Maurilio Lovatti 

 

 

Chiesanuova nella prima metà dell'Ottocento

 

Il Cantiere, giugno 2015

 

mons. Gabrio Maria Nava, vescovo di Brescia

 

Nel giugno del 1816 don Giovanni Maria Prevosti, quarantenne, è nominato curato di Chiesanuova.
Cinque anni dopo, nel maggio del 1821, mons. Gabrio Maria Nava, vescovo di Brescia, nell'ambito della visita pastorale alla parrocchia di S. Nazaro e Celso, si reca anche a Chiesanuova, che allora aveva 1056 abitanti, di cui 718 ammessi alla comunione.
Gli Atti della visita pastorale ci forniscono informazioni dettagliate:
"Domenica 27 maggio 1821. Il Prelato, verso le ore sette, con la solita sequela postosi in carrozza, si è diretto alla chiesa nuova in Bottonaga, ove arrivato è smontato alla chiesa; ove ricevuto col baldacchino si è portato all'Altar maggiore, ove prima di altro ha comunicato n. 209 persone; indi terminata la messa ha fatto l'omelia sopra il gran male che è il peccato sia riguardo a Dio, sia riguardo a noi, e data la Benedizione con l'indulgenza Plenaria, e fatto il ringraziamento si è portato in casa, ove è stato servito di limonata, cioccolato ed anicini; e di ciò pure fu graziata la sua sequela. Quindi sul finir della mattina si è portato alla Visita della chiesa coadiutoriale di Bottonaga."
Don Prevosti in pratica svolge le funzioni di parroco a Chiesanuova, ma ha la qualifica di curato, perché il territorio di Bottonaga (Chiesanuova e Noce) faceva parte della parrocchia cittadina di S. Nazaro. Ha come collaboratore don Luciano Guerrini, d'anni 32, e don Stefano Soardi, d'anni 29, che può di norma confessare solo gli uomini, e solo in caso di necessità e urgenza anche le donne. Quest'ultimo svolge anche l'attività di maestro per i fanciulli. Vi è inoltre una sola ostetrica, Maria Ongaro. Il parroco dichiara di insegnare, col metodo delle interrogazioni, la dottrina cristiana ai bambini, che la frequentano regolarmente.

 

la tomba di Gabrio Maria Nava nel duomo nuovo di Brescia

 

Non c'era alcun beneficio. Il curato era stipendiato dal Prevosto e dai Canonici curati, e percepiva in tutto lire milanesi 420 e soldi 6.
Nella chiesa del SS. Nome di Maria alla Noce, invece, celebravano tre cappellani per soddisfare agli obblighi delle tre cappellanie erette da secoli. Don Paolo Pasini, d'anni 40, confessore ed assistente agli infermi, risiedeva alla Noce e celebrava per la cappellania Rovati - Gambara, dipendente dall'ospedale maggiore, a carico della contessa Eleonora Gambara Santangelo, con l'obbligo di 227 messe all'anno, inoltre insegnava alla scuola per i fanciulli poveri, istituita alla Noce nei primi anni dell'Ottocento. Don Pietro Botti, d'anni 50 circa, celebrava per la cappellania Peschiera con l'obbligo di 360 messe, abitava in casa propria a Bottonaga. Don Antonio Bologna, residente a Roncadelle, celebrava per la cappellania Martinengo Villagana, con l'obbligo di quattro messe la settimana.
Dalla relazione risulta che a Chiesanuova non c'erano abusi e nulla era contrario alla religione e alla morale: non vi erano né concubini né pubblici bestemmiatori.
Le disposizioni impartite sono poche, perché la chiesa è trovata in ordine, come pure l'altare maggiore, i quattro altari laterali e il confessionale. Si deve, invece, recintare il Battistero con una ringhiera "che impedisca massime ai cani d'avvicinarsi al sacro vaso, al di sopra del quale vi sia l'immagine del S. Giovanni Battista che battezza il Redentore. L'interno della fonte sia riparato con coperchio di legno amovibile". In sacristia ci doveva essere il registro delle messe sul quale i celebranti dovevano porre il loro nome e l'applicazione della messa celebrata, e il lavello per i sacerdoti.
Il vescovo procede anche alla ricognizione delle reliquie dei santi Fermo, Procolo e Rustico, di S. Giovanni Nepomuceno, di S. Luigi Gonzaga. Decreta, invece, la sospensione della reliquia della Santa Croce "comeché autenticata da un vescovo sospetto".
Come riferisce Virginio Prandini, terminata la visita, "il Prelato, ritiratosi quindi in casa, vi ha pranzato con 16 commensali". Dopo il pranzo, si reca in chiesa, per controllare la "Dottrina" (cioè la catechesi, come si direbbe oggi) della "Chiesa Nuova", alla quale in tutto, tra sacerdoti, adulti e bambini, partecipavano 189 persone. Poi impartisce la cresima a 27 ragazzi e infine, dopo il canto del Te Deum, con la mitra in capo, impartisce la solenne benedizione.
Il giorno successivo, lunedì 28 maggio, il Vescovo visita gli oratori (cioè le cappelle) della zona, La Madonna delle Ortaglie, S. Antonio Abate, S. Faustino di via Codignole e S. Antonio da Padova. Infine si reca alla Noce, dove visita la chiesa e gli altri oratori.
Le condizioni di vita della popolazione sono molto dure, soprattutto per i bambini. Le morti infantili sono elevatissime: più di un terzo dei bambini moriva nel primo anno di vita e circa la metà entro i 6 anni di vita. Nonostante ciò, nei primi dieci anni di parrocchiato di don Prevosti, la popolazione di Chiesanuova aumenta: vi sono infatti 417 battesimi contro 322 funerali.

Maurilio Lovatti

 

 

 

 

Il Cantiere,  giugno 2015, pag. 14 - 15

 

 

 

 

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