Battaglie Sociali, mensile delle ACLI bresciane, dicembre 2017, pag. 14-15

 

L'aria che tira in città

 

L'affluenza degli elettori al referendum consultivo del 22 ottobre della Regione Lombardia ha confermato la differenza di orientamento politico e di mentalità tra la città di Brescia e la sua provincia. Nella provincia di Brescia ha votato il 44% degli elettori, mentre in città la partecipazione è stata nettamente inferiore, fermandosi al 33%. Questi dati sono in linea con quelli del referendum costituzionale del 2016, nonostante allora avesse votato il 76,4%, cioè quasi il doppio (segno dell'inutilità del referendum consultivo regionale percepita dalla maggioranza degli elettori). In provincia di Brescia il no alla riforma costituzionale aveva raggiunto il 58,2% (in linea col risultato nazionale del 59%) mentre in città vi era stato un quasi pareggio, con solo il 51,6% di no alla riforma. Situazione simile a quella di Milano, dove nel comune capoluogo il si aveva prevalso, mentre nella provincia aveva vinto il no.
La specificità della città rispetto alla provincia può dunque essere un esempio significativo per suffragare ulteriormente la tesi della sostanziale differenza tra il voto comunale da un lato e quello politico (per il Parlamento o il governatore della Regione) dall'altro, differenza che in linea di principio è valida per qualsiasi comune. Infatti tra i diritti (e doveri) che costituiscono la piena realizzazione della cittadinanza, vi è quello di partecipare consapevolmente e con cognizione di causa alle scelte della comunità locale in cui si vive e si opera. Ciò implica una scelta informata degli amministratori locali, che non discenda meccanicamente dall'adesione ideologica ad un partito. Da questo punto di vista appare auspicabile che le elezioni politiche e comunali non si svolgano contemporaneamente, per evitare una trasposizione semplificatoria del voto politico a quello amministrativo. Viceversa è opportuno, educativo e funzionale alla realizzazione del bene comune che la scelta del sindaco e dei consiglieri comunali sia conseguente ad una valutazione critica di quanto è stato fatto dagli amministratori uscenti e di quanto rimane da realizzare.
Per facilitare questa valutazione la Zona ACLI della città e le Vicarie (zone pastorali) cittadine della diocesi hanno proposto quattro incontri per offrire la possibilità di approfondire alcuni importanti temi amministrativi e favorire una scelta più consapevole. Brescia infatti negli ultimi 5 anni ha assistito a scelte fondamentali, che ne segneranno lo sviluppo nei prossimi decenni. Per ragioni di spazio mi limito a citare quelle nell'ambito dell'ambiente e della cultura e turismo. L'investimento sui beni monumentali (Capitolium, teatro romano, mercato dei grani, prossima riapertura della pinacoteca civica, chiusa da 9 anni, ecc.) ha portato e ancor più porterà ad un incremento delle presenze turistiche.

Sul piano ambientale, oltre all'inizio delle bonifiche dal PCB (tema che per anni era stato sottovalutato), si è avviata la raccolta differenziata dei rifiuti, che ha visto la responsabile partecipazione della grande maggioranza dei cittadini, e che ha consentito un risultato storico per la città (la percentuale di raccolta differenziata è passata dal 37% al 65%) con indubbi benefici per l'ambiente. Inoltre il Comune ha ottenuto da A2A l'eliminazione del cromo esavalente (pericolosamente cancerogeno) dall'acqua potabile, con un investimento di oltre 4 milioni di euro: l'acqua potabile di Brescia è da questo punto di vista diventata tra le migliori al mondo. Sono state messe in sicurezza molte piste ciclabili, è stato significativamente esteso il sistema di Bicimia, che ha raddoppiato gli abbonati, ed è in via di realizzazione una rete organica di piste ciclabili per favorire questa forma di mobilità non inquinante. Inoltre il Comune ha ottenuto da A2A di rinunciare al carbone nella centrale elettrica di via Lamarmora dal 2020, anziché dal 2030, come inizialmente previsto, riducendo così i pericoli per la salute dei cittadini. Le proposte ambientali saranno il principale cavallo di battaglia dell'amministrazione uscente: il Sindaco Del Bono ha recentemente proposto la realizzazione di nuove linee tranviarie urbane per ridurre l'inquinamento dovuto al traffico automobilistico e ha avanzato la proposta che tutte le cinque acciaierie bresciane cedano ad A2A il proprio potenziale energetico (il vapore che deriva dall'attività produttiva e che viene generalmente “sprecato”) sotto forma di elettricità e riscaldamento, sul modello già realizzato con la Ori-Martin di S. Bartolomeo. Con le acciaierie nella rete del teleriscaldamento nei mesi invernali (e dell’energia elettrica in quelli estivi) sarà realizzabile l’obiettivo di chiudere la terza linea dell'inceneritore.


Maurilio Lovatti

 

 

Battaglie Sociali, dicembre 2017, pag. 14-15

 

 

 

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