine di due grossi contenitori che vengono riempiti delle cose più disparate nei diversi tempi e nei diversi luoghi.



Come si comportano Destra e Sinistra sul Principio di Libertà

Una questione sulla quale vorrei soffermarmi (perché di fondamentale importanza) è il tema della libertà, che comunque verrà approfondito in misura maggiore più avanti.
La libertà è un tema di sinistra o di destra? Prima di rispondere a questa domanda occorre chiarire cosa si intende per libertà.
L'ideale della Libertà è stato ampiamente trattato da importanti uomini di cultura nel corso dei secoli passati. Per ora basti sapere che quella parte di filosofia politica che si è impegnata nella battaglia per la difesa della libertà viene definita liberalismo (da non confondere con il liberismo, che è solo una teoria economica di cui parleremo più avanti).
Il liberalismo è un'insieme di dottrine, elaborate in modi e tempi diversi nell'età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello Stato nell'ambito individuale del singolo cittadino, al fine di salvaguardare i diritti naturali e di promuovere la mentalità anticonformista degli individui in una società tollerante e pluralista.
Tornando quindi alla domanda iniziale: il liberalismo appartiene al pensiero della destra o a quello della sinistra?
Anche in questo caso si può rispondere che i principi liberali non appartengono necessariamente né all'una, né all'altra.
Esistono di fatto destre e sinistre liberali e illiberali (o autoritarie, dittatoriali). Facendo schematicamente un esempio storico per ogni caso, partendo all'estrema sinistra e arrivando all'estrema destra:

1. Il blocco sovietico del secolo scorso. L' URSS non rispettò mai i diritti inviolabili del singolo individuo professati dalla teoria liberale. Sorvolando sul fatto che non esisteva la libertà di stampa, la libertà di movimento (vedi i casi dei berlinesi dell'est crivellati di proiettili se tentavano di attraversare il muro di Berlino, ecc), l' habeas corpus (la Giustizia, sottomessa al governo esercitato dal Partito comunista sovietico che era l'unico ammesso, faceva condanne estorte con la tortura grazie ad auto-confessioni effettuate in luoghi pubblici in cui l'imputato veniva accusato di essere un nemico del popolo), ecc; non possono essere cancellati dalla memoria le terribili purghe staliniane in cui perirono milioni di contadini e di membri dell'Armata Rossa (solo per le vittime dello stalinismo negli anni '30, si parla di 10-11 milioni di morti), i Gulag, i genocidi (come quello di Katyn, in cui perirono 22mila ufficiali polacchi).
2. La sinistra liberale di Franklin Delano Roosevelt, a cui va sicuramente riconosciuto l'impegno nella lotta al nazi-fascismo durante la Seconda guerra mondiale nel tentativo (riuscito) di garantire alle generazioni future un mondo libero e migliore.
3. La destra liberale di Sir Winston Churchill. Senza il contributo di quest'uomo, che non aveva da proporre nulla al suo popolo se non "sangue, sudore, travaglio e lacrime", l'Inghilterra, sola contro tutti per il periodo di un anno e due mesi (la Francia crolla nel maggio del '40, l'URSS rimane alleata con Hitler fino al giugno del 1941, gli USA rimangono estranei al conflitto fino al dicembre del 1941), sarebbe potuta crollare. A quel punto Hitler, avendo a disposizione la potentissima marina e lo sterminato impero coloniale inglesi, avrebbe sicuramente conquistato il mondo. Churchill, riferendosi ai valorosi piloti della RAF che riuscirono a vincere la battaglia aerea e a impedire l'attuazione dell'operazione Leone marino, disse: "Mai così tanto fu dovuto da tanti a tanto pochi".

4. La destra illiberale del nazi-fascismo. Gli orrendi crimini di questi regimi totalitari sono ampiamente documentati e riproposti in un ampia filmografia (i più emblematici sono sicuramente Schindler's List e Il grande dittatore). Non ritengo quindi necessario soffermarmici.

Da questi quattro esempi emerge chiaramente come la diade destra-sinistra e quella libertà-autorità si comportino come due variabili indipendenti.
Inoltre, come giustamente osserva Norberto Bobbio nel suo saggio, i quattro esempi appena recitati (due per le sinistre e due per le destre) mostrano come, sul tema delle inviolabili libertà individuali, che vengono definite in modo spregiativo "le libertà borghesi" (il tema della mediocrità borghese è tipicamente fascista, anche se trova il suo ambiente naturale nel radicalismo rivoluzionario marxista), gli opposti sistemi politici di estrema sinistra (il comunismo sovietico) e di estrema destra (il nazi-fascismo) forniscono risposte analoghe. Come afferma N. Bobbio :

"[…] appare chiarissimamente che un estremista di sinistra e uno di destra hanno in comune l'anti-liberalismo. […] Gli estremi si toccano" (p. 73).

Vi sono stati e vi sono tuttora dottrine e movimenti liberali tanto a destra quanto a sinistra. Il maggior o minor pregio attribuito all'ideale di libertà permette, nell'ambito della sinistra e della destra, la distinzione tra l'ala moderata e quella estremista. Tanto i movimenti rivoluzionari quanto quelli controrivoluzionari, pur non avendo il comune progetto globale di trasformazione della società, hanno in comune la convinzione che, proprio per la radicalità del progetto di trasformazione, questo non può essere attuato se non attraverso l'instaurazione di regimi autoritari, dittatoriali.
Destra e sinistra estreme hanno in comune l'odio per il liberalismo. Non è un caso se tutta una corrente di pensiero (ampiamente trattata nel saggio di N. Bobbio, vedi p. 75) ritiene che il bolscevismo, il fascismo e il nazismo siano legati a filo triplo: il fascismo viene visto come creatura degenerata del comunismo, la reazione che segue all'azione; il nazismo come estremizzazione del programma fascista (non a caso Hitler fu un profondo ammiratore di Benito Mussolini).


Il rapporto che gli Estremisti (sia di Destra sia di Sinistra) mantengono con la moralità

Questo argomento verrà trattato perché, nonostante stiamo traslando dalla problematica fondamentale (quella di scoprire un metodo coerente per distinguere i due termini della diade) ad una secondaria, riguardante il tema dei vizi e delle virtù in campo politico, ritengo ugualmente l'argomento di fondamentale importanza.
In questa trattazione mi occuperò da un lato di sfatare un luogo comune, dall'altro di mostrare la profonda vigliaccheria e irrazionalità posseduta dagli estremisti di ogni colore.
Il luogo comune che sfortunatamente è giunto fino ai giorni nostri è che la durezza, la temerarietà, il sentirsi superiori moralmente (vedi lo Jacopo Ortis di Ugo Foscolo) e/o fisicamente (le persone violente, da quelle che si incontrano nella vita quotidiana ai grandi dittatori della storia), siano superiori alle persone tolleranti, ragionevoli e umili intellettualmente. Questo luogo comune, che risulta profondamente irrazionale (come tutti i luoghi comuni) e che ancora persiste, verrà criticato con due esempi storici.

1. La sconfitta di due fra i più grandi dittatori del 20° secolo, Benito Mussolini e Adolf Hitler, con tutti i loro imperi, i loro sogni di dominio mondiale e la loro narcisistica fierezza, da parte di due uomini in borghese, di cui uno in carrozzina: Sir Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt.











Sir Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt

2. Il collasso interno al sistema autoritario dell' Unione Sovietica che portò alla caduta del muro di Berlino e al riavvicinamento del 1° e 2° mondo. Chi avrebbe mai pensato che un sistema così duro e autoritario sarebbe crollato da solo?

Da questi due esempi emergono le figure di diverse società (quella comunista e quella nazi-fascista) chiuse, non aperte al dialogo, che possiedono le loro certezze assolute e le loro autorità. È evidente che sistemi così violenti e autoritari possono nascere solo da una crisi e da una debolezza morale profonda che, nei casi esaminati possono derivare o dalla sconfitta nella Grande guerra, dall'umiliazione subita a Versailles e dall'imposizione sottoforma di diktat della Repubblica di Weimar, oppure da una società anacronistica e fortemente arretrata come quella imperiale degli Zar.
Riprendendo una citazione del filosofo ebreo-austriaco Karl Popper, autore di La società aperta e i suoi nemici, in cui la società aperta viene identificata con quella liberale:

"[…] vidi un giovane membro del Partito nazionalsocialista della Carinzia, non un soldato e neppure un poliziotto, ma che pure indossava l'uniforme del partito e portava una pistola. Deve essere stato non molto prima del 1933, l'anno in cui Hitler è salito al potere in Germania. Quel giovane mi disse: 'Cosa? Vuoi discutere? Io non discuto: sparo!'. Forse è lui che ha piantato il seme del mio La società aperta".

