Maurilio Lovatti 

 

 

S. Arcangelo Tadini cappellano alla Noce (1873-1885)

 

Il Cantiere, giugno 2016

 

Nell'aprile del 1873 mons. Luigi Fè d'Ostiani è nominato parroco di S. Nazaro, da cui dipendevano sia Bottonaga (Chiesanuova) sia la Noce. Grande intellettuale, scrisse moltissime opere di storia, specie locale, e la biblioteca civica Queriniana ne conserva oltre quaranta titoli. Fu lui a volere don Arcangelo Tadini quale cappellano della Noce. Don Angelo, nato a Verolanuova il 12 ottobre 1846, entrò alla Noce il 27 maggio 1873 e vi rimase fino all'agosto del 1885. Era stato ordinato sacerdote a Trento nel 1870, poiché il vescovo di Brescia Girolamo Verzeri era a Roma, impegnato nei lavori del Concilio ecumenico Vaticano I. Essendo di salute malferma rimane a Verolanuova nella casa paterna per un anno. Il 29 giugno 1871, va a Lodrino come curato, accompagnato dalla sorella Elisabetta che resterà per sempre al suo fianco.
In quegli anni la Noce contava quasi 550 abitanti, mentre i fedeli di Chiesanuova erano circa 1300. Don Arcangelo Tadini alla Noce non si comporta come un semplice cappellano incaricato solo di celebrare le messe per soddisfare ai legati. Vuole riprendere tutte quelle mansioni che spettavano al cappellano della Noce, anzi vuole essere un vero curato d'anime. Quest'atteggiamento era condiviso dal prevosto Luigi Fé d'Ostiani, mentre era osteggiato dal curato di Chiesanuova don Carlo De Antoni, di cui ho già raccontato nella precedente puntata. In una lettera inviata al vescovo, don Carlo chiedeva che fosse confermato al cappellano della Noce, don Arcangelo Tadini, oltre all'obbligo d'assistere alle funzioni nella chiesa di S. Maria Assunta, solo gli uffici già stabiliti dal vescovo Nava: curare l'istruzione religiosa dei fanciulli nei giorni d'avvento, di quaresima o nei giorni suggeriti dal curato; provvedere ad un'istruzione familiare su qualche punto del catechismo prima, dopo o durante la messa, soprattutto per chi non poteva recarsi nella chiesa di S. Maria Assunta la domenica pomeriggio; tenere prediche anche nei giorni feriali d'inverno, con permesso del prevosto o del curato, ma tutto ciò non doveva essere considerato come esercizio della dottrina cristiana. Don Carlo era contrario all'istituzione della Dottrina Cristiana, perché non voleva che la chiesa della Noce diventasse di fatto una curazia, non più dipendente dal curato di Chiesanuova, proprio nel momento in cui si stava battendo per ottenere l'erezione della sua chiesa in parrocchia, come ho ampiamente documentato nel numero precedente.

 

 

 

 

Fin dal primo anno del suo servizio sacerdotale alla Noce don Arcangelo pensò di ristrutturare la chiesa. La popolazione era aumentata ed egli era intenzionato a favorire una maggior frequenza in chiesa, creando un ambiente più accogliente. Già negli anni precedenti erano state fatte alcune migliorie, soprattutto con la posa di un nuovo altare marmoreo. In questa chiesa si celebrava la messa quotidiana ed anche festiva, si conservava il Sacramento, si confessava, si assistevano gli ammalati, anche se l'estrema unzione e il battesimo erano riservati al curato di Chiesanuova.
Fin dai primi giorni del suo arrivo don Tadini è costretto a scrivere al curato De Antoni lamentando che la casa del cappellano è assai malandata, era stata data negli anni passati in affitto ai contadini ed era caduta in rovina. Egli avrebbe pensato alla casa se gli fosse stato aumentato il suo onorario. Le migliorie alla casa sono fatte nel corso di quell'anno.
Don Tadini fece approntare anche un progetto per una radicale ristrutturazione del campanile e un ampliamento della chiesa. Il campanile è rimesso a nuovo nella prima metà del 1874. Nel 1876-77 è ampliata la chiesa della Noce con la costruzione delle due navate laterali e l'allungamento del corpo principale dell'edificio (il comune di S. Nazaro al Mella aveva concesso di spostare la strada che passava di fronte ala chiesa nel 1874, per consentire quest'ampliamento). Infine nel 1880 viene rialzata la copertura e sono costruite due piccole cappelle (una delle quali diverrà poi fonte battesimale) e la facciata della chiesa.
Il 27 marzo 1882 il parroco di S. Nazaro concede a don Arcangelo Tadini la facoltà di celebrare per la prima volta le funzioni della Settimana Santa, compresa la Pasqua, alla Noce e di portare il Viatico agli infermi della contrada, tenuto conto "della distanza esistente" che impedisce "a molta parte di codesta divota popolazione della Noce" di partecipare alle funzioni di Chiesanuova". Si tratta di una data importante: per la prima volta al sacerdote della Noce è attribuito un ruolo da curato, simile a quello di Chiesanuova (virtualmente nasce in quest'occasione quella che poi nel XX secolo sarà la parrocchia della Noce, distinta da quella di Chiesanuova). L'anno successivo don Arcangelo ottiene l'autorizzazione a costruire il fonte battesimale. Nel frattempo nell'agosto del 1883, don Carlo lascia Chiesanuova e diviene parroco a Pralboino; lo sostituisce don Francesco Capretti. Dopo poche settimane, alcuni fanatici di Chiesanuova, guidati dal fattore Gallera e dall'oste Guerini, entrano nella chiesa della Noce e distruggono il fonte battesimale, forse mossi anche da interessi economici. Don Arcangelo, pur spaventato li mette in fuga suonando le campane. Il fonte verrà ricostruito e il primo battesimo si tiene alla Noce il 4 novembre 1883.
Per riparare alla devastazione del fonte battesimale per opera di uomini di Chiesanuova, il 12 marzo 2000, giornata del perdono, sul cavalcavia dell'autostrada, don Arturo Balduzzi, parroco di Chiesanuova, seguito da centinaia di fedeli, abbraccia don Mario Neva, allora parroco della Noce. Segue un pranzo comunitario tra le due parrocchie alla Noce.

Maurilio Lovatti

 

 

Il Cantiere,  giugno 2016, pag. 9 - 10

 

 

 

 

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