Battaglie Sociali, mensile delle ACLI bresciane, maggio 2014, pag. 12

 

 

 

Uscire dall'euro è folle

 

di Maurilio Lovatti 

 

 

Un'eventuale uscita dell'Italia dall'euro sarebbe masochismo allo stato puro. Per capire il perché, supponiamo per pura ipotesi che la richiesta degli euroscettici (tra cui grillini, leghisti ed alcuni gruppi d'estrema sinistra) di abbandonare la valuta europea sia accolta. Se si tornasse alla lira, si assisterebbe ad una rapida svalutazione della stessa (dalla parità un euro uguale a 1936 lire, si andrebbe in una forbice presumibile di 4-6 mila lire). A fronte di qualche significativo vantaggio per le industrie esportatrici, che vedrebbero aumentare la loro competitività sui mercati esteri, i cittadini subirebbero autentiche stangate sul pieno di benzina e sulle bollette della luce e del gas (petrolio e gas si comprano in dollari, e con una lira svalutata costerebbero più del doppio). E l'aumento dei prezzi delle merci importate avrebbe effetti negativi sull'economia, facendo salire significativamente l'inflazione. Ma in fondo questo sarebbe il male minore, per quanto doloroso.
Quello che i fautori dell'uscita dall'euro dimenticano sempre è il rimborso degli interessi sul debito pubblico. Alla fine del 2013 l'Italia era indebitata per 2.069.028 milioni di euro, pari a circa il 132% del PIL (circa 33.000 euro a persona!) e al tasso d'interesse medio del 2013 sui titoli di Stato, il 2,08%, ciò comporta una spesa annua d'interessi di circa 40 miliardi di euro, (prima il tasso d'interesse era molto più alto, 3,11% nel 2012 e 3,61% nel 2011, ma grazie all'azione dei governi Monti e Letta è alquanto diminuito in parallelo allo spread). Poiché i titoli di Stato sono stati sottoscritti in euro, con l'uscita dell'Italia dalla moneta europea e la conseguente svalutazione della lira, nella migliore delle ipotesi il costo degli interessi raddoppierebbe, o forse anche triplicherebbe (l'ammontare esatto dipenderebbe dall'entità della svalutazione della lira che sarà determinata dai mercati internazionali). Per farvi fronte lo Stato dovrebbe aumentare enormemente le tasse (al punto che le recenti imposte come l'IMU e simili sembrerebbero solo lieti ricordi) con conseguenze nefaste sull'economia del Paese, oltre che per noi cittadini, oppure lo Stato non avrebbe più soldi per pagare scuole, ospedali e pubblici dipendenti. Entreremmo in una crisi così grave che, al confronto, perfino la situazione della Grecia sembrerebbe un paradiso! Ecco perché uscire dall'euro sarebbe una follia.

 

 

Maurilio Lovatti

 

Battaglie Sociali, maggio 2014, pag. 12

 

 

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