Battaglie Sociali, mensile delle ACLI bresciane, febbraio/marzo 2013, pag. 16-17

 

 

 

Rinnovare con saggezza

il sinodo bresciano sulle unità pastorali

 

di Maurilio Lovatti 

 

 

Il 9 dicembre si è concluso solennemente il 29° sinodo diocesano. Quando una Chiesa diocesana deve prendere decisioni importanti per la sua identità e la sua missione, si riunisce in Sinodo. Il termine "sinodo" significa letteralmente "convegno", "adunanza". Il fine è di discernere insieme ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. E lo Spirito parla soprattutto attraverso i "segni dei tempi" e le persone impegnate nella vita della chiesa. Il Sinodo è stato una consultazione del popolo di Dio, un discernimento spirituale comunitario, in vista di un nuovo cammino.
L'esperienza storica dei precedenti tre Sinodi del XX secolo mostra che, al di là dei temi indicati come oggetto di discussione, il Sinodo segna sempre una svolta importante per la Chiesa, perché consente di affrontare globalmente gli aspetti significativi della vita della Chiesa diocesana, che nell'attività ordinaria sono spesso messi tra parentesi o soffocati dalla necessità di agire rapidamente. Così il Sinodo di mons. Gaggia del 1923 ha posto le basi per una rinnovata unità e consapevolezza della chiesa bresciana nell'opposizione al fascismo di cui andiamo particolarmente fieri; così nel Sinodo di Tredici del 1952 per la prima volta in Italia una relazione è stata svolta da un laico, anticipando profeticamente l'orientamento sul ruolo dei laici, che poi sarà deciso dal Concilio Vaticano II; così nel Sinodo di Morstabilini del 1979 sono state poste le premesse e assunte le decisioni di fondo per attuare a Brescia le innovative scelte conciliari, con fondamentali ricadute positive fino nel presente.
Il dibattito che si è svolto nell'assemblea sinodale dello scorso dicembre, durato quattro intere giornate, sempre presiedute dal vescovo, e a cui hanno partecipato circa 200 laici eletti nelle varie zone della diocesi e circa 170 tra sacerdoti e religiosi, ha mostrato come non fosse reale la preoccupazione di chi temeva che il Sinodo servisse solo a ratificare decisioni già prese: il fatto che il documento sia stato ampliamente rimaneggiato e integrato dalla Commissione, tenendo conto della gran parte degli emendamenti proposti, ne è la prova indiscussa.
Dell'ampio documento finale, pubblicato anche sul sito diocesano, mi soffermo in particolare sulla partecipazione dei laici e sulla pastorale sociale, temi particolarmente cari alle ACLI.
La partecipazione attiva e consapevole dei fedeli laici ai consigli pastorali è un momento insostituibile affinché si attui pienamente la corresponsabilità dei laici secondo gli insegnamenti del Vaticano II. Il Sinodo ha tuttavia preso atto, con realismo e senza ipocrisie, che accanto ad esperienze efficaci e gratificanti, molti CPP stentano a svolgere pienamente la loro funzione: chi vi partecipa ha talvolta la percezione di organi formali, inutili o scarsamente influenti, che si riuniscono saltuariamente, in alcuni casi semplicemente per ratificare decisioni già prese dai sacerdoti. L'introduzione delle Unità Pastorali (UP) comporta necessariamente l'istituzione del Consiglio dell'UP, ma per evitare la moltiplicazione degli organismi è stato accolto l'emendamento che elimina l'obbligo di ogni parrocchia di eleggere un proprio consiglio pastorale. Nel regolamento di ogni UP potranno essere previsti organismi di partecipazione diversi nelle varie parrocchie, dalle consulte alle assemblee. Non si tratta evidentemente di un cambio di nomi, ma del tentativo di non moltiplicare e burocratizzare gli organi di partecipazione, perché ciò provocherebbe disaffezione e vanificherebbe l'obiettivo di valorizzare la partecipazione e la corresponsabilità dei fedeli laici. Nella stessa prospettiva è stato deciso che i consigli pastorali di zona scompariranno dopo l'attuazione delle UP in tutta la diocesi.
Un altro aspetto in cui il documento ha subito significative modifiche riguarda la pastorale sociale; grazie ad un emendamento sostenuto anche dal presidente delle ACLI, Rossini, e da don Mario Benedini, tra le competenze dell'UP, oltre ai problemi relativi al mondo del lavoro, sono state aggiunte quelle della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato.
Mi auguro che questo Sinodo passi alla storia per aver attuato un rinnovamento della pastorale della Chiesa bresciana, che ci dia nuovo entusiasmo, che ci aiuti a sfuggire le tentazioni della pigrizia mentale, del rifugiarsi nelle tranquille abitudini, nel conformismo, nell'ipocrisia, nella chiusura diffidente verso le nuove sfide che la realtà c'impone.

 

 

Maurilio Lovatti

 

Battaglie Sociali, febbraio/marzo 2013, pag. 16-17

 

 

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