Per quanto riguarda la profonda vigliaccheria e disonestà intellettuale posseduta dagli estremisti di ogni colore, essa è ben teorizzata ed elogiata in un libro, secondo me pessimo per i valori propugnati: Il principe di Niccolò Machiavelli.
Nel linguaggio comune vengono ancora oggi usate le espressioni "il fine giustifica i mezzi", "ti comporti in modo machiavellico", oppure, in televisione: "bisogna smetterla con questo machiavellismo politico!" ecc.
Tutte queste espressioni fanno esplicito riferimento agli ideali espressi ne Il principe, secondo i quali la morale e la politica sono due materie separate che devono necessariamente (pena la fine del successo del principe, il sovrano) procedere per strade differenti che non si incontrano mai. Solo così colui che detiene il potere potrà continuare a ricoprire il suo ruolo.
Proprio perché il fine giustifica i mezzi, colui che esercita il potere dovrà agire solo in base al proprio tornaconto, tradendo gli amici se necessario e disonorando la parola data se essa si rivelerà scomoda in un futuro prossimo. Machiavelli parla addirittura della "duttilità" come dote necessaria allo statista, ossia la capacità di adattarsi ai tempi e alle situazioni particolari cambiando rapidamente posizione.
Una delle possibili obiezioni che si potrebbero fare è che Machiavelli non usa mai l'espressione "il fine giustifica i mezzi" e che il suo pensiero politico sia stato in qualche modo distorto da interpretazioni errate. Per rispondere a questa obiezione riporterò adesso un breve estratto del saggio Elogio della mitezza di Norbeto Bobbio in cui il filosofo ribadisce che, nonostante Machiavelli non avesse mai usato l'espressione "il fine giustifica i mezzi", essa riassume perfettamente il suo pensiero riguardante il rapporto moralità-politica:

[…] Anche se la massima "il fine giustifica i mezzi" non si trova letteralmente in Machiavelli, si considera di solito come equivalente il passo del cap. XVIII del Principe in cui, ponendosi il problema se il principe sia ritenuto a rispettare i patti, risponde che i principi che hanno fatto "gran cose" ne hanno tenuto poco conto. Risulta chiaro da questo passo che ciò che conta nella condotta dell'uomo di Stato è il fine, la "gran cosa", e il raggiungimento del fine rende lecite azioni, come il non osservare i patti convenuti, condannate da quell'altro codice, il codice morale, cui sono tenuti i comuni mortali. Ciò che non risulta altrettanto chiaro dal passo è in che cosa consistano le grandi cose. Ma già una prima risposta si trova nello stesso capitolo verso la fine dove importante per il principe è "di vincere e mantenere lo Stato". Una seconda risposta, ancora più chiara e anche più comprensiva, è quella che si trova in un passo dei Discorsi, in cui si celebra spiegatamente la teoria della separazione: "Dove si delibera al tutto della salute della patria, non vi deve cadere alcuna considerazione né giusto né ingiusto, né di pietoso né di crudele, né di laudabile né d'ignominioso; anzi, posposto ogni altro rispetto, seguire al tutto quel partito che salvi la vita e mantenghile la libertà" (III, 41). […]
Norberto Bobbio, Elogio della mitezza, p. 91
Anche in questo caso gli esempi storici che si potrebbero fare sono innumerevoli, specialmente nel caso italiano.

1. Il pensiero politico di Machiavelli (da cui non si discosterà il teorico dell'autoritarismo reazionario, Thomas Hobbes) viene ripreso nell'ambito culturale italiano da Antonio Gramsci, fondatore e leader del PCI, Partito comunista d'Italia. Quest'uomo interpreterà da sinistra il pensiero di Machiavelli. Secondo Gramsci, le teorie di Machiavelli dovevano essere messe alla prova dal nuovo PCI. Il nuovo principe, il partito comunista, avrebbe dovuto diventare la nuova guida del popolo. Il popolo avrebbe dovuto accettare la guida del PCI con entusiasmo, nonostante il suo operare contrastasse con i principi morali. Il popolo avrebbe dovuto riconoscere come necessari determinati mezzi, quelli dittatoriali, nella consapevolezza che sarebbero comunque stati necessari per una breve fase di transizione, prima della nascita della nuova società comunista.

2. Le vicende legate all'avvento del fascismo, le cui responsabilità vanno attribuite anche al carattere machiavellico del re Vittorio Emanuele III (capo delle forze armate), che decise di non firmare lo stato d'assedio presentato dal governo Facta in occasione della marcia su Roma (28 ottobre 1922) e che avrebbe potuto facilmente bloccare la rivoluzione fascista. Vittorio Emanuele 3° aveva già capito dove si stava spostando il consenso degli italiani e, proprio per questo motivo, oltre a quelli personalistici di sete del potere, si mostrò favorevole a Mussolini.
3. Le vicende legate alla data della caduta del fascismo in Italia e al conseguente arresto di Benito Mussolini (25 luglio 1943) su volere del re Vittorio Emanuele III (che aveva già capito chi sarebbero stati i futuri vincitori della guerra), preoccupato dello sbarco in Sicilia degli Alleati. Nonostante l'arresto del duce, nell'annuncio radiofonico del 25 luglio, l'annunciatore del re disse che l'Italia avrebbe comunque continuato a combattere a fianco di Hitler (anche se il re aveva già iniziato segretissime trattative con gli anglo-americani). Fu questo un grandissimo errore del re. Se egli avesse dichiarato subito l'armistizio con gli Alleati, gli anglo-americani avrebbero conquistato subito l'Italia risparmiando agli italiani la sanguinosissima guerra civile. Invece, firmando l'armistizio con gli alleati l'8 settembre del 1943 (45 sono i giorni che separano il 25 luglio dall'8 settembre), per paura delle ritorsioni di Hitler sulla famiglia Savoia e per preparare meglio i piani di fuga a Brindisi, venne dato tutto il tempo ai nazisti di occupare militarmente il territorio italiano. La Wehrmacht ebbe tutto il tempo di occupare il nord Italia (la RSI, stato fantoccio del 3° Reich, comprendeva anche Napoli). Senza contare il fatto che nell'annuncio radiofonico dell'8 settembre (il re era già scappato), in cui si proclamava l'armistizio, non vennero date indicazioni all'esercito italiano che non sapeva più da che parte combattere. La guerra civile fu quindi resa inevitabile dall'atteggiamento machiavellico e pauroso del re.

4. I tentativi machiavellici effettuati da Palmiro Togliatti, leader del PCI nel secondo dopoguerra, di trovare l'appoggio del Vaticano inserendo nell'articolo 7 della costituzione italiana i patti lateranensi fatti da Mussolini per ottenere sostegno al fascismo.

Art. 7: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale."


Ho voluto soffermarmi sulla tematica della morale perché penso che un secondo luogo comune, quello che ritiene che gli estremisti, visti in modo positivo, si possano contrapporre ai moderati, visti in modo negativo, perché detentori delle virtù guerriere, eroiche, del coraggio, in contrapposizione a quelle moderate-liberali (che vengono definite spregiativamente "borghesi"), della tolleranza, della mediazione, ecc, sia giunto fino a noi e continui a offuscare la mente di molti.
Penso non sia necessario proseguire oltre anche se è bene sottolineare che il machiavellismo politico non è una caratteristica solo italiana. Come già detto appartiene a tutti gli estremisti.
In questa logica infatti si possono così comprendere i patti di non aggressione stipulati tra Hitler e Stalin alla vigilia della Seconda guerra mondiale (Patto Molotov-Ribbentrop). Patto che prevedeva anche clausole segrete come la spartizione della Polonia, l'attacco alla Finlandia da parte di Stalin e la sottomissione dei paesi baltici.
È però necessario adesso chiudere tutte le parentesi che sono state aperte fino ad ora e ritornare sul problema fondamentale che ci siamo posti fin dal principio: la distinzione tra destra e sinistra.
In queste pagine sono state affrontate molte problematiche che cercano di contrastare e mettere in crisi la visione superficiale e semplicistica della materia trattata. Abbiamo visto varie metafore: spaziali e temporali, legate al tema della libertà, alla radicalità o moderatezza dei programmi politici, della moralità, ecc; ma non siamo ancora riusciti a trovare un metodo ufficiale per distinguere ogni destra dalla propria sinistra, e viceversa.


La scoperta del giusto metodo di distinzione dei due termini : il Principio di Eguaglianza

Come afferma Norberto Bobbio nel suo saggio Destra e sinistra, ogni sinistra, rispetto alla sua destra, tende a livellare le disuguaglianze economiche, a diminuire la forbice tra ricchi e poveri, a ridistribuire la ricchezza all'interno della società.
Chiarificatrici sono le parole usate dallo stesso Bobbio:

"Come principio fondante, l'eguaglianza è l'unico criterio che resiste all'usura del tempo, alla dissoluzione cui sono stati soggetti gli altri criteri […] Solo così sarebbe possibile una rifondazione della diade, vale a dire una riorganizzazione dei criteri derivati a partire dal valore fisso dell'eguaglianza […]". (p. 118)

Quindi destra e sinistra trovano il loro vero momento dialettico in materia economica, non politica. Occorre adesso introdurre un nuovo termine che risulterà essenziale per la chiarificazione ufficiale della contestata distinzione: il liberismo (da non confondere con il liberalismo politico visto precedentemente).
Si chiama "liberista" uno Stato che si astiene dall'intervenire nella sfera delle azioni economiche e la lascia tutta o il più possibile alle decisioni dei privati, quali che esse siano: "laissez faire!", come si diceva nel XIX secolo.
La scarsità dei beni economici pone all'individuo umano e allo Stato il problema specifico della distribuzione (suddivisione) di questi beni: l'individuo umano tende ad accumulare i beni economici soprattutto per sé e a distribuirli poco e in maniera ineguale agli altri uomini. Lo Stato deve decidere se, quando, come e in che misura dare all'individuo la libertà di comportarsi così. Lo Stato decide se, quando e in che misura essere liberista.
Uno stato che decide di intervenire in misura maggiore nell'ambito della politica economica si dice interventista.
I rapporti esistenti tra liberalismo e liberismo, di cui si sono interessati persone illustri come Benedetto Croce e Luigi Einaudi, verranno trattati successivamente.
Quello su cui vorrei soffermarmi è la distinzione effettuata da Norberto Bobbio (in una sua intervista del 2001 sul Comunismo) tra la battaglia per l'eguagliamento, condotta principalmente dalle sinistre occidentali, e quella per l'egualitarismo, condotta dai partiti comunisti dell'Europa orientale.

