Mons. Roberto Ronca (1901-1977)

a cura di Maurilio Lovatti

 

 

 

 

Nato a Roma il 23 febbraio 1901, ordinato sacerdote il 7 aprile 1928, Vescovo di Pompei (arcivescovo titolare di Lepanto) dal 1948 al 1955.
Nel novembre del 1917 fece domanda di arruolamento come volontario nel Battaglione Aviatori di Roma in qualità di allievo pilota, ma non venne accettato (1). Contemporaneamente si iscrisse all’università nella facoltà Fisica e Matematica. Laureatosi in ingegneria nel 1923, entrò come allievo ufficiale nel Genio presso il VII Corpo d’Armata, Terminerà il servizio militare nell’aprile 1924. Fu rettore del pontificio Seminario Maggiore di Roma dal 1933 al 1948. Fondò due istituti religiosi: gli Oblati e le Oblate della Madonna del Rosario. Nel periodo dell'occupazione nazista ospitò e nascose diversi antifascisti nel Seminario. 
Il 20 dicembre 1955, ingiustamente accusato di irregolarità finanziarie, viene costretto a dimettersi della carica di prelato di Pompei del cardinale Adeodato Giovanni Piazza, senza alcuna spiegazione e senza che gli sia data la possibilità  di difendersi. Dal 5 febbraio 1962 al 31 marzo 1976 fu Ispettore dei cappellani presso il Ministero di Grazia e Giustizia, incarico che ricoprì insieme a quello di cappellano del Carcere di Regina Coeli. La designazione a questi incarichi fu voluta da Giovanni XXIII, dopo che una commissione di quattro cardinali, tra cui il Segretario di Stato Domenico Tardini, aveva chiesto al Pontefice di procedere alla riabilitazione di mons. Ronca.
 Fu fondatore e direttore del movimento civico-politico cattolico e anticomunista Unione Nazionale Civiltà Italica (1946-1955). Il movimento che aveva scelto come proprio vessillo il tricolore, pubblicò l'omonima rivista che per anni rappresentò uno dei più radicali strumenti d'informazione e formazione anti-comunista nell'ambito cattolico esistente in Italia.

 

 

Nel 1955, in occasione del rinnovo del mandato di Luigi Gedda come Presidente nazionale dell'Azione cattolica, scrive:

«Mons. Montini tanto per fare il nome del più autorevole avversario di Gedda - è contrario all’attuale presidente dell’AC soprattutto perché lo considera elemento di disunione nel campo cattolico. Egli persegue l’opinione di far realizzare l’unità concreta ed operante tra il Vaticano, l’AC, e la Democrazia Cristiana, eliminando persone che, come Gedda, per orientamento e per carattere, rappresentano un ostacolo a tale unità»

[......]

«Com’è noto il Prof. Gedda, anche in tale occasione, potrà contare sull’appoggio di alcune influenti personalità vaticane, tra le quali, oltre ai già menzionati laici principe Pacelli e conte Galeazzi, si devono ricordare il prosegretario della Segreteria di Stato Mons. Tardini, i Cardinali Pizzardo, Ottaviani ed altri»

[......]

«Al Pontefice [Pio XII, ndr], invece, viene attribuita la tendenza a tenere in piedi Gedda, sia perché questo è un elemento di contrasti, che il Papa giudica fecondi e non negativi ed a lui utili per conoscere meglio la situazione udendo tutte le parti, sia perché ritiene che sotto ogni sforzo verso un piano eccessivamente unitario si nasconda l’intenzione di im­pegnare in senso troppo caratterizzato e qualificato il mondo cattolico...» (2)

L'anno precedente, in una lettera al cardinale Giuseppe Siri, a proposito della possibilità di formare un partito cattolico conservatore a destra della DC, scriveva:

«Tali amici si propongono attualmente di iniziare un movimento politico che potrebbe essere denominato Unione Nazionale Italiana, apertamente anticomunista e che tenderebbe a realizzare un accordo tra tutte le forze anticomuniste [...]. Per la presentazione al pubblico dell’U.N.I. si vorrebbe scegliere un opportuno momento che potrebbe essere quando l’On. Pella ritornasse al Governo: si intenderebbe con ciò costituire in tutto il Paese nuclei di amici disposti ad appoggiare il suo indirizzo. Oggi il suo nome è molto popolare, ma ove non sorgesse una organizzazione che continuasse ad alimentare tale popolarità, questa potrebbe essere rapidamente e facilmente distrutta dalle sette, cui dà fastidio»

[......]

«Nella deprecata ipotesi che le forze contrastanti in seno alla DC giungessero a scindersi si avrebbe già pronto un binario su cui istradare una parte di tali forze, mantenendole nel dovuto ossequio a principi ed Autorità Superiori. In questo ultimo doloroso caso l’UNI dovrebbe costituirsi in partito politico, presentando in eventuali future elezioni programmi e liste proprie». (3)

 

Dopo il fallimento dell'Operazione Sturzo (1952) il suo giudizio sulla DC diviene ancor più duro.

In un appunto del 1953 scrive: "L'insufficiente esattezza delle idee politico - morali dei dirigenti attuali della DC" che "scarsamente dotati di acume politico (...) accettano di cadere nei vari trabocchetti tesi dai comunisti senza neppure accorgersene". (4)

NOTE

(1) Giuseppe Brienza, Identità cattolica e anticomunismo nell'Italia del dopoguerra. La figura e l'opera di mons. Roberto Ronca, D'Ettoris, Crotone 2008, p. 120; Angelo Momtonati, Nel segno di Maria. Roberto Ronca vescovo e fondatore, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2006, p. 13.

(2) Fonte: Carte Ronca, promemoria del 3 febbraio 1955, cit. in A. Riccardi, Il "Partito Romano" nel secondo dopoguerra (1945-54), Morcelliana, Brescia 1983, pag. 197-199 e note n. 52, 54, 56 a pag. 215.

(3) Fonte: Carte Ronca, lettera di mons. Roberto Ronca al cardinal Giuseppe Siri del 11 febbraio 1954, cit. in A. Riccardi, Il "Partito Romano" nel secondo dopoguerra (1945-54), cit., pag. 201 e note n. 61 e 62 a pag. 216.

(4) Angelo Momtonati, Nel segno di Maria, cit., p. 78.

 

 

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