Lettere e documenti su mons. Giacinto Tredici non contenuti nel Fondo Tredici dell'Archivio storico diocesano di Brescia

 (a cura di Maurilio Lovatti)

 

 

Lettera di Elisa Salerno del 14 settembre 1917

 

 

A Giacinto Tredici

 

Vicenza, 14.09.1917

 

Reverendissimo Signore,

non occorre le dimostri che io ho capito la lettera e lo spirito della Scolastica, perché Ella lo sa benissimo, insegnando da molti anni, con la parola e con la penna, filosofia e teologia tomistica; e mi astengo dal giudicare il Suo contegno, per non essere tentata di accusarla di malafede, non arrivando a comprendere come Ella pretenda di smentirmi, mentre gli errori della Scolastica, da me denunciati e confutati, sono anche oggidì la base dell’allevamento e del trattamento femminile. Legga il libro pernicioso del Rosler su La Donna nell'umana convivenza,[1] legga Il femminismo dello Spina,[2] i libri del Cathrein,[3] anzi legga qualunque libro cattolico sulla donna e non vi troverà che errori antifemministi scolastici. Legga «La Riscossa» del I settembre u.s., gli articoli de «L'Osservatore Romano»”’ del 16-17 luglio u.s. che fanno orrore!

Lei è professore, e che professore; cos’è la contessa Da Persico, intellettualmente, in Suo confronto, sebbene sia nubile, nobile e diriga una pubblicazione? Nella Chiesa, neppure una scuola c’è di filosofia per le donne, e queste sono considerate perfette, in ragione del loro imbecillimento. Ella stessa me ne dà prova abusando dell’ignoranza e della fiducia in Lei della Contessa Da Persico, per farle pubblicare una protesta che, ripeto, è un saggio di destituzione mentale femminile.

Se la Da Persico fosse stata donna sensata, invece di dubitare ch’io abbia detto giusto e di darmi addosso come una forsennata, avrebbe aperto i libri di S. Tommaso, cercato, controllato, confrontato e giudicato rettamente. Non riesco a persuadermi che il mio Vescovo abbia approvato, positivamente, l’atto della Da Persico, perché Egli avrebbe fatto cosa men che onesta.

Riguardo alle teorie scientifiche del loro tempo, come Ella dice, che cosa importa che il Rosler, per es., rigetti la teoria del maschio occasionato, se pretende spiegare le pre­tese ignominiose deficienze della donna con la teoria dell’a­nima inferiore e diversa da quella dell’uomo?

Se non è zuppa è pan bagnato.

Faccio punto, riservandomi di spiegarmi più ordinatamente e specificatamente per mezzo della stampa, s’Ella avrà un po’ di tempo, per polemizzare sulla «Scuola Cattolica».

Dolente dell’opposizione che mi sentii costretta a farle, Le ne chiedo venia, augurandomi che la Reverenza Vostra voglia consacrare qualche poco delle Sue preziose energie per la redenzione della donna.

Con profondo ossequio mi segno

 

Dev. ma

Elisa Salerno

 

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[1] Agostino Rosler, La Donna nell'umana convivenza, con prefazione di Guglielmo Van Rossum, Torino-Roma 1915

[2] A. R. Spina, Il femminismo, Libreria editrice Francesco Ferrari, Roma 1914

[3] Vittore Catherin, Il problema femminile, Libreria editrice Milanese, Milano 1910

 

 

Fonte: Fondo Salerno, n. 3. Pubblicata in Una penna inquieta. Lettere scelte di Elisa Salerno, Edizioni Messaggero, Padova 2002, pag. 80-82

 

 

Nota esplicativa: Elisabetta Salerno, detta Elisa (Vicenza 1873 - 1957) è considerata una delle prime "femministe" cristiane, autodidatta, figlia di un fornaio, di salute cagionevole, non poté compiere studi regolari ma studiò da sola il latino, il francese, il tedesco e anche filosofia e teologia, discipline allora riservate ai maschi, utilizzando i libri del seminario vescovile di Vicenza. Difese i diritti delle donne più deboli, come braccianti e prostitute, e benché molto religiosa, fu per due volte privata dei Sacramenti dal Vescovo di Vicenza, per le sue pubblicazioni allora considerate troppo innovative. Si battè contro i pregiudizi sulla donna diffusi nella cultura cattolica del tempo. [Su Elisa Salerno si veda: E. Vicentini, Una chiesa per le donne. Elisa Salerno e il femminismo cristiano, D'Auria, Napoli 1995 e G. A. Cisotto, Elisa Salerno e la promozione della donna, Studium, Roma 1996].

Elena Da Persico (Verona 1869 - 1948) di nobile famiglia, pur avendo conseguito il diploma di maestra elementare e l'abilitazione all'insegnamento del francese,  svolse prevalentemente l'attività letteraria scrivendo romanzi e collaborando a diverse riviste. Diresse il periodico cattolico femminile Azione Muliebre pubblicato a Milano per diversi decenni. Fece voto di verginità nel 1903. Si rivolse alle donne indicando strade di riscatto e di promozione, ma sempre difendendo l'idea della "naturale gerarchia" tra i sessi secondo la cultura cattolica del tempo. Si dedicò con impegno e competenza per l'elevazione culturale delle donne e per la loro difesa dallo sfruttamento in ambito lavorativo, chiedendo la riduzione dell'orario di lavoro, il riposo notturno e festivo. Si oppose allo sfruttamento delle sartine, con le quali partecipò allo sciopero che rivendicò la loro dignità e il giusto salario. Fondò la Società di mutuo soccorso fra le operaie.

Nel 1919, quando sembrava imminente una legge sul voto alle donne, Azione Muliebre sostenne una posizione articolata: di contrarietà sul piano teorico, e di sostegno al voto sul piano storico concreto. Lei stessa si iscrisse al Partito Popolare di don Luigi Sturzo, collocandosi sulle posizioni di Agostino Gemelli e Olgiati a favore di una natura dichiaratamente confessionale del partito. Nel 1969 si è concluso il processo diocesano per la sua beatificazione. (m. l.)

 

 

 

Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2009, pag. 451, € 20

 

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