1) La battaglia per l'uguagliamento condotta dai partiti di sinistra occidentali e da quelli comunisti (che non sono mai andati al potere nel mondo occidentale), si è configurata come lotta per il miglioramento dei problemi legati all'ingiustizia sociale combattuta in campo sindacale e in quello della legislazione sociale, con l'obbiettivo di ridurre le differenze economiche fra gli individui.
2) L'egualitarismo è stato invece applicato nei paesi del 2° mondo e i fini che si volevano attuare erano l'abolizione della proprietà privata e la negazione di ogni libertà politica del singolo individuo.

Da questo si intuisce che l'ideale dell'uguaglianza, proprio della sinistra, può essere seguito in modi diversi: negando tutto a tutti (l'abolizione della proprietà privata) oppure togliendo ai più ricchi e dando ai più poveri. Non è un caso se nel corso del 19° secolo siano nate ideologie socialiste ognuna diversa dall'altra (Robert Owen, Auguste Blanqui, Proudhon, Saint-Simon, Karl Marx, ecc.).

Tornando alla diade, abbiamo finalmente scoperto che l'elemento che meglio distingue le dottrine e i movimenti che si sono chiamati "sinistra" da quelli che si sono chiamati "destra" è la lotta per l' uguaglianza-disuguaglianza economica.
Chiarite finalmente le due componenti della diade, è ora necessario andare oltre di esse, nel tentativo di trovare una sintesi dei due opposti in grado di andare oltre allo scontro tra destra e sinistra, senza però eliminare le due parti ma integrandole (applicazione della dialettica dei distinti, che aggiunge e integra tesi e antitesi, preferita da Benedetto Croce a quella degli opposti, sostenuta dal totalitario Hegel, che aggiunge ed elimina tesi e antitesi).
La sintesi dello scontro destra-sinistra può essere trovata nel liberalismo politico, che verrà adesso trattato, contemporaneamente al tema del liberismo economico.


DUE : Liberalismo vs. Liberismo


Il Liberalismo


È un'insieme di dottrine, elaborate in modi e tempi diversi nell'età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all'intervento dello stato, al fine di salvaguardare i diritti naturali e di promuovere la mentalità anticonformista degli individui in una società tollerante e pluralista.
La teoria liberale si configura principalmente come una teoria di limitazione del potere:

"Power tends to corrupt, and absolute power corrupts absolutely. Great men are almost always bad men."
Lord John Emerych Acton

Uno stato si dice liberale se vi è la possibilità di criticare il governo.
Uno stato si dice assoluto, autoritario o dittatoriale se si è impossibilitati a criticare il governo.
Si chiama "liberale" uno stato che si astiene dall'intervenire nell'espressione individuale o associata delle idee etiche, religiose, politiche, filosofiche, scientifiche, economiche, estetiche e psicologiche.
Nel campo dell'espressione delle idee lo stato liberale riconosce i principi della tolleranza e del pluralismo e riconosce come diritto inviolabile (inviolabile da parte di tutti e dunque anche da parte di sé stesso), la libertà dei cittadini e dei gruppi di cittadini di esprimere queste idee con la parola, la stampa, i comizi, gli scioperi, le manifestazioni in luogo pubblico, le cerimonie, le produzioni artistiche, l'organizzazione di enti, associazioni, società, partiti, sindacati, chiese, movimenti, club.
Un liberale riconosce e difende gli inviolabili diritti individuali (detti anche "naturali") dell'uomo e del cittadino, che Norberto Bobbio chiama la "quattro Libertà dei Moderni", e cioè:

1. La libertà di espressione del pensiero.
2. L' habeas corpus nel processo penale.
3. La libertà di associazione (pluralismo partitico, sindacale e religioso).
4. La libertà di movimento.

Affinché questi diritti siano inviolabili da chiunque (anche dagli ordini del governo e dalle leggi del parlamento), la magistratura ordinaria e la magistratura costituzionale devono essere indipendenti dal potere politico esercitato dal governo.
Come afferma l'illuminista francese Charles de Secondat, barone di Montesquieu:

Non vi è libertà se il potere giudiziario [la magistratura] non è separato dal potere legislativo [il parlamento] e da quello esecutivo [il governo]. Se esso fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e sulla libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe al tempo stesso legislatore. Se fosse unito con il potere esecutivo, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore. Tutto sarebbe perduto se la stessa persona [un monarca], o lo stesso corpo di grandi [un' aristocrazia], o di nobili [un' oligarchia], o di popolo [una democrazia], esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le pubbliche risoluzioni, e quello di giudicare i delitti e le liti dei privati.

Mettendo in pratica il principio della separazione dei poteri elaborato da Montesquieu:
Solo la Magistratura detiene il potere di arrestare i cittadini.
La polizia, comandata dal ministero dell'interno (e quindi da un membro del governo), non ha il diritto di arrestare nessuno: può solo fermare le persone per un periodo di 48 ore e, se non giunge l'autorizzazione della magistratura all'arresto, la persona fermata deve essere rilasciata.
Questo avviene perché è presente il principio di separazione dei poteri.
Se l'organo giudiziario (la magistratura) venisse sottomesso all'organo dell'esecutivo (il governo), il governo arresterebbe i dissidenti politici. Questo implicherebbe l'impossibilità di criticare il governo: premessa necessaria per l'instaurazione di regimi dittatoriali.


Liberismo



S i chiama "liberista" uno stato che si astiene dall'intervenire nella sfera delle azioni economiche e la lascia tutta o il più possibile alle decisioni dei privati, quali che esse siano: "laissez faire!", come si diceva nel 19° secolo.
Mentre, però, il liberalismo ha a che fare con un bene che in potenza può essere moltiplicato e diffuso infinitamente (le idee), il liberismo ha a che fare con un bene che è scarso (il bene economico). Se io comunico una mia idea a te, tu avrai una cosa che prima non avevi- questa idea - senza che io la perda. Se invece io do a te un bene economico (un campo, del denaro, del tempo di lavoro), tu avrai una cosa che prima non avevi mentre io non l'ho più, perché non più quel campo, quel denaro, quel tempo.
La scarsità dei beni economici pone dunque all'individuo umano e allo stato il problema specifico della distribuzione (suddivisione) di questi beni: l'individuo umano tende ad accumulare i beni economici soprattutto per sé e a distribuirli poco e in maniera ineguale agli altri uomini, lo stato deve decidere se, quando, come e in che misura dare all'individuo la libertà di comportarsi così. È lo Stato che decide se essere liberista, quando essere liberista, come essere liberista e in che misura essere liberista.


Rapporti tra Liberalismo e Liberismo

Riguardo al liberismo la posizione di una persona liberale potrebbe essere come quella di Benedetto Croce (Liberismo e liberalismo, libro scritto assieme a Luigi Einaudi): il liberismo non è sufficiente al liberalismo (diversamente da come credono sia i reazionari sia i marxisti, che - anche se per scopi opposti - hanno tutto l'interesse di confondere liberalismo e liberismo): infatti esistono Stati superliberisti, come quelli dell' America Latina, che non sono affatto liberali, e sono delle dittature. D'altra parte il liberismo non è nemmeno necessario al liberalismo (diversamente da come credeva Luigi Einaudi): infatti vi sono stati superliberali come quelli scandinavi che sono assai poco liberisti, perché lo Stato interviene molto e in molti modi nelle questioni economiche. Però il liberismo non è neanche incompatibile con il liberalismo: infatti molti stati liberali occidentali sono anche liberisti, e gli stati antiliberisti del "socialismo reale" (cioè comunisti, sovietici) non erano affatto liberali.

Bisogna - dunque - concludere che liberismo e liberalismo sono fenomeni che si comportano come variabili in larga misura indipendenti.

E perciò, di fatto, esistono stati liberali e liberisti (USA), liberali e non liberisti (monarchie scandinave), liberisti e non liberali (Repubbliche Centro e Sud Americane), né liberali né liberisti (l'ex URSS, la Corea del Nord, il Vietnam del Nord, Cuba).
Il liberismo in alcuni casi può essere funzionale al bene comune di uno stato liberale: per esempio nei casi dei monopoli economici (trust) lo Stato perseguirebbe meglio il bene comune della società se fosse liberista e facesse leggi anti-trust efficaci. Nel caso delle licenze commerciali, ad esempio, lo Stato fa bene ad essere liberista perché così permette agli imprenditori giovani e poveri di avviare l'attività e, permettendo la libera concorrenza, favorisce i consumatori e impedisce la formazione di "caste" (come, nel caso italiano, i farmacisti, gli avvocati, gli edicolanti, i taxisti, ecc.).
In altri casi il liberismo non è funzionale al liberalismo: e quindi lo Stato fa bene - dal punto di vista liberale- a impedire i licenziamenti senza giusta causa (che impediscono la libertà politica, religiosa e sindacale), a imporre i salari minimi, criteri di qualità nelle merci alimentari, misure antinfortunistiche e antinquinamento, a gestire un servizio pubblico di trasporti a prezzo politico, a imporre il versamento di contributi previdenziali (sono versamenti obbligatori effettuati solitamente, in Italia, all'INPS per il settore privato e all'INPDAP per quello pubblico per ottenere successivamente una prestazione pensionistica), a imporre le ferie pagate e i congedi per la maternità pagati e a vietare o regolamentare il lavoro minorile, a finanziare un servizio sanitario nazionale, etc.
Per un liberale il criterio normale secondo cui lo Stato deve decidere se è il caso di prendere misure liberiste oppure antiliberiste è se la misura adottata è funzionale a favorire i soggetti più deboli del mercato e della società.
Questo se si accetta il fondamentale presupposto filosofico secondo cui quando si favoriscono i soggetti più deboli della comunità nel contempo si favorisce l'aumento delle potenzialità di libertà (culturale, politica e anche economica) di tutti

Posizioni del pensiero liberale riguardo alla proprietà privata
Un liberale può dunque senza ostacoli essenziali riconoscersi nella tradizione socialista e cattolico-sociale autentiche, secondo la quale la proprietà privata non è intangibile, ma - a seconda dei casi - deve essere limitata a causa delle superiori esigenze del bene comune, così come viene asserito nella Costituzione della Repubblica Italiana.

Art. 42: La limitazione della proprietà privata
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

In questa prospettiva lo stato può e deve possedere la proprietà di alcuni mezzi di produzione, anche in maniera estesa, ma non avendo come scopo ultimo la progressiva espropriazione della proprietà privata, bensì la sua distribuzione sempre più egalitaria tra tutti i cittadini.
Questo tentativo di ridistribuire la ricchezza - di far si che si allevino le differenze economiche tra i ricchissimi e i poverissimi - è anzi uno scopo urgente: come nel mondo enormi sono le differenze di ricchezza tra gli stati, così enormi sono in Italia le differenze di censo tra i cittadini. Tali enormi differenze ostacolano l'uguaglianza giuridica (liberale) e l'uguaglianza politica (democratica), come la realtà presente ci mostra con un'intensità mai vista: nei processi penali, nei monopoli dei mass-media, nella legislazione condizionata dalle lobbies economiche (Il termine lobby viene usato correntemente per indicare un certo numero di individui, gruppi, organizzazioni, legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative).
La selvaggia disuguaglianza dei redditi e dei patrimoni - dunque - nel campo della politica tende a distruggere le stesse istituzioni del liberalismo e della democrazia, e nel campo dell'economia deprime la domanda dei beni sul mercato, mina la libera concorrenza tra gli imprenditori, ostacola la crescita professionale dei lavoratori.
L'origine nella Antropologia Filosofica di tre Ideologie Politiche: Reazionaria, Rousseauiana, Liberale
Adesso tenterò di risalire alle origini filosofiche delle tre principali ideologie politiche :

1. quella reazionaria di destra nata con Thomas Hobbes e proseguita coi reazionari della Restaurazione del XIX secolo (che ho citato sopra) e coi nazifascisti del XX secolo
2. quella anarchico-rousseauiana-marxista di sinistra (sorvolando sul fatto che gli anarchici e i marxisti-leninisti si sono odiati a vicenda, vedi il caso della guerra civile spagnola)
3. e quella liberale (appoggiata da persone come John Locke, Montesquieu, Voltaire, Benjamin Constant, John Stuart Mill, Alexis de Tocqueville, George Orwell, Sigmund Freud, Winston Churchill, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Karl Popper).

Tutte queste teorie nascono da un "discorso antropologico", ossia da un discorso sulla natura dell'uomo. Nel corso della storia infatti molti filosofi e persone di cultura si sono chiesti se l'uomo nascesse buono o cattivo. A questa domanda sono state date contrastanti risposte, che implicano conseguenze filosofico-politiche che ora esamineremo.

1. La visione reazionaria di destra, elaborata da Hobbes, nasce dalla convinzione che l'uomo è per natura cattivo. L'uomo tenta sempre di ingannare il prossimo, depredarlo e sottometterlo. Tale concetto è esemplificato dall'espressione "homo homini lupus" (letteralmente "l'uomo è un lupo per l'uomo"). Appena l'uomo si mette a vivere insieme a altri uomini verrà quindi applicata la legge del più forte. In una situazione del genere però l'uomo non può vivere tranquillo, in quanto non può mai fidarsi di nessuno. La legge del più forte porta necessariamente a uno stato di guerra perenne, la guerra di tutti contro tutti. L'uomo quindi, per amor proprio e per paura di essere schiacciato dal prossimo, deve rinunciare a tutti i suoi diritti (compresi quelli inviolabili difesi dal liberalismo) e cederli a un sovrano riconosciuto da tutti. Essendo tutti gli uomini impegnati in questo patto con il sovrano (in filosofia si parla di Contrattualismo, in quanto viene stipulato un contratto tra più parti), si può finalmente pensare di vivere in società. Hobbes viene definito come teorico dell'assolutismo in quanto cede al potenziale sovrano un potere assoluto su tutto e su tutti.
2. La visione antropologica di sinistra prende spunto dal pensiero di Rousseau. L'uomo è per natura buono, anche se poi viene corrotto dalla società cattiva (qui si vede l'irrazionalismo del pensiere di Rousseau). Bisogna quindi dare un potere assoluto, compreso il diritto di vita o di morte sul singolo individuo, al popolo (che è un insieme di uomini buoni) che necessariamente è buono e giusto. Anche Rousseau adotta il sistema del contratto: il singolo cede tutti i suoi diritti, compresi quelli inviolabili del liberalismo, al popolo e diventa parte integrante di un tutto. Rousseau è il teorico della democrazia autoritaria, del totalitarismo (tema su cui torneremo più avanti).
3. La posizione liberale nasce invece dalla constatazione che è impossibile definire in modo univoco e aprioristico (ossia senza l'esperienza della conoscenza di quel determinato individuo "x") la natura benigna o maligna dell'uomo. Ossia: ci sono persone cattive e ci sono persone buone. Il giudizio positivo o negativo dato a un determinato individuo può nascere solo dopo aver conosciuto quel determinato individuo. Visto che è impossibile conoscere a priori la natura dell'uomo bisogna diffidare del prossimo. L'esempio migliore che mostra come l'uomo non sia necessariamente buono è fornito da George Orwell in 1984. Riporterò adesso un breve tratto del romanzo fanta-politico in cui il celebre scrittore mostra la cattiveria della gioventù del Socing, il partito dittatoriale che domina in Oceania:

[…] "Sei un traditore!" urlò il bambino. "Sei uno psicocriminale, una spia eurasiatica! Ti sparo, ti vaporizzo, ti mando alle miniere di sale!" […] Nello sguardo del bambino si poteva scorgere una sorta di deliberata ferocia, il desiderio palese di colpire o prendere a calci Winston, unito alla consapevolezza che presto avrebbe avuto la corporatura giusta per compiere un'azione del genere. […] Con figli come quelli, pensò, la povera donna doveva vivere nel terrore. Un anno, al massimo due, e sarebbero stati a osservarla giorno e notte, per cogliere il benché minimo segno di eterodossia. […]

Adesso affronterò un nuovo tema, legato al rapporto che il pensiero liberale e quello democratico devono mantenere e alle sue possibili degenerazioni.


Distinzione tra Liberalismo e Democrazia
Mentre il termine democrazia indica che il potere politico appartiene alla maggioranza più uno di un gruppo di individui, il termine liberalismo viene utilizzato per indicare come tale potere venga esercitato.
Quindi i due concetti rispondono sostanzialmente a due domande differenti:

1. Il concetto Democrazia risponde alla domanda: Chi detiene il potere sovrano? Chi comanda? A tale domanda si può rispondere in modi differenti, in cui le possibilità pratiche sono la monarchia, l'oligarchia, l'aristocrazia e la democrazia; e le possibilità puramente teoriche sono la totalità (il totalitarismo puro) e il nulla (l'anarchia).
2. Il concetto Liberalismo risponde alla domanda: Come viene esercitato il potere sovrano? Come comanda colui che detiene il potere sovrano? A tale domanda si può rispondere in due modi distinti: in modo liberale o in modo autoritario, assoluto.

Ritornando al nostro problema, quello cioè di chiarire la distinzione tra sistema democratico e sistema liberale, si può notare come queste due variabili si comportino in modo totalmente indipendente.
Nel corso della storia, sono infatti esistite delle democrazie liberali ma anche delle democrazie autoritarie (quelle che il pensatore francese Alexis de Tocqueville ha definito spregiativamente Tirannie della maggioranza, in cui cioè una maggioranza schiaccia una minoranza). Non necessariamente una democrazia è liberale.
Analizziamo adesso le democrazie non liberali: i totalitarismi.


Il totalitarismo
Per definire cosa sia il totalitarismo occorre in primo luogo chiarire che esso è una specie del più vasto genere assolutismo.
Come abbiamo avuto modo di vedere, il regime assoluto o autocratico è caratterizzato dall'impossibilità di criticare l'esecutivo e da tutto quello che da questo divieto deriva (magistratura asservita al potere politico del governo, censura governativa della libera stampa, abolizione del sistema pluripartitico, abolizione di ogni forma di associazionismo, ecc).
Brevemente si potrebbe dire che il regime assoluto è caratterizzato dalla repressione del dissenso.
Anche nel sistema totalitario viene represso il dissenso e, per questo motivo, il totalitarismo è una specie del genere assolutismo, ma ciò che lo contraddistingue in modo univoco dai sistemi autoritari di vecchio stampo è la ricerca del consenso delle masse.
Nel totalitarismo si assiste infatti a una scrupolosa repressione del dissenso da un lato e a una spasmodica ricerca del consenso dall'altro.








La ricerca del consenso nei sistemi totalitari è ben mostrata da George Orwell nel seguente passo tratto da 1984:

[…] Era un uomo grassoccio ma dinamico, di una stupidità sconfortante, un concentrato di entusiasmo imbecille, uno di quegli sgobboni adoranti e votati alla più cieca obbedienza sui quali, più ancora che sulla Psicopolizia, si reggeva la stabilità del Partito.

