Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2009, pag. 451, € 20

 

 

Premessa e ringraziamenti

 

Questo libro su Giacinto Tredici è solo in parte una ricostruzione storica della vita e dell'attività pastorale del Vescovo di Brescia. Intende anche essere un primo complessivo esame del suo pensiero filosofico e teologico. Come tale è un libro in cui s'intersecano argomenti di storia religiosa e politico-sociale, di filosofia, di teologia e di religione.
La ricostruzione storica si basa in gran parte su fonti e documenti inediti, tratti soprattutto dal Fondo Tredici dell'Archivio storico diocesano di Brescia. Si tratta di 130 voluminosi faldoni che contengono molte decine di migliaia di carte, parzialmente ordinate per argomenti, senza un ordine cronologico e prive di un inventario dettagliato. Inoltre il fondo è incompleto, mancando i diari del Vescovo, citati peraltro in alcuni articoli di mons. Enzo Giammancheri, e alcune lettere, la cui esatta quantificazione è, allo stato attuale, impossibile, perché manca una catalogazione cronologica. Nonostante queste limitazioni, la documentazione è veramente imponente e mi ha imposto una ferrea selezione per mantenere accettabili le dimensioni dello scritto, con gli inevitabili rischi di soggettività che ciò comporta. Sempre per contenere la mole dello scritto non ho citato analiticamente le fonti documentali quando ho potuto avvalermi di notizie o informazioni già pubblicate in articoli o testimonianze. Mentre non ho trovato difficoltà a consultare i documenti conservati nell'Archivio di Stato di Brescia, in quello centrale di Roma e nell'archivio storico diocesano di Milano, non mi è stato possibile accedere ai documenti dell'Archivio Segreto Vaticano, che è attualmente consultabile solo fino al pontificato di Pio XI.
L'idea di scrivere questo libro si è formata in me gradualmente, con la confluenza di tre differenti motivazioni. In un primo momento, nei miei studi di filosofia, ho incontrato il prof. Giacinto Tredici, come uno dei fondatori della Rivista di filosofia neoscolastica, nel 1909, in stretta collaborazione con padre Agostino Gemelli, e poi come uno dei maggiori artefici della rinascita del tomismo in Italia, autore di un allora celebre manuale di storia della filosofia. Mi aveva colpito la ragionata e brillante difesa delle tesi del card. Mercier, condotta con coraggio, nonostante Amato Masnovo e gli altri maggiori esponenti della neoscolastica fossero molto critici nei confronti dell'ontologia e della dottrina della conoscenza del vescovo di Malines.
In secondo luogo sono stato incuriosito dalla figura storica di Tredici, vescovo di Brescia dal 1934 al 1964, direttamente coinvolto in drammatiche scelte negli anni della seconda guerra mondiale e della resistenza. Mi sono accostato a questo aspetto dell'attività del vescovo tramite le ricerche di storia locale condotte con gli studenti delle classi quinte della sezione A del liceo scientifico statale Copernico di Brescia, negli anni 2005 e 2006, nell'ambito del corso per i beni culturali e ambientali. Di fronte a figure terribili e inquietanti, come lo spietato Questore di Brescia Manlio Candrilli, che ricercava gli ebrei da rastrellare e deportare con più accanimento delle stesse SS tedesche, e che perseguitava senza tregua i partigiani, o il famigerato Ferruccio Sorlini, comandante delle Camice Nere, Giacinto Tredici appariva agli studenti del liceo come protagonista "buono", che non si risparmiava per aiutare chi era nei guai. Io stesso mi son reso conto di quanto sia poco conosciuto, nell'opinione pubblica, il ruolo dei cattolici nella resistenza.
Agli inizi del 2006, quando avevo già cominciato ad interessarmi della figura di Tredici, sono stato coinvolto, nella mia parrocchia, S. Maria Assunta di Chiesanuova in Brescia, alla preparazione della vista pastorale del Vescovo di Brescia. Nella seduta del consiglio pastorale parrocchiale del 9 febbraio 2006, nella sala del fuoco, mentre stavamo preparando la relazione sulla situazione della parrocchia da presentare al vescovo, si sviluppò un confronto su come percepivamo la figura del vescovo. Una ragazza del consiglio pastorale, Elena Salvi, disse con franchezza che, mentre i giovani vivono e sentono la parrocchia e l'oratorio come una seconda casa, dove vi si recano volentieri, avvertono invece il vescovo e la diocesi come qualcosa di lontano ed emotivamente estraneo. Questa ragazza non portava semplicemente un suo vissuto personale, ma interpretava lucidamente lo stato d'animo della maggior parte dei suoi amici coetanei, tutti peraltro generosamente e seriamente impegnati nelle attività parrocchiali e, aggiungo io, anche di molti adulti. Insomma, se ben si riflette, ci si rende conto che molto fedeli hanno un'immagine distorta del vescovo, visto come un burocrate, un funzionario necessario, ma lontano o, all'opposto, come una persona speciale, un santo diverso dagli altri fedeli: non è facile "sentire" i vescovi non solo come successori degli apostoli o come funzionari (vescovo originariamente significava sorvegliante) ma anche come espressione della comunità, come coloro che hanno il carisma della sintesi e che sanno valorizzare le capacità e i contributi di tutti i fedeli, e promuovere la comunione ecclesiale. Ho pensato che per comprendere non superficialmente la missione del vescovo (di santificazione, d'insegnamento, di governo e di sintesi dei carismi) poteva essere utile accostarsi concretamente all'esperienza d'episcopato di mons. Giacinto Tredici, che ha guidato la diocesi di Brescia in anni molto difficili, talvolta drammatici (si pensi alla guerra civile ed alla resistenza al fascismo e al nazismo). Pur con le sue esitazioni, le sue umane debolezze (e chi non ne ha?) egli è riuscito a divenire, impegnandosi con dedizione e fedeltà alla sua vocazione, "l'equilibrato difensore del popolo a lui affidato, il prudente attentissimo difensore degli inermi, dei poveri, dei deboli contro la vendetta straniera, il portatore di una parola ispirata solo alla bontà, alla comprensione, al sentimento di fraterna collaborazione" (come recita la delibera del consiglio comunale che, all'unanimità, gli ha conferito la cittadinanza bresciana).
Per consentire al lettore di comprendere il contesto storico nel quale si è svolta l'azione di mons. Giacinto, mi è stato necessario richiamare frequentemente episodi e vicende della storia di Brescia. Per contenere le dimensioni del libro entro limiti ragionevoli, ho dovuto anche qui operare drastiche selezioni. Così, ad esempio, non potendo riassumere tutte le vicende della resistenza bresciana, ho cercato di ricostruire con maggior dettaglio solo il ruolo dei cattolici nella stessa resistenza. Così, per quanto riguarda gli anni della ricostruzione, mi sono soffermato quasi esclusivamente sul ruolo delle associazioni cattoliche (Azione Cattolica, DC, ACLI, CISL, ecc.). In sostanza ho richiamato la storia locale solo quando essa serviva a meglio comprendere e valutare l'azione di Giacinto Tredici. Nelle numerose note ho dato notizia di molti personaggi locali (sacerdoti, amministratori, parlamentari) che il lettore medio potrebbe non conoscere, anche qui senza pretese di completezza.

