Battaglie Sociali, mensile delle ACLI bresciane, settembre 2019, pag. 8

 

La formazione per ascendere

Maurilio Lovatti

 

Silvio Berlusconi, nel giugno dell'ormai lontano 2001, in occasione della formazione del suo II governo, disse una delle poche, anzi pochissime, cose giuste della sua lunga carriera politica. Disse che per favorire lo sviluppo del Paese era necessario potenziare le tre i (inglese, informatica, imprenditorialità). Lo disse, peraltro, senza poi farlo.
In effetti la conoscenza dell'inglese e la capacità di usare proficuamente internet sono tutt'oggi due requisiti indispensabili per favorire la mobilità sociale. Se nell'Ottocento analfabeta era chi non sapeva leggere e scrivere, l'analfabeta contemporaneo è chi non conosce l'inglese e l'informatica.
Se pensiamo ai nostri giovani, appare subito che chi ha potuto studiare per qualche tempo all'estero acquisendo una buona conoscenza dell'inglese (ed è comunque una minoranza) ha un vantaggio enorme nella ricerca del lavoro e nella possibilità di migliorare la sua condizione sociale, mentre chi non conosce l'inglese rimane decisamente indietro. Nel Medio Evo conoscere il latino era la condizione indispensabile per l'ascesa sociale. Vescovi e talvolta perfino Papi avevano un origine umile, talvolta erano figli di contadini, ma erano potuti ascendere a ruoli sociali importanti grazie all'istruzione e alla conoscenza del latino. Il latino dei nostri tempi è l'inglese, cioè un comune strumento indispensabile per la comunicazione delle conoscenze soprattutto scientifiche e tecniche tra le nazioni. Anche in campo culturale l'inglese ha ormai soppiantato tutte le altre lingue anche come linguaggio comune nei convegni internazionali.
Ancora più grave e paradossale è la situazione relativa all'uso proficuo di internet. Benché quasi tutti i giovani possiedano uno Smart Phone, o abbiano la possibilità di usare un computer, una buona parte di essi li sa usare poco e male. Tutti usano WhatsApp e quasi tutti i social come Facebook o Instagram, ma è sconcertante vedere come ci siano ancora molti giovani o giovani adulti che ancora, ad esempio, si mettono in coda in Banca o alla Posta per fare un pagamento, o alla biglietteria per acquistare un biglietto per il treno o l'autobus. Tutte operazioni che possono essere fatte comodamente su internet risparmiando tempo. In sostanza le nostre abitudini e la nostra cultura sociale non consente ancora di usare tutte le potenzialità derivanti dalla rivoluzione informatica. Se è comprensibile che per un ottantenne o un novantenne non sia facile usare strumenti elettronici o pagamenti con bancomat o carte di credito, lo è molto meno per un quarantenne o un trentenne. E' ovvio che a parità degli altri requisiti, un'azienda preferisce assumere chi sa già usare bene il computer.
(Apro una parentesi: l'ideale sarebbe tra qualche decennio poter arrivare ad abolire il denaro contante: tutti i pagamenti sarebbero così tracciabili e di conseguenza sarebbe definitivamente eliminata l'evasione fiscale, che è la più grave ingiustizia nella nostra società, in particolare in Italia, dove essa è molto più diffusa rispetto agli altri Paesi europei. L'evasione fiscale è doppiamente ingiusta: sottrae allo Stato le risorse utili per aiutare chi ha bisogno o è in difficoltà e distorce la concorrenza, premiando le aziende disoneste e a bassa produttività a scapito di quelle oneste ed efficienti.)
Quando si parla di scuola e formazione occorre evitare di cadere in luoghi comuni. In Italia la scuola, almeno in alcuni settori, come licei classici e scientifici ed alcuni istituti tecnici, garantisce una cultura di base e lo sviluppo della abilità e capacità cognitive a livello dei Paesi più avanzati, e anzi talvolta anche meglio. La scuola primaria garantisce l'integrazione sociale e un minimo di educazione alla cittadinanza. Ciò che manca maggiormente per favorire l'ascesa sociale a chi proviene dai ceti meno abbienti è un sistema di incentivi, come borse di studio, rimborsi per studi all'estero, stage e corsi di formazione più specifici (da affiancare al tradizionale curriculum liceale o degli istituti tecnici) che consenta a chi non potrebbe altrimenti permetterselo di imparare bene l'inglese e l'informatica, per ridurre il divario adesso esistente da chi proviene da famiglie che hanno la possibilità di investire parecchie risorse nella formazione dei figli.
Più in generale si può affermare che la scuola e la formazione potrebbero adempiere meglio al ruolo costituzionalmente attribuito alla Stato di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, e potrebbero essere maggiormente strumento di mobilità sociale, se fossero introdotti strumenti per favorire i “capaci e meritevoli” (art. 34 della Costituzione) e allargare l'accesso ai gradi più alti dell'istruzione, investendo più risorse in borse di studio, rimborso del costo dei libri di testo, dei trasporti, degli affitti per gli studenti universitari fuori sede e così via. Pur nelle ristrettezze di bilancio, l'istruzione dovrebbe avere la priorità, se si vuole investire nel futuro dell'Italia.

- Negli ultimi 10 anni la spesa per l'istruzione in Italia è scesa da 72,7 miliardi di euro a 66,1 (meno 9%)
- In Italia solo il 26% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato
- Se i giovani sono figli di genitori non diplomati, la percentuale scende al 6%
- Il 30% dei giovani con genitori non diplomati e che hanno ottenuto ottimi voti all'esame di Stato (tra 90 e 100) non si iscrive all'università

Battaglie Sociali, settembre 2019, pag. 8

 

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