Franca Barbier (1923-1944)

a cura di Maurilio Lovatti

 

 

 

 

Presento un esempio di fanatismo tragico e struggente: il caso di Franca Barbier di Saluzzo (CN), che ha sacrificato inutilmente la sua giovane vita, per di più al servizio di una causa sbagliata. Era una spia fascista infiltratasi nelle brigate partigiane per colpire a tradimento chi lottava contro la dittatura e per la liberazione della Patria. Costituisce un esempio emblematico di come l'educazione fascista totalitaria potesse generare mostri. Poche ore prima di essere fucilata, si dichiarava orgogliosa di dare la vita al Duce e al Fascismo, mentre sicuramente ignorava che nel frattempo i nazisti, alleati del suddetto Duce, sterminavano milioni di vittime innocenti nei lager.

 

Nata il 3 giugno 1923 a Saluzzo, maestra, figlia di un ufficiale degli alpini, un fratello, Mirko, militare nella RSI, Franca Barbier, medaglia d'oro alla memoria conferita dalla RSI, si arruolò come ausiliaria, venendo destinata al servizio informazioni di Aosta. Era quindi una spia. Infiltratasi nel movimento partigiano, venne scoperta e, nel luglio '44, catturata e condannata a morte. Tuttavia i componenti il plotone d'esecuzione, impressionati dal suo fermo contegno, si rifiutarono di ucciderla e all'ordine del fuoco tirarono alto. Dovette intervenire il comandante, che le sparò un colpo in testa (25 luglio 1944). Il corpo sarà ritrovato dopo oltre due anni. Il giorno precedente l'esecuzione, le era stato concesso di scrivere due lettere, una al Capo della provincia di Aosta e l'altra alla madre.

 

Lettera al Capo della provincia di Aosta

Perdonatemi se mi rivolgo a Voi, ma vi devo chiedere di esaudire il mio ultimo desiderio.

Sarò passata per le armi domani 25 luglio [1944].

Vi raccomando la mia povera mamma che rimane completamente sola. Siatele vicino: ve ne supplico! È tanto ammalata e non so come potrà superare questo dolore. Cercate Voi di ottenere che il mio corpo venga restituito a mia madre; almeno questo, affinché io possa riposare accanto a mio fratello ed ai miei parenti.

Cercherò di essere forte domani per essere degna della nostra Causa. Vi ringrazio per tutto quanto avete fatto per me e per quello che farete per la mia mamma.

Vi prego di comunicare, se é possibile, al Duce il mio orgoglio di cadere per Lui e per la nostra Idea.

Vi ricordo e, con Voi, Piero. Ricordatemi anche Voi qualche volta.

 Franca Barbier

 

 

Lettera alla madre

Mamma mia adorata,

purtroppo é giunta la mia ultima ora. È stata decisa la mia fucilazione che sarà eseguita domani, 25 luglio. Sii calma e rassegnata a questa sorte che non è certo quella che avevo sognato. Non mi è neppure concesso riabbracciarti ancora una volta. Questo è il mio unico, immenso dolore. Il mio pensiero sarà rivolto fino all'ultimo a te e a Mirko. Digli che compia sempre il suo dovere di soldato e che si ricordi sempre di me, io il mio dovere non ho potuto compierlo ed ho fatto solo delle sciocchezze, ma muoio per la nostra causa e questo mi consola.

È terribile pensare che domani non sarò più: ancora non mi riesce di capacitarmene. Non chiedo di essere vendicata, non ne vale la pena, ma vorrei soltanto che la mia morte servisse di esempio a tutti quelli che si fanno chiamare fascisti e che per la nostra Causa non sanno che sacrificare parole.

Mi auguro che papà, al quale penso con tantissimo affetto, possa ritornare presso di te e che anche Mirko non ti venga a mancare. Vorrei dirti ancora così tante cose, ma tu puoi ben immaginare il mio stato d'animo e come mi riesce difficile riunire i pensieri e le idee.

Ricordami a tutti quanti mi sono stati vicini. Scrivi anche ad Adolfo N. all'albergo Campana - Pinerolo, che mi attendeva proprio oggi da lui. La mia roba ti verrà recapitata ad Aosta. lo sarò sepolta qui perché neppure il mio corpo vogliono restituire.

Mamma, mia piccola Mucci adorata, non ti vedrò più, mai più e neppure ho il conforto di una tua ultima frase né della tua immagine. Ho presso di me una piccola fotografia di Mirko: essa mi darà il coraggio di affrontare il passo estremo, la terrò con me.

Addio mamma mia, cara povera Mucci; addio Mirko mio, fai sempre innanzi tutto il tuo dovere di soldato e di italiano. Vivete felici, quando la felicità sarà riconcessa agli uomini e non crucciatevi tanto per me, io non ho sofferto per questa prigionia e domani tutto sarà finito per sempre.

Di quanto era mio in vita lascio a te, Mucci, arbitra di decidere. Vorrei che la mia piccola fede la portassi sempre tu per mio ricordo. Salutami Vittorio. A lui mi rivolgo perché in certo qual modo mi sostituisca presso di te e ti assista in questo momento tragico per voi.

Addio per sempre Mucci. 

Franca

 

MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D'ORO 

conferita dalla Repubblica Sociale Italiana (fascista):

«Catturata dai partigiani manteneva un contegno deciso, rifiutando di entrare a far parte della banda e riaffermando la sua intransigente fedeltà all’Idea. Condannata a morte dal tribunale dei fuorilegge, le fu promessa la vita se avesse rinunziato ai principi suoi. Rimasta ferma nella sua fede e portata davanti al plotone di esecuzione, ebbe la forza di gridare: Viva l’Italia! Viva il Duce!, ordinando il fuoco. Fu uccisa dal capo con un colpo alla nuca. Fulgido esempio di volontaria, la sua morte è fonte di luce

 

 

FONTE: Ernesto Zucconi, Quelle donne dimenticate, Ma.Ro., Copiano (PV) 2008, pp. 158-161

 

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