Maurilio Lovatti 

 

 

Lettera del Vescovo sulla pastorale per gli immigrati

 

Il Cantiere, giugno 2011

 

 

Il giorno di S. Faustino il vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, ha pubblicato una lettera chiara e coraggiosa sul tema dell'immigrazione, che ha indirizzato alle comunità cristiane della diocesi, auspicando che sia discussa nei vari consigli pastorali parrocchiali, alla luce delle specifiche realtà locali. Il nostro vescovo ricorda come l'immigrazione sia un fenomeno naturale, "antico quanto l'uomo stesso", di cui ci parla anche la Bibbia, pensiamo ad Abramo, o alla fuga del popolo ebraico dall'Egitto. Scrive il vescovo: 

"Sognare un mondo dove ciascun popolo abbia una sua terra, viva entro confini ben determinati e non abbia contrasti con altri popoli ed altre terre è illusione; e le illusioni servono solo a preparare risvegli più amari. Vale la pena prendere atto della situazione per imparare a controllarla e dirigerla al meglio".

Dopo aver esaminato le problematiche degli immigrati cristiani e poi di quelli di altre religioni, mons. Monari riconosce esplicitamente che le maggiori difficoltà d'integrazione sono con gli immigrati di altre religioni, e a questo proposito richiama i principi fondamentali del cristianesimo:

"Dobbiamo partire dalla convinzione che tutti gli uomini formano una famiglia unica, voluta e creata da Dio. C'è dunque un amore eterno e generoso di Dio che si rivolge verso ogni creatura umana; e se Dio ama ciascun uomo, lo stesso amore aperto a tutti è chiesto a ciascuno di noi. Non possiamo disprezzare nessuno, non possiamo essere indifferenti all'esperienza di nessuno; siamo chiamati ad amare tutti e cioè a volere e difendere la vita di tutti. Su questo non ci sono dubbi o incertezze. Naturalmente questo non significa essere relativisti e cioè pensare che tutte le religioni siano uguali e che tutte le appartenenze religiose si equivalgano." 

Il nostro vescovo ci richiama al dovere dell'evangelizzazione verso tutti e ci ricorda che lo strumento migliore per evangelizzare rimane sempre l'amore fraterno:

 "Possiamo condurre gli uomini a credere nell'amore di Dio solo amandoli concretamente, con un amore sincero e generoso, con una prassi di vita che sia fraterna e accogliente. Danno di Dio una pessima immagine coloro che si mostrano fanatici o faziosi o settari; coloro che disprezzano chi non ha la loro fede; coloro che respingono con indifferenza chi non condivide il loro modo di pensare e di agire."

Il quinto e ultimo capitolo della lettera, intitolato La responsabilità politica dei cristiani e l'immigrazione, traccia alcune linee guida per le comunità cristiane, ed è certamente il più innovativo. Le indicazioni più importanti del vescovo sono le seguenti:
1) è insostenibile sia la posizione di chi ritiene necessario "accogliere tutti" sia quella di chi vuole "chiudere a tutti". L'accoglienza dell'altro che il vangelo chiede deve saggiamente fare i conti con le possibilità concrete, in modo che l'accoglienza non produca danni maggiori. 
2) il valore dell'accoglienza deve essere realizzato assieme al valore della legalità, del rispetto delle regole da parte di tutti. 
3) chi lavora presso di noi e contribuisce in questo modo al nostro benessere ha il diritto di vedere riconosciuta la propria attività e di essere messo in regola. 
4) è "illogico" rifiutare la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia da genitori stranieri (il valore dell'unità della famiglia e il diritto del lavoratore straniero di vivere coi propri figli prevalgono su altre considerazioni). 
5) i politici sono chiamati a adoperarsi per evitare qualsiasi forma di discriminazione.
A proposito di discriminazione il nostro vescovo precisa:

"Con questo termine mi riferisco a comportamenti vessatori che trasformano i diritti in scelte di compiacenza; che usano le lentezze burocratiche per sfiancare le persone e costringerle alla rassegnazione o alla rinuncia; che usano due pesi e due misure a seconda della nazionalità o del colore della pelle. Non è lecito a un cristiano approfittare della condizione di debolezza del contraente immigrato per imporre contratti non equi (penso naturalmente ai contratti di affitto o di lavoro). Discriminare può sembrare una scelta vantaggiosa, se si considera solo il profitto economico; in realtà si tratta di un comportamento che usa l'altro come fosse una cosa e finisce - per una specie di effetto-boomerang - per corrodere l'anima di chi lo compie. È un veleno sottile che s'insinua nella coscienza delle persone e distrugge la loro sensibilità umana: quando so, anche se esternamente lo nego, di avere umiliato deliberatamente una persona, perdo la stima di me stesso, del mio valore di persona e questo produce in me insicurezza e senso di privazione." 

E' indubbio che gli ultimi tre punti non sono condivisi da tutte le forze politiche, anzi!, eppure il vescovo li afferma con forza perché ritiene che siano conseguenze coerenti della nostra fede e dei valori in cui crediamo. Qualcosa d'analogo era già accaduto in occasione della vicenda sul cosiddetto bonus-bebè, un paio d'anni fa, quando il vescovo aveva pubblicamente criticato l'Amministrazione comunale di Brescia per aver escluso dal beneficio le famiglie non italiane. Mons. Monari è consapevole che, in quanto Pastore di tutti, non può schierarsi con alcuna delle parti politiche, ma quando alcune decisioni sono oggettivamente in contrasto con i valori di fondo del cristianesimo non può mancare di far sentire la sua autorevole parola, chiara e forte. Anche questa lettera del Vescovo, che pure c'interpella tutti e ci richiama ai nostri doveri, ci fa sentire ancora più orgogliosi d'appartenere alla chiesa bresciana. 

Maurilio Lovatti

 

Il Cantiere, giugno 2011, pag. 7-8

 

 

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