I totalitarismi sono quindi sistemi autoritari che basano il loro potere sull'appoggio volontario (e non obbligato) fornito da un vastissimo elettorato (si parla di milioni di voti).
Ecco perché il totalitarismo viene considerato come un particolare tipo di democrazia: esso si configura infatti come una maggioranza che schiaccia una minoranza. A buon motivo quindi Alexis de Tocqueville, un liberale del XIX secolo molto critico nei riguardi del sistema democratico, definì il totalitarismo come la Tirannia della Maggioranza.
Il secondo elemento che contraddistingue in modo univoco lo stato totalitario da quello autoritario tradizionale è che il primo penetra profondamente tutti gli ambiti della vita umana (come la morale, la procreazione, la cultura, l'organizzazione del tempo libero, l'economia, ecc).
Questo è mostrato chiaramente in 1984.
L' organizzazione del tempo libero:

[…] Era però una figura di primo piano nel Comitato Sportivo e in tutti quei comitati che organizzavano gite in comitiva, dimostrazioni spontanee, campagne per il risparmio dì questo o di quello e attività di volontariato in genere.

Il controllo integrale del cittadino:

Rispetto a quanto accade oggi, perfino la Chiesa cattolica medievale si poteva considerare tollerante. A parziale spiegazione di questo fenomeno sta il fatto che in passato non vi era governo che potesse tenere i cittadini sotto un controllo continuo. L'invenzione della stampa, però, rese più semplice manipolare l'opinione pubblica, un processo al quale diedero ulteriore impulso il cinema e la televisione. Il perfezionamento tecnico della televisione, in particolare, consentendo di ricevere e trasmettere simultaneamente immagini attraverso il medesimo strumento, pose fine alla vita privata. […]
Il teleschermo riceveva e trasmetteva contemporaneamente. Se Winston avesse emesso un suono anche appena appena più forte di un bisbiglio, il teleschermo lo avrebbe captato; inoltre, finché fosse rimasto nel campo visivo controllato dalla placca metallica, avrebbe potuto essere sia visto che sentito. […] Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell'abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento - che non fosse fatto al buio - attentamente scrutato.

Chi ha teorizzato il totalitarismo?

Le origini del totalitarismo - seguendo il discorso di Karl Popper ne La società aperta e i suoi nemici - vanno ricercate nel pensiero politico di Platone, di Hegel, di Marx e - prima di Marx - (qua seguiamo Giovanni Fornero, vol. B, tomo II, pp. 187-188) di Rousseau.
Essendo il teorico della democrazia autoritaria e avendo messo in luce il problema della proprietà privata, Rousseau ha esercitato rilevanti influenze sul filone radicale e violento della politica e della filosofia contemporanea: dagli insorti del 1789 ai giacobini del 1793, da Robespierre a Marx, da Lenin ai marxisti italiani, dai quali è stato recepito prevalentemente come un portatore di messaggi democratici ed egualitari alternativi alla società esistente.
Come già detto, anche Rousseau segue la filosofia contrattualista.
In cambio della sua persona privata, ciascun contraente riceve la nuova qualità di membro parte indivisibile del tutto (esempio di filosofia organicista).
Si genera così un corpo collettivo, unico e indivisibile che ha la sua vita e la sua volontà.
Tale corpo collettivo, che viene chiamato nel linguaggio filosofico Io comune, nel linguaggio comune è traducibile con il termine Unanimità.
È necessario adesso ricordare che nella realtà, rimanendo cioè con i piedi per terra, si può far credere che esista l'unanimità (come nel caso delle dittatura nazi-fascista o di quella sovietica), ma è impossibile realizzarla a livello pratico.
Questo perché, per nostra fortuna, al nostro interno siamo tutti differenti. A livello psicologico-caratteriale-emotivo-intellettuale ogni individuo è diverso dagli altri.
Da qui si può anche intuire la nascita del dibattito relativo alla libertà. Infatti, se libertà e obbedienza fanno tutt'uno e se la legge con cui l'individuo si identifica e a cui deve obbedire è quella della volontà generale, ne segue che la libertà finisce per risolversi nell'obbedienza alla volontà dello stato.
Da ciò la differenza e l'irrimediabile antitesi fra Rousseau e il liberalismo.
Secondo Rousseau, il nuovo Stato nasce quindi dall'unione totale degli individui che, presi collettivamente, prendono il nome di popolo.
Da questo la tesi, che fa di Rousseau il filosofo della democrazia, secondo cui la sovranità risiede nel popolo. La volontà propria di questo nuovo corpo politico, cioè del popolo, viene chiamata volontà generale che non si configura come somma delle volontà particolari ma come unanimità.
Secondo Rousseau la volontà generale è sempre retta, in quanto il popolo vuole sempre il bene; infallibile, in quanto non sbaglia mai; giusta, in quanto tende sempre all'eguaglianza e indistruttibile.
Posizione con cui non concordo affatto in quanto non credo che la maggioranza abbia sempre ragione.
Il ragionamento di Rousseau si potrebbe smontare pezzo per pezzo con il semplice esempio per cui, se in una classe di dieci ragazzi uno solo conosce la risposta corretta della domanda dell'insegnante e gli altri nove si inventano delle sciocchezze, seguendo la logica di Rousseau, bisognerebbe dare ragione ai nove ragazzi che non conoscono la risposta giusta.
Facendo due esempi storici:

1. Nelle elezioni politiche italiane del 6 Aprile del 1924 che, nonostante si svolsero dopo la marcia su Roma (ma prima della dittatura a viso aperto iniziata il 3 Gennaio del 1925), conservavano ancora un sistema pluripartitico, le liste nazionali fasciste ottennero più del 65% dell'elettorato.

2. Nelle elezioni presidenziali della Repubblica di Weimar del 1932 Hitler, che si candidò a presidente della Repubblica, ottenne 13 milioni di voti (pari al 37% dell'elettorato tedesco)

Questi due esempi sono emblematici in quanto mostrano il vastissimo consenso dato dal popolo a due fanatici dittatori sanguinari che hanno portato le loro nazioni alla disfatta nella Seconda guerra mondiale.
Si possono anche usare le parole di George Orwell:

Si addormentò mormorando fra sé: "L'integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica"

È questa una frase profondamente anti-democratica, se per "democrazia" intendiamo la "democrazia assoluta" che idealizza il principio di maggioranza quantitativa (non vale invece il discorso per la democrazia incanalata nelle forme liberali di limitazione del potere sovrano). Il dissenso di una piccolissima minoranza, per la teoria liberale di Orwell, non è considerato una patologia, ma ciò che rende sana la società.
E ancora:

Si chiese, come aveva fatto parecchie volte in passato, se per caso non fosse pazzo. Forse, a ben pensarci, un pazzo era soltanto chi pensava cose diverse da quelle degli altri.

In questo passo, tratto sempre da 1984, il protagonista del romanzo vede il dissenso come patologia della società da eliminare. È questo un esempio di visione rousseauiana della società.

Secondo Rousseau, l'esercizio della volontà generale, e quindi del potere, risiede nel popolo ed è indivisibile (in quanto la sovranità non può essere divisa in parti diverse) ed assoluto. Nella visione politica di Rousseau è quindi assente il principio della separazione dei poteri.

Come la natura dà a ogni uomo un potere assoluto su tutte le proprie membra, così il patto sociale dà al corpo politico un potere assoluto su tutti i propri membri; ed è questo stesso potere che, diretto dalla volontà generale, prende, come ho detto, il nome di sovranità.
Rousseau, Il Contratto sociale


Il totalitarismo: un problema anche per oggi


Anche se l'età dei totalitarismi appartiene ormai alla storia passata della prima metà del XX secolo, ritengo necessario osservare come il totalitarismo sia una problematica che ci riguarda ancora direttamente. A questo punto, mostrerei delle scene de L'onda, un film tedesco del 2009 tratto da una storia vera, che si occupa di analizzare da un punto di vista pedagogico l'ombra del totalitarismo nella società contemporanea.

La trama del film è incentrata su Rainer Wenger, insegnante di educazione fisica con un passato da anarchico rockettaro, che, per spiegare ai suoi studenti liceali il concetto di autocrazia, li coinvolge in un esperimento di "regime dittatoriale" fra i banchi di scuola durante la settimana a tema libero. Per sette giorni dovranno rispondere al rigido sistema disciplinare di "Herr Wenger", conformarsi ad un codice di abbigliamento e lavorare assieme in un'ottica di organismo gerarchico, isolando o reprimendo eventuali dissidenti. In pochissimo tempo, i ragazzi scoprono uno spirito di cameratismo vincente, dominano le proprie insicurezze e paure attorno alla figura del carismatico "cattivo maestro" e si sentono legittimati ad animare atti di violenza e vandalismo, in un'operazione che arriva presto a fuoriuscire dalle mura dell'edificio scolastico.

Durante la presentazione di questo lavoro all'esame, potrei mostrare degli sketch che mi hanno colpito maggiormente.
È da ricordare che il film è ispirato a una storia vera: L' onda è la rivisitazione in chiave moderna di un esperimento di obbedienza cieca realmente avvenuto in California, nel 1967. Allora lo condusse Ron Jones, insegnante di storia al Cubberley High School di Palo Alto che, per spiegare la genesi del nazismo, indusse una classe di una trentina di studenti a forme di cameratismo attraverso l'uso della disciplina, dell'uniforme, di un gesto di riconoscimento (l'onda, appunto). L'esperimento, che doveva durare solo un giorno, finì per estendersi a tutta la scuola e per sfuggirgli tragicamente di mano quando il movimento acquistò vita propria: gli studenti non aderenti furono picchiati, mentre gli stessi membri si spiavano a vicenda. Nel quinto giorno il docente si vide costretto a sospendere la prova.
A questo episodio si è ispirato il romanzo di Morton Ruhe Die Welle da cui è stato tratto il nostro film.

Conclusioni: il liberalismo e la Costituzione della Repubblica Italiana
Ho scelto di intitolare questo lavoro Destra, sinistra, superamento e svolta liberale proprio perché il mio intento è quello di trovare un punto di convergenza tra le persone, in grado di mettere in secondo piano il noioso scontro a cui ancora oggi assistiamo nella vita di tutti i giorni- quello cioè tra persone che si dichiarano di sinistra e quelle che si dichiarano di destra - e di dare voce a coloro che invece si battono per la formazione di uno spazio condiviso in cui siano imprescindibili i valori di libertà politica, di tolleranza, del rispetto reciproco e della legalità. Inoltre ho voluto soffermarmi sul tema del totalitarismo perché lo ritengo di estrema attualità.
Concluderei quindi elencando gli articoli (visti durante l'anno scolastico) che mi sono piaciuti di più della nostra Costituzione e che dovrebbero essere condivisi da tutti noi.

Art. 13: L'habeas corpus
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Art. 14: L'habeas corpus
Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Art. 16: La libertà di movimento
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Art. 17: La libertà di manifestare
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18: La libertà d'associazione
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19: La libertà di culto
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 21: La libertà d'espressione
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Appendici
(si tratta di estratti da alcuni lavori affrontati durante lo svolgimento dei programmi di storia e filosofia in questo anno scolastico)

Appendice numero 1
LE IDEE ISPIRATRICI DEL PROGRAMMA FASCISTA DI SAN SEPOLCRO
Il seguente atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome. Non dobbiamo dimenticare che questo programma venne interamente ribaltato da Benito Mussolini prima di giungere al potere. Mussolini infatti sconfesserà tutte le sue idee socialiste, repubblicane e anticlericali per ottenere l'appoggio del re Vittorio Emanuele 3°, del Vaticano (vedi i patti lateranensi) e della confindustria.

Può sembrare incredibile, ma l'atto costitutivo del fascismo, letto oggi, sembra scritto da un marxista ortodosso. Lo potremmo spacciare anche per il programma redatto da Lenin prima della rivoluzione.

Nel seguente programma ho indicato tra parentesi quadre le idee che hanno ispirato la stesura dello stesso.
Milano 23 Marzo 1929
FONDAZIONE DEL FASCISMO ITALIANO
Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano [idea nazionalista: metafora tratta dal mondo alimentare per distinguere il cibo autentico, non contraffatto. In questo ambito la parola genuino viene utilizzata per indicare una nazione migliore rispetto alle altre] rivoluzionario [idea socialista] perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo.

PER IL PROBLEMA POLITICO NOI VOGLIAMO:
a) Suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne. [idea democratica]
b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni. [idea democratica]
c) L'abolizione del Senato. [idea repubblicana: il senato era nominato dal re, dall'alto]
d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato. [idea repubblicana]
e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro. [idea socialista: tentativo di ricalcare i soviet russi]
f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo. [idea anti-liberale: la magistratura non può essere eletta da coloro a cui spetta già il diritto di votare i rappresentanti politici all'interno del parlamento]

PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO:
a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro. [idea socialista]
b) Minimi di paga. [idea socialista]
c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria. [idea socialista]
d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici. [idea socialista]
e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni. [idea socialista]

PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO:
a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale. [idea democratica tratta dalla rivoluzione francese: il popolo in armi]
b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi. [idea socialista]
c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo. [idea nazionalista]
ci)

PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO:
a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze. [idea socialista]
b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili [= il vescovo doveva avere il finanziamento dallo stato per gestire tutte le sue spese ecclesiastiche] che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi. [idea anti-clericale]

c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra. [idea socialista]

d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini. [idea socialista]

Appendice numero 2
Definizione della voce Dottrina del fascismo

di Giovanni Gentile, filosofo del fascismo

La filosofia politica di Hegel è stata ampiamente discussa e ha dato origine ad una serie di interpretazioni diverse: una fra queste è quella di Karl Popper che scorge in Hegel politico un nemico della società aperta ed un profeta del totalitarismo. Molti sono i punti che costituirebbero, secondo Popper, una sorte di arsenale teorico da cui avrebbero attinto a piene mani i fautori del totalitarismo.

In generale, la filosofia statalistica di Hegel sarebbe servita a giustificare il primato del Collettivo (comunque inteso: Nazione, Stato, Razza, Classe, Partito ecc) sull' individuale.

A questo proposito è emblematica la voce Dottrina del fascismo redatta da Giovanni Gentile per l' Enciclopedia Treccani e firmata da Mussolini:

"…caposaldo della dottrina fascista è la concezione dello stato, della sua essenza, dei suoi compiti, delle sue finalità. Per il fascismo lo stato è un assoluto, davanti al quale gli individui e i gruppo sono il relativo. Individui e gruppi sono pensabili solo in quanto siano nello Stato. Lo Stato liberale non dirige il gioco e lo sviluppo materiale e spirituale della collettività, ma si limita a registrarne i risultati. Lo stato fascista ha una sua consapevolezza, una sua volontà, per questo si chiama Stato etico. "

Appendice numero 3
LA RIVOLUZIONE VIOLENTA AUSPICATA DA MARX

Ho ritenuto necessario inserire questo paragrafo all'interno della tesina per sottolineare e ribadire che già nella teoria di Marx si fa esplicito riferimento all'uso della violenza e all'instaurazione della dittatura proletaria come mezzo necessario per la nascita della nuova società comunista. Già da questo si può intuire come la filosofia di Marx sia profondamente irrazionale, utopistica e contraddittoria: il filosofo tedesco pensava infatti che, per i fini anarchici del suo progetto politico (secondo Marx lo Stato, il cui nucleo fondamentale sono le leggi, la polizia, i tribunali, le carceri e il boia, avrebbe dovuto estinguersi in base al presupposto rousseauiano secondo cui la società corrompe la naturale bontà umana), fosse necessaria una fase transitoria profondamente statalista.
Tutto questo risulta privo di ogni legame con la realtà perché:

1. Il potere corrompe. Il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Difficilmente una persona potente è disposta a privarsi del suo potere.
2. L'anarchia non è altro che lo stato in cui vige la legge del più forte.
3. Storicamente parlando, nei regimi comunisti non si è mai raggiunta l'ultima fase del programma di Marx, ossia la distruzione dello Stato.

Verranno adesso riportati alcuni passi tratti dal Manifesto del partito comunista in cui si incita esplicitamente alla rivoluzione violenta e all'instaurazione della dittatura.

[…] La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale, anche se non sostanzialmente, certo formalmente. È naturale che il proletariato di ciascun paese debba anzitutto sbrigarsela con la propria borghesia.
Delineando le fasi più generali dello sviluppo del proletariato, abbiamo seguito la guerra civile più o meno latente all'interno della società attuale, fino al momento nel quale quella guerra erompe in aperta rivoluzione e nel quale il proletariato fonda il suo dominio attraverso il violento abbattimento della borghesia. […]

[…] Quando le differenze di classe saranno scomparse nel corso dell'evoluzione, e tutta la produzione sarà concentrata in mano agli individui associati, il pubblico potere perderà il suo carattere politico. In senso proprio, il potere politico è il potere di una classe organizzato per opprimerne un'altra. Il proletariato, unendosi di necessità in classe nella lotta contro la borghesia, facendosi classe dominante attraverso una rivoluzione, ed abolendo con la forza, come classe dominante, gli antichi rapporti di produzione, abolisce insieme a quei rapporti di produzione le condizioni di esistenza dell'antagonismo di classe, cioè abolisce le condizioni d'esistenza delle classi in genere, e così anche il suo proprio dominio in quanto classe. […]

[…] I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Appendice numero 4
RELAZIONE DEL LIBRO DI GEORGE ORWELL 1984

A. Pensieri dello scrittore con cui concordo (la condanna del sistema illiberale)

[…] Rispetto a quanto accade oggi, perfino la Chiesa cattolica medievale si poteva considerare tollerante. A parziale spiegazione di questo fenomeno sta il fatto che in passato non vi era governo che potesse tenere i cittadini sotto un controllo continuo. L'invenzione della stampa, però, rese più semplice manipolare l'opinione pubblica, un processo al quale diedero ulteriore impulso il cinema e la televisione. Il perfezionamento tecnico della televisione, in particolare, consentendo di ricevere e trasmettere simultaneamente immagini attraverso il medesimo strumento, pose fine alla vita privata. […]
[…] Il teleschermo riceveva e trasmetteva contemporaneamente. Se Winston avesse emesso un suono anche appena appena più forte di un bisbiglio, il teleschermo lo avrebbe captato; inoltre, finché fosse rimasto nel campo visivo controllato dalla placca metallica, avrebbe potuto essere sia visto che sentito. […] Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell'abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento - che non fosse fatto al buio - attentamente scrutato.[…]
Il totalitarismo

[…] Parsons lavorava con Winston al Ministero della Verità. Era un uomo grassoccio ma dinamico, di una stupidità sconfortante, un concentrato di entusiasmo imbecille, uno di quegli sgobboni adoranti e votati alla più cieca obbedienza sui quali, più ancora che sulla Psicopolizia, si reggeva la
stabilità del Partito. […]
Consenso, non repressione.

[…] Si chiese, come aveva fatto parecchie volte in passato, se per caso non fosse pazzo. Forse, a ben pensarci, un pazzo era soltanto chi pensava cose diverse da quelle degli altri. […]
Il dissenso visto come patologia della società da eliminare (vedi Rousseau).

[…] Accadeva sempre di notte. Gli arresti venivano eseguiti sempre di notte: il risveglio improvviso e violento, una mano brutale che vi scuoteva la spalla, la luce delle torce elettriche che vi abbagliava gli occhi, il cerchio di facce dure intorno al letto. Nella gran parte dei casi non si celebravano processi, né si stendevano resoconti dell'arresto. La gente semplicemente spariva, e sempre di notte. Il nome dell'arrestato veniva cancellato dagli archivi, ogni traccia di quello che aveva fatto nel corso della sua vita veniva rimossa, la sua stessa esistenza di un tempo veniva prima negata, quindi dimenticata. L'arrestato era eliminato, annientato. La parola giusta era vaporizzato. […]
Gli arresti arbitrari.