 

Ringraziamenti

In primo luogo devo ringraziare mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, che mi ha onorato dell'introduzione a questo libro. Nonostante i suoi gravosi impegni diocesani e nazionali, è riuscito a trovare il tempo per leggere il manoscritto e per scrivere un'introduzione non di circostanza, che se letta attentamente, può fungere da vera e propria chiave di lettura del libro.
Altrettanto sentito vuol essere il mio ringraziamento a mons. Francesco Beschi, nuovo vescovo di Bergamo, che come vescovo ausiliare di Brescia e come amico, è stato il maggior sostenitore di questo libro, sia autorizzandomi a consultare senza limitazioni l'Archivio storico diocesano, sia aiutandomi a superare diverse difficoltà, sia infine incoraggiandomi sempre a proseguire nella ricerca. Senza di lui probabilmente questo libro non ci sarebbe.
Ringrazio inoltre:
- Il prof. Mario Taccolini, direttore dell'Archivio storico diocesano, nonché docente di storia all'Università cattolica, che mi ha facilitato significativamente la consultazione dei documenti d'archivio ed è stato generoso di indicazioni e suggerimenti per me molto preziosi.
- Il prof. don Livio Rota, docente di storia della Chiesa al Seminario diocesano, che mi ha gentilmente fornito utili indicazioni.
- Il prof. padre Marco Paolinelli, ordinario di storia della filosofia all'Università cattolica, che ha letto e revisionato pazientemente le bozze dei capitoli sul pensiero filosofico e teologico.
- Il prof. Cosimo Franco Manni, del liceo scientifico Leonardo di Brescia, nonché caro amico, che ha letto con scrupolosa attenzione l'intero manoscritto e mi ha fornito numerosi e importanti suggerimenti, in particolare aiutandomi riflettere sugli aspetti psicologici del carattere di Tredici e sul rischio, in me sempre presente, di assumere inconsapevolmente toni apologetici.
- Il prof. Rolando Anni, dell'Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea di Brescia, che mi ha aiutato ad orientarmi nella documentazione sulla resistenza.
- La prof. Daria Gabusi, che mi ha fornito informazioni sulla storia dell'editrice La Scuola di Brescia.
- Il prof. don Angelo Pizzetti, del liceo scientifico Copernico di Brescia, che mi ha fornito notizie sulle presunte apparizioni mariane di Montichiari.
- La prof. Ietta Vanzini Trolli, che mi ha fornito notizie sulla parrocchia di S. Maria del Suffragio di Milano.
Un particolare ringraziamento devo a mons. Bruno Maria Bosatra, responsabile dell'Archivio storico diocesano di Milano, che con competenza, pazienza ed illimitata disponibilità mi ha aiutato nelle ricerche relative al periodo milanese di mons. Tredici. Mi piace ricordare che con grande disponibilità, un pomeriggio dell'estate del 2008, ha tenuto appositamente aperto per me l'archivio, per consentirmi di completare una ricerca senza dover tornare a Milano, e che ha eseguito al posto mio diverse ricerche su documenti d'archivio e mi ha fornito utilissimi chiarimenti.
Anche a Brescia gli addetti all'Archivio storico diocesano sono stati molto disponibili, prima il dott. Francesco Bustaffa, fine studioso, gentile e generoso nell'esaudire le mie richieste, e poi la dott. Lucia Signori, gentilissima ed efficiente. Molto utile mi è stata anche la biblioteca del Seminario diocesano: ringrazio il direttore, don Ovidio Vezzoli, e soprattutto la bibliotecaria, dott. Vera Bugatti, disponibile, volonterosa, efficacissima, che mi ha aiutato ben oltre i suoi doveri d'ufficio. Ringrazio anche don Francesco Baronchelli, che gentