Maurilio Lovatti 

 

La Ferrata della cima Sat a Riva del Garda

 

Il Cantiere, maggio 2007

 

Domenica 15 aprile il gruppo GNP (amici della montagna di Chiesanuova) ha organizzato una bella gita in montagna, che prevedeva la salita alla cima Sat, a Riva del Garda, in provincia di Trento, attraverso un percorso attrezzato, noto come "via ferrata dell'amicizia". Certamente un percorso faticoso e impegnativo: tra la partenza e l'arrivo c'è un dislivello di oltre mille metri.

Gli organizzatori, tenuto conto delle caratteristiche del percorso, non si aspettavano certo una folla festante e numerosa, con tanto di bambini, come nella precedente uscita a Sasso di Gargnano in marzo. Ma alle sei e quaranta, di fronte alla chiesa, potevano costatare, con le ultime defezioni, di essere rimasti i classici quattro gatti, e solo la presenza di don Luca, che si era alzato prima del solito per salutarci, ci confortava un poco.

Raggiunta Riva del Garda, abbiamo proseguito a piedi per una stradina turistica e panoramica col fondo ciottolato, segnata con il n.404, per lunghi tratti immersa nel bosco, fino a giungere ad una Fortezza circolare veneta, a quota 360 mt. Da qui sulla destra un ripido sentiero ci ha portato fino alla capanna Santa Barbara (una specie di bar-ristoro) con a fianco una chiesetta eretta dai minatori: in pochi minuti abbiamo raggiunto l'attacco della nostra ferrata a quota 600 mt.

Per me si trattava della prima esperienza in assoluto di una ferrata, ad una ormai (purtroppo!) non più giovane età, ma devo dire che è stata una bella esperienza ed ho pensato che è proprio vero che non è mai troppo tardi per provare! Non ho mai avuto paura, nonostante su alcune scale sembrava di essere appesi su un precipizio profondo centinaia di metri, e anche la difficoltà ad usare correttamente i moschettoni è stata rapidamente superata. L'unico problema mi sembrava consistere nel ritmo, che a me, totalmente privo d'allenamento, appariva troppo rapido: Maurizio e la Ipa, che costituivano l'avanguardia del gruppo, marciavano come delle frecce, apparentemente instancabili e io mi trovavo spesso costretto ad implorarli di rallentare…

Il percorso si sviluppa sulla parete orientale della Rocchetta, caratterizzato principalmente da due scale in ferro molto esposte, lunghe rispettivamente 40 e 70 mt e da altre 6 o 7 brevi, che richiedono un certo sforzo, ma in particolare assoluta mancanza di vertigini. Tramite le due scale più lunghe si supera un lungo diedro (cioè un angolo formato da due piani diversi di roccia); successivamente a tratti nel bosco ed a tratti su roccette si prosegue aiutati da funi metalliche, senza essere mai particolarmente esposti, e così abbiamo raggiunto l'ultimo ostacolo roccioso, che è poi il tratto culminante che porta alla cima a 1246 mt., sulla quale siamo arrivati che era ormai l'una.
Sia nella salita, sia sulla vetta, la vista è meravigliosa. Era una giornata serena di primavera e il lago assumeva splendide tonalità di colore, tra il verde intenso e il blu. La vista del lago, da oltre 1000 mt, è davvero eccezionale. In cima abbiamo incontrato un gruppo nutrito di persone, che erano giunte da Faenza, in provincia di Ravenna, appositamente per provare questa celebre ferrata.
Dopo un pasto frugale e pochi minuti di riposo, era già ora di tornare.
Per la discesa vi è un lungo e tranquillo sentiero formato da decine di tornanti, che inizia ad un bivio poco sotto la cima e che riconduce alla capanna Santa Barbara, alla quale siamo giunti molto assetati, perché avevamo finito tutte le scorte d'acqua, e dove ci attendeva della buona birra, non molto fresca, per la verità (qualcuno l'ha mescolata perfino con la gazzosa: de gustibus non disputandum est!).
Quando siamo arrivati a Brescia era già ora di cena, ma nonostante la grande stanchezza, ero veramente soddisfatto di questa bella esperienza.

Maurilio

 

Il Cantiere, maggio 2007, pag. 11

 

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