[…] Al Ministero era impiegato in qualche lavoro subordinato per il quale l'intelligenza non era requisito indispensabile. Era però una figura di primo piano nel Comitato Sportivo e in tutti quei comitati che organizzavano gite in comitiva, dimostrazioni spontanee, campagne per il risparmio dì questo o di quello e attività di volontariato in genere. […]
Organizzazione del tempo libero.

[…] Il comandamento dei dispotismi di una volta era: "Tu non devi!". Il comandamento dei totalitari era: "Tu devi!". Il nostro è: "Tu sei!". […]
Distinzione assolutismo/ totalitarismo praticabile/ totalitarismo teorico.

[…] Ora Goldstein stava rivolgendo il solito attacco velenoso alle dottrine del Partito […] Insultava il Grande Fratello, denunciava la dittatura del Partito, esigeva la rottura immediata della pace con l'Eurasia, chiedeva a gran voce libertà di espressione, libertà di stampa, libertà di associazione, libertà di pensiero, con toni isterici urlava che la Rivoluzione era stata tradita. […]
Le libertà fondamentali della teoria liberale

[…]Si addormentò mormorando fra sé: "L'integrità mentale non ha alcun rapporto con la statistica" […]
Frase anti-democratica. Il dissenso di una piccolissima minoranza, per la teoria liberale, non è considerato una patologia, ma ciò che rende sana la società.

[…] Se si desidera governare e si vuole continuare a farlo, si deve avere la capacità di condizionare il senso della realtà. […]
Frase ultraprofetica, fortemente idealista.

[…] Si era sempre tenuto per certo che l'eventuale crollo del capitalismo avrebbe prodotto automaticamente il Socialismo. Sul fatto che i capitalisti fossero stati sconfitti non c'erano dubbi: le fabbriche, le miniere, la terra, le case, i trasporti, tutto era stato loro sottratto e, poiché questi beni non erano più proprietà privata, ne conseguiva che dovessero essere pubblici. Il Socing, che sorse dai primi movimenti socialisti e ne ereditò la fraseologia, non ha fatto altro che tradurre in pratica l'istanza di fondo del Socialismo, con il risultato, scientemente previsto e programmato, che l'ineguaglianza economica è diventata permanente. […]
È la critica di Trotzkj al Capitalismo di Stato voluto da Stalin.

[…] L'Odio era cominciato.
Come al solito, era apparso sullo schermo il volto di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo. […] Goldstein ne era sempre l'interprete principale. Era il traditore per antonomasia, il primo ad aver contaminato la purezza del Partito. Tutti i crimini commessi successivamente contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, erano un'emanazione diretta del suo credo. […]
Due minuti d'odio per incanalare la rabbia verso un Capro Espiatorio. Trovare un nemico comune per consolidare il consenso.
Il Socing si propone come rivoluzione.

[…] "Sei un traditore!" urlò il bambino. "Sei uno psicocriminale, una spia eurasiatica! Ti sparo, ti vaporizzo, ti mando alle miniere di sale!"
[…] Nello sguardo del bambino si poteva scorgere una sorta di deliberata ferocia, il desiderio palese di colpire o prendere a calci Winston, unito alla
consapevolezza che presto avrebbe avuto la corporatura giusta per compiere un'azione del genere. […] Con figli come quelli, pensò, la povera donna doveva vivere nel terrore. Un anno, al massimo due, e sarebbero stati a osservarla giorno e notte, per cogliere il benché minimo segno di eterodossia. […]
Critica dell'idea rousseauiana della naturale bontà umana.

[…] Nelle cronache del Partito, ovviamente, il Grande Fratello figurava come il leader e il guardiano della Rivoluzione fin dai suoi primordi. […]
Sistema reazionario che si propone come rivoluzione.

[…] Lo chiamavano psicoreato. Era un delitto che non si poteva tenere celato per sempre: potevate scamparla per un po', anche per anni, ma era sicuro al cento per cento che prima o poi vi avrebbero preso. […]
È reato pensare.

[…] Come fare a comunicare col futuro? Era una cosa di per se stessa impossibile. O il futuro sarebbe stato uguale al presente, nel qual caso non l'avrebbe ascoltato, o sarebbe stato diverso, e allora le sue asserzioni non avrebbero avuto senso. […]
Inutilità dello studio del passato.

[…] Erano le sedi dei quattro Ministeri fra i quali era distribuito l'intero apparato governativo: il Ministero della Verità, che si occupava dell'informazione, dei divertimenti, dell'istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pace, che si occupava della guerra; il Ministero dell'Amore, che manteneva la legge e l'ordine pubblico; e il Ministero dell'Abbondanza, responsabile per gli affari economici. In neolingua i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamor e Miniabb. Fra tutti, il Ministero dell'Amore incuteva un autentico terrore. […]
Le quattro strutture del governo.

[…] Nessuno sapeva che cosa accadeva nel Ministero dell'Amore, ma lo si poteva immaginare: torture, droghe, strumenti sofisticati che registravano le reazioni nervose, un cedimento graduale indotto dalla mancanza di sonno e dagli interrogatori continui. I fatti, certamente, non si potevano tenere nascosti. Li si poteva ricostruire per mezzo degli interrogatori, li si poteva estorcere con la tortura. […]
Il ministero dell'amore: tortura i dissidenti politici.

[…] Per chissà quale motivo le avevano soprannominate "buchi della memoria". Quando qualcuno sapeva che un certo documento doveva essere distrutto, oppure vedeva per terra un pezzo di carta in tutta evidenza gettato via, automaticamente sollevava il coperchio del buco della memoria più vicino e ve lo lasciava cadere dentro, dove un vortice di aria calda l'avrebbe trasportato fin nelle enormi fornaci nascoste da qualche parte nei recessi del fabbricato.[…] I messaggi che aveva ricevuto si riferivano ad articoli o notizie che per una qualche ragione si era ritenuto necessario cambiare o, come si diceva ufficialmente, rettificare. […]Il compito di Winston consisteva nel rettificare i dati originali, facendoli coincidere con quelli odierni. […]Poi, con un movimento ormai divenuto quasi inconscio, accartocciò i messaggi originali e qualsiasi appunto che aveva personalmente preso e li fece cadere nel buco della memoria, dove le fiamme li avrebbero divorati. […] Una volta che fossero state raccolte e ordinate tutte le correzioni che si erano imposte per un particolare numero del "Times", il numero in questione veniva ristampato, mentre la copia originale veniva distrutta e sostituita negli archivi da quella nuova. […] Un simile processo di alterazione continua non era applicato solo ai giornali, ma anche a libri, periodici, manifesti, film, commenti sonori, cartoni animati, fotografie, insomma a ogni scritto o documento passibili di possedere una qualche rilevanza politica o ideologica. Giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato. […]
Il ministero della verità: falsifica il passato.

[…] Il Partito persegue due fini essenziali: conquistare tutta la Terra e distruggere definitivamente ogni forma di libero pensiero. Deve, quindi, risolvere due grossi problemi: il primo consiste nello scoprire, contro la loro volontà, che cosa pensino altri esseri umani, il secondo nel trovare un sistema per uccidere in pochi secondi, con un attacco proditorio, centinaia di milioni di persone. […]Negli enormi laboratori del Ministero della Pace […] squadre di esperti sono costantemente all'opera. Alcuni sono unicamente impegnati nello studiare l'organizzazione di guerre future, altri mettono a punto bombe-razzo sempre più grandi, esplosivi sempre più potenti […]
Il ministero della pace: si occupa di creare armi micidiali per fare la guerra.

[…] Quello che tutti sapevano era che ogni trimestre veniva prodotto sulla carta un quantitativo astronomico di scarpe, mentre una buona metà della popolazione dell'Oceania andava a piedi nudi. Lo stesso valeva per ogni tipo di dato, piccolo o grande, per il quale esistesse una qualsiasi documentazione. Tutto svaniva in un mondo fitto di ombre, nel quale diventava incerto perfino in che anno si fosse. […]
Ministero dell'abbondanza: si occupa di falsificare i dati economici.

[…] Socing, i sacri principi del Socing. Neolingua, bipensiero, la mutabilità del passato. […]
I principi del Socing.

[…] "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato." E però il passato, sebbene fosse per sua stessa natura modificabile, non era mai stato modificato. Quel che era vero adesso, lo era da sempre e per sempre. Era semplicissimo, bastava conseguire una serie infinita di vittorie sulla propria memoria. Lo chiamavano "controllo della realtà". La parola in neolingua era: "bipensiero"…..La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sape-re; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opi-nioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinne-gare la morale proprio nell'atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l'unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, es-sere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, saper applicare il medesimo procedimento al proce-dimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente con-sapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione.[…]
Il bispensiero: falsificazione del passato.

[…] La mutabilità del passato è il cardine stesso del Socing. Gli eventi trascorsi, si argomenta, non posseggono un'esistenza oggettiva, ma sopravvivono solo nei documenti scritti e nella memoria degli uomini. Il passato è quanto viene riconosciuto dai documenti e dalla memoria dei singoli individui. Ora, poiché il Partito detiene a un tempo il controllo integrale di tutti i documenti e delle menti dei suoi affiliati, ne consegue che il passato è ciò che il Partito decide essere tale.[…]
Il controllo del passato.

