Battaglie Sociali, periodico delle ACLI bresciane, novembre 2022

Intervista a Roberto Rossini

 

Il laburismo cattolico

Maurilio Lovatti

 

 

Esiste un laburismo cattolico come cultura politica ispirata ai valori di solidarietà e giustizia sociale? Detto in altri termini: l’insegnamento sociale della Chiesa può indicare fini e valori per una cultura politica che metta al centro il lavoro?

Quali idee il laburismo cattolico può proporre attualmente alla politica per le riforme?

A queste domande tenta di rispondere il libro sul laburismo cattolico di Flavio Felice (professore ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università del Molise) e del nostro Roberto Rossini (portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia, già presidente nazionale delle ACLI).

Abbiamo cercato di capirne di più intervistando Roberto.

Cosa vi ha spinto a scrivere un libro sul laburismo cattolico?

Il laburismo è un filone che non appare o appare molto poco nel dibattito delle idee. È come un fiume carsico che sta nel sottosuolo e ogni tanto affiora. In realtà il mondo cattolico ha sempre avuto un rapporto speciale col mondo del lavoro. Anche senza tornare indietro a San Benedetto – ora, labora et lege – ricordiamo le organizzazioni che hanno contribuito a costruire la repubblica italiana attuale: si pensi alle Acli, a Coldiretti, a Confcooperative, alla CISL… tutti soggetti che hanno in comune il tema del lavoro. E questo senza dimenticare che la Democrazia Cristiana ha avuto una corrente chiaramente laburista in cui hanno spiccato figure come Dossetti prima o Donat Cattin dopo. Insomma la vicinanza ai lavoratori è stata determinante in molte formazioni del mondo cattolico e nella formazione della repubblica. Non a caso l’idea di una repubblica fondata sul lavoro è stato il punto di caduta più simbolico di tutta la Costituzione. La politica la fanno gli uomini e le donne che incarnano le idee. Ed effettivamente la novità dell’esperienza laburista – soprattutto in Inghilterra, che ne è stata la culla – sta nel fatto che il partito laburista associa il movimento cooperativo, l’associazionismo operaio e il sindacato dei lavoratori. Sono i soggetti sociali che sostanziano il partito.

È quel mondo che noi oggi chiameremmo “terzo settore”. Che rapporto ci può essere tra politica e terzo settore?

No, è qualcosa di più del terzo settore, è l’idea di connettersi alla pluralità dei soggetti sociali che hanno a cura la tutela del lavoro. Poi, se vogliamo parlare di terzo settore e politica, allora riprendiamo quanto disse Giuliano Amato un paio d’anni fa. E cioè che il terzo settore è una pluralità di corpi intermedi che struttura la solidarietà e la sussidiarietà, che connette l’interesse pubblico col privato: perché non chiedere al terzo settore di contribuire a formare la “classe dirigente” per la democrazia?

È interessante anche il metodo che il partito laburista promuove…

Un soggetto così connesso permette di disciplinare e dare forma politica alle istanze dei lavoratori. In realtà è proprio questo percorso politico che permette alla classe operaia di poter cambiare la società senza dover promuovere la rivoluzione. Il laburismo ha sempre avuto un approccio riformista, non rivoluzionario. È un riformismo non privo di un modello economico e sociale, perfino di una utopia, ma con grande senso della realtà.


L’Italia non ha mai avuto un partito laburista, però non è mancato il riformismo, soprattutto nei primi decenni della repubblica…

No, infatti l’evoluzione italiana è stata differente. Un certo riformismo laburista si è evoluto senza un partito con questo nome, per quanto l’esito sia stato comunque il continuo tentativo di avvicinarsi a ciò che noi oggi definiamo “un’economia sociale di mercato”. Tutt’ora l’Unione europea sposa l’economia sociale di mercato, ossia un modello dove la libera competizione economica – che, per inciso, per essere veramente libera dovrebbe essere priva di monopoli e oligopoli – mira alla piena occupazione e al progresso sociale, al miglioramento della qualità dell’ambiente, che combatte l’esclusione sociale, la discriminazione, le tante forme di diseguaglianze. Insomma il modello dell’economia sociale di mercato rappresenta una buona sintesi per declinare il rapporto sempre difficile e complicato tra Stato e mercato.


Stato e mercato sono sempre i due termini di riferimento, ma con che rapporto sono stati pensati?

Abbiamo provato a riassumere la storia di un conflitto – a volte di una cooperazione – tra questi due soggetti, in realtà anche molto plurali, multipli. Abbiamo ricostruito in sintesi un itinerario che va da Friburgo a Londra a Camaldoli per riprendere le idee dell’approccio liberale e poi laburista e poi dei cattolici in politica. Insomma il nostro libro serve anche per fare il punto su culture politiche che ritroviamo anche nel dibattito contemporaneo, magari in modo più disordinato e opportunista.


Le elezioni che si sono appena svolte hanno decretato una sconfitta chiara della sinistra. In cosa può essere utile questo libro?

Sono assolutamente convinto che il lavoro e i lavoratori debbano tornare al centro dell’azione politica, sia per i loro bisogni sia per i loro meriti. Molti lavoratori si sentono privi di rappresentanza politica, sentono i partiti lontani dalla loro esperienza quotidiana e li “puniscono” non votandoli. Recuperare il mondo del lavoro è dunque una grande sfida.

 

Flavio Felice, Roberto Rossini, Laburismo cattolico. Idee per le riforme, Scholè-Morcelliana, Brescia 2022.

 

 

 

 

Battaglie Sociali, novembre 2022

 

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