Maurilio Lovatti 

 

 

Chiesanuova nell'età napoleonica

 

Il Cantiere, aprile 2015

 

 

Nel numero precedente del Cantiere ho raccontato le vicende della ristrutturazione della chiesa vecchia, i cui lavori si sono svolti prevalentemente tra il 1786 e il 1791 e che continuarono fin verso la fine del secolo, sotto la guida di don Pietro Poli. In quegli anni a Brescia giungevano notizie imprecise e spesso esagerate della rivoluzione francese. Anche a Brescia tra i giovani colti della nobiltà e della borghesia inizia a formarsi un piccolo nucleo di giacobini, il cui atteggiamento più provocatorio e, per i tempi, scandaloso consiste nel non indossare la classica parrucca incipriata e nel portare i capelli "al naturale".
Napoleone Bonaparte, durante la prima campagna d'Italia, è a Brescia tra il 27 e il 29 maggio 1796, il 5 giugno quando riceve l'ambasciatore del re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone, e ancora il 16 luglio. In queste occasioni il futuro imperatore alloggia nel monastero benedettino di S. Eufemia. E' ancora a Brescia tra il 25 e il 28 luglio 1796, quando è raggiunto dalla moglie Giuseppina, che alloggia nel palazzo Fenaroli, poi Bettoni-Cazzago, di via Marsala, mentre l'esercito francese assedia gli austriaci a Mantova.
Son tutte notizie clamorose per gli abitanti delle campagne, tra cui quelli di Bottonaga, l'attuale Chiesanuova, che si susseguono con una rapidità eccezionale per i tempi: la repubblica serenissima di Venezia, che aveva governato Brescia per secoli (dal 1426), era nell'agonia finale.

 

 

Il 17 marzo 1797, 39 cittadini rivoluzionari, guidati da Giacomo Lechi, si riuniscono nel palazzo Poncarali di via Magenta (attuale sede del liceo classico Arnaldo) e, con un solenne giuramento sulla bandiera tricolore, danno vita alla repubblica bresciana, che sopravvive per alcuni mesi. Dopo la pace di Campoformio (17 ottobre 1797) Brescia entra a far parte della napoleonica Repubblica Cisalpina.
Passa solo un anno e mezzo e, approfittando del fatto che Napoleone è in Egitto, austriaci e russi invadono nuovamente l'Italia. Il 21 aprile 1799, dopo qualche giorno d'assedio e ripetuti bombardamenti di cannone, gli austriaci entrano in Brescia. Iniziano violenze e saccheggi. Ma soprattutto chi si era esposto in prima fila a favore dei francesi e di Napoleone teme ora persecuzioni e condanne. Molti lasciano la città per rifugiarsi nelle dimore di campagna per sfuggire alla polizia austriaca. Verosimilmente anche a Chiesanuova, Noce e dintorni ci saranno stati dei rifugiati, ma purtroppo non ne sappiamo nulla: di tanti fatti della nostra storia si son perse le tracce. Così non sappiamo nemmeno come i nostri contadini vivevano questi bruschi cambiamenti di regime: forse con rassegnata indifferenza, forse col timore per nuove tasse e requisizioni. Certamente le condizioni di vita dei contadini erano molto dure. Se consideriamo i defunti della zona di Chiesanuova e Noce tra il 1793 e il 1802, ci accorgiamo che circa il 55% dei decessi riguardava bambini fino ai 7 anni; il 13% circa moriva tra i 7 e i 40 anni, e solo il 24% superava i 60 anni.
Mons. Giovanni Nani, veneziano, che era vescovo di Brescia dal 1773, subisce varie persecuzioni da parte della Repubblica Cisalpina e il 2 maggio 1798 è allontanato forzatamente della città. Riprende possesso della sua sede vescovile il 2 maggio 1799, dopo che gli austriaci avevano conquistato Brescia. Ma nella primavera del 1800, dopo il ritorno dei francesi, è costretto definitivamente all'esilio a Venezia. Muore il 24 ottobre 1804 e nel 1806 gli succede Gabrio Maria Nava.
Tra il 1800 (seconda campagna d'Italia) e il 1814 (abdicazione di Napoleone) Brescia vive un decennio tutto sommato tranquillo, a parte l'aumento della pressione fiscale e la requisizione di molte opere d'arte da parte del regime napoleonico.
Nel giugno del 1816, tornati gli austriaci nel lombardo veneto, don Pietro Poli, l'infaticabile animatore dei lavori di ristrutturazione radicale della chiesa, si dimette da curato di Chiesanuova e torna a Bovegno, suo paese natale, dove muore il 24 maggio 1817.
Sempre nel giugno del 1816, mons. Carlo Appiani, prevosto di S. Nazaro e Celso, nomina nuovo curato di Chiesanuova don Giovanni Maria Prevosti, d'anni 40, ex frate francescano dell'Ordine dei Riformati, che da frate aveva assunto il nome di Anselmo, che talvolta troviamo ancora utilizzato in alcuni documenti dell'epoca. Don Prevosti rimane a Chiesanuova per vent'anni, fino al 1836, e l'avvenimento più importante di questo periodo è certamente la visita pastorale del vescovo Nava del maggio 1821, che vedremo nella prossima puntata.

Maurilio Lovatti

 

Mons. Gabrio Maria Nava, vescovo di Brescia

 

Il Cantiere,  aprile 2015, pag. 8 - 9

 

 

 

 

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