[…] "Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d'azione del pensiero? Alla fine renderemo
lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere. […] A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. […] Tu credi, immagino, che il nostro compito principale consista nell'inventare nuove parole. Neanche per idea! Noi le parole le distruggiamo, a dozzine, a centinaia. Giorno per giorno, stiamo riducendo il linguaggio all'osso. […]
La neolingua

[…] In effetti, non era abituato a scrivere a mano…..All'improvviso prese a scrivere, in preda al panico più puro, consapevole solo in parte di quello che stava buttando giù. La sua calligrafia piccola e infantile si muoveva in maniera disordinata per la pagina, dapprima trascu-rando le maiuscole, poi anche i punti fermi. […]
Perdita delle abilità grafiche, impoverimento della scrittura, impoverimento del pensiero.

[…] I nomi di tutte le organizzazioni, associazioni, dottrine, paesi, istituzioni, edifici pubblici, venivano formulati secondo l'ormai noto criterio: una sola parola, facile a pronunciarsi e costituita dal minor numero possibile di sillabe, capace, tuttavia, di preservare il significato originario.[…]
Tutto ciò non aveva soltanto lo scopo di far risparmiare tempo. Anche nei primi decenni del XX secolo le parole e le espressioni a incastro avevano costituito una delle caratteristiche del linguaggio politico e si era osservato che la tendenza a usare formazioni abbreviate di questo tipo era più marcata nelle organizzazioni e nei paesi totalitari. Si pensi a parole come Nazi, Gestapo, Comintern, Inprecor, Agitprop. […]
Si era compreso che nell'abbreviare in tal modo una parola se ne restringeva e alterava sottilmente il significato, eliminando gran parte delle associazioni mentali a essa connesse.
La voce Internazionale Comunista, per esempio, evoca tutta una serie di immagini: fratellanza universale, bandiere rosse, Karl Marx, la Comune di Parigi eccetera, laddove la parola Comintern trasmette solo l'idea di un'organizzazione chiusa e di un corpo dottrinario ben definito. Si riferisce a un oggetto che è possibile riconoscere quasi con la stessa facilità con cui si riconosce una sedia o un tavolo, e altrettanto limitato nella funzione. La parola Comintern può essere detta quasi senza pensare, mentre l'espressione Internazionale Comunista richiede che la mente vi indugi almeno per un attimo. Similmente, le associazioni mentali indotte da una parola come Miniver sono meno numerose e meno controllabili di quelle comprese nella parola Ministero della Verità. […]
Ancora neolingua

[…] Nei ranghi più elevati del Partito si ritrovano ebrei, negri, sudamericani purosangue, mentre gli amministratori di una determinata area sono sempre scelti fra i cittadini del posto. […] Coloro che la governano non sono legati fra loro da vincoli di sangue ma dall'adesione a una dottrina comune.[…] Al Partito non interessa perpetuare il proprio sangue, ma se stesso. Non è importante chi detenga il potere, purché la struttura gerarchica resti immutata. […]
Ideale internazionalista, non nazionalista. Analogia con il nazismo hitleriano.

[…] Il socialista di vecchio stampo, addestrato a lottare contro qualcosa che si chiamava "privilegio di classe", riteneva per certo che tutto ciò che non fosse ereditario non potesse essere permanente. Non capiva che la continuità di un'oligarchia non ha bisogno di essere fisica, né si soffermava sul fatto che le aristocrazie ereditarie hanno sempre avuto vita breve, laddove organizzazioni a carattere adottivo, come la Chiesa cattolica, sono talvolta durate centinaia o migliaia di anni. L'essenza del governo oligarchico non è l'eredità che passa di padre in figlio, ma la persistenza di una determinata visione del mondo e di un determinato modello di vita, che i morti impongono ai vivi. Un gruppo dirigente è tale finché ha la possibilità di nominare i propri successori. […]
La potenza delle idee, critica al materialismo marxista.

[…] La vicenda aveva avuto inizio a metà degli anni Sessanta, vale a dire nel periodo delle grandi epurazioni, che avevano visto la liquidazione dei capi storici della Rivoluzione. A eccezione del Grande Fratello, nel 1970 non ne rimaneva più nessuno. […]
Analogia con la dittatura di Stalin.

[…] il Partito ricerca il potere in quanto tale. Il bene altrui non ci interessa, è solo il potere che ci sta a cuore. Non desideriamo la ricchezza, il lusso, la felicità, una lunga vita. Vogliamo il potere, il potere allo stato puro. […]
I nazisti in Germania e i comunisti in Russia usarono metodi molto si-
mili ai nostri, ma non ebbero mai il coraggio di ammettere apertamente da quali fini erano spinti. Pretendevano, e forse ci credevano davvero, di essersi impadroniti del potere controvoglia e per un periodo di tempo limitato, e che dietro l'angolo ci fosse un paradiso nel quale gli esseri umani sarebbero stati liberi e uguali fra loro. Noi non siamo così, noi sappiamo che nessuno si impadronisce del potere con l'intenzione di cederlo successiva-mente. Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa la rivoluzione proprio per instaurare la dittatura.[…]
Il potere fine a se stesso.

[…] La seconda cosa che devi capire è che il potere è il potere sugli esseri umani: sul corpo, ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, o realtà esterna che dir si voglia, non è importante. E comunque, il controllo che abbiamo sulla materia è già assoluto." […]
La parola che cerchi è solipsismo. Ti sbagli, però, questo non è solipsismo. È solipsismo collettivo, se vuoi. […]
"Se volessi" aveva detto O'Brien, "potrei sollevarmi da questo pavimento come una bolla di sapone." Winston sviluppò e risolse il senso di quest'affermazione: "Se lui pensa di potersi sollevare in volo e contemporaneamente io penso di vederglielo fare, allora questa cosa accade". D'un tratto, come un rottame sommerso che emerge dall'acqua, gli affiorò alla mente questo pensiero: "Ma non accade veramente, siamo noi che l'immaginiamo. È un'allucinazione". Subito risospinse giù questa riflessione. L'errore era palese. La sua riflessione muoveva dal presupposto che da qualche parte, al di fuori di noi, esistesse un mondo "reale", nel quale si verificavano eventi "reali". Ma come poteva esistere un simile mondo? Come facciamo ad a-vere conoscenza di qualcosa, se non attraverso la nostra mente? Tutte le cose che accadono sono contenute nella mente e accade veramente solo ciò che è nella mente di tutti. […]
Quasi inconsciamente, scrisse con le dita sul tavolo coperto di polvere:
2 + 2 = 5 […]
Condanna della posizione fortemente hegeliana-idealista (esiste solo la parte pensante, la mente, e non la realtà). Dire il vero significa rimanere con i piedi per terra, attenersi alla realtà.

[…] Il mondo reale esiste e le sue leggi sono immutabili. Le pietre sono dure, l'acqua è bagnata e gli oggetti lasciati senza sostegno cadono verso il centro della Terra. Con l'impressione di rivolgersi a O'Brien e con la convinzione di formulare un importante assioma, scrisse:
Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro.
Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente. […]
Posizione anti-idealista: esiste anche una realtà esterna, non prodotta dalla mente umana.

B. Pensieri di Orwell con cui non concordo

[…] In generale, più si sa, più grande è la delusione: il più intelligente è anche il meno sano di mente. […] Alla possibilità di conquistare il mondo credono con la massima fermezza proprio quelli che sanno che si tratta di un progetto irrealizzabile. […]
L'Irrazionalismo: mi risulta difficile immaginare che persone intelligenti possano essere meglio ingannate dal bispensiero rispetto a persone superficiali e non colte (i prolet).

[…] In fin dei conti, è per mezzo del bipensiero che il Partito è riuscito (e, per quanto ne sappiamo, una simile impresa potrebbe andare avanti per migliaia d'anni) ad arrestare il corso della Storia.[…] Non esiste alcuna possibilità di rovesciare il Partito. Il Partito governerà in eterno.[…]
Se vuoi un'immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno. […] Ricordati che tutto ciò è per sempre. Quel volto da calpestare ci sarà sempre. […]
questi sono pensieri contrari allo storicismo hegeliano e crociano, dalle quali deriva tutto il pessimismo di Orwell. Secondo me come per Hegel e Croce - invece - è impossibile arrestare il corso della storia.

Bibliografia

- Norberto Bobbio, Destra e sinistra, (1995), Donzelli editore, Roma, 2004.
- George Orwell, 1984, (1948), Oscar Mondadori, Milano, 1989
- George Orwell, Animal Farm, (1944), Penguin Books, London, 2003.
- Andrea Giardina, Giovanni Sabatucci e Vittorio Vidotto, Profili storici dal 1900 a oggi, Bari, Editori Laterza, 2004.
- Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Milano, Paravia, 1999, volumi B e C
- L'onda, film con la regia di Dennis Gansel, 2009.
- Norberto Bobbio, Liberalismo e democrazia, (1984), Simonelli, 2004, Milano
- Franco Manni, Introduzione a Bobbio, Liberalismo e democrazia, cit.
- Norberto Bobbio, Intervista sul comunismo, a cura di Franco Manni, "Diario", Maggio 2001.
- Ray Bradbury, Fahrenheit 451, (1953), Rizzoli, Milano 2006
- Winston Churchill, La seconda guerra mondiale, (1948-1953), Rizzoli, Milano, 2000
- Norberto Bobbio, Elogio della mitezza e altri scritti morali, Linea d'Ombra, Milano,1994
- Norberto Bobbio, Eguaglianza e libertà, Einaudi, Torino, 1995
- Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, (1944), Armando, Roma, 2003
- Benedetto Croce e Luigi Einaudi, Liberismo e liberalismo, (1952), Ricciardi, Napoli, 1988 (ora online!)
- Assemblea Costituente, La Costituzione della Repubblica Italiana, 1948

 

 

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