Battaglie Sociali, mensile delle ACLI bresciane, dicembre 2020, pag. 6

 

Arte di periferia

Maurilio Lovatti

 

Brescia ha beni artistici e culturali inestimabili. Architetture religiose, civili (come il Castello, la Loggia e il Broletto) e dipinti celebri (Tiziano, Raffaello, Moretto, Romanino e tanti altri) si trovano quasi esclusivamente nel centro storico, entro il perimetro della mura venete. Il 2023 sarà un'occasione unica per valorizzarli e farli conoscere all'Italia e al mondo. Anche nelle periferie della città ci sono però opere d'arte straordinarie, anche se meno conosciute.
Mi limito ai due esempi più rilevanti. La pala d'altare della chiesa di San Silvestro, nella frazione di Folzano, è un capolavoro di Giambattista Tiepolo (1696-1770). Rappresenta Papa Silvestro che battezza l'imperatore Costantino il Grande ed è un'opera di grande effetto cromatico ed emotivo. Quando il dipinto giunse a Brescia, il 30 settembre 1759, fu un avvenimento memorabile. Trasportata da un carro trainato da sei buoi bianchi, la pala d'altare sfilò alla testa di una processione solenne per le vie di Folzano, tra due ali di folla entusiasta e festante.
A Chiesanuova, sempre nella periferia sud di Brescia, troviamo addirittura due capolavori: L'Assunta di Giacomo Zoboli (1681-1767) e La Natività di Vincenzo Foppa (nato a Brescia tra il 1427 e il 1430, morto a Brescia tra il 1515 e il 1516), entrambe giunte nella chiesa dell'Assunta in età napoleonica, per sfuggire ai sequestri dei funzionari imperiali. Allora Chiesanuova era una zona di campagna, appartenente alla parrocchia cittadina di San Nazaro e Celso, dove tra le tante cascine sorgeva anche qualche villa appartenente a nobili della città che amavano trascorrere l'estate in campagna. La pala dello Zoboli, dipinta nel 1748, adesso all'altare maggiore, proveniva dalla chiesa di S. Maria degli Angeli di via Bassiche, allora annessa al convento delle suore agostiniane (oggi ci sono le Orsoline). Lo Zoboli, uno dei massimi pittori italiani del Settecento, a Brescia ha dipinto anche la pala dell'Assunta nel Duomo Nuovo (1735) e San Filippo Neri genuflesso davanti alla Madonna (1745) nella chiesa della Pace.
Molto misteriosa è invece la provenienza della Natività del Foppa, giunta a Chiesanuova attorno al 1810 e collocata in un altare laterale predisposto per accogliere il celebre dipinto. Il Foppa, tornato a Brescia nel 1490 dopo oltre 30 anni di soggiorno a Pavia, lo aveva realizzato nel 1492 circa, probabilmente (ma non vi sono fonti documentali decisive) per la cappella dell'Immacolata della chiesa di San Francesco d'Assisi, dove però nel 1603 fu sostituito dall'attuale pala di Grazio Cossali (1563-1629) poiché i frati francescani, sostenitori dell'Immacolata Concezione (che però diventerà dogma della Chiesa solo nel 1854) desideravano un dipinto della Vergine più chiaramente immacolistico. Nessuno studioso è riuscito a scoprire dove sia stato il quadro tra il 1603 e il 1810, né chi lo abbia portato a Chiesanuova. Gli esperti non hanno dubbi sull'attribuzione al Foppa del dipinto a tempera e oro su tavola: le analisi hanno mostrato che, a parte il mantello di San Giuseppe, probabilmente completato da un discepolo, tutto il resto dello splendido dipinto è della mano del grande pittore bresciano.
La chiesa dell'Assunta di Chiesanuova (denominata dalla gente del posto “chiesa vecchia”) è stata sapientemente restaurata una ventina d'anni fa, ed è stata riportata, perfino nei colori degli intonaci, esattamente come era attorno al 1790, quando aveva sostituito un precedente più piccolo edificio seicentesco e, proprio per questo, incanta il visitatore con un impatto visivo straordinario.
Non rimane che auspicare che negli itinerari turistici e culturali del 2023, che presenteranno Brescia e Bergamo capitali della cultura, siano inserite anche le chiese di Folzano e Chiesanuova, contribuendo a far emergere dal cono di parziale oblio i due più importanti beni artistici della periferia bresciana.


Maurilio Lovatti

 

la Natività di Vincenzo Foppa (1492 circa)

 

l'Assunta di Giacomo Zoboli (1748)

Battaglie Sociali, dicembre 2020, pag. 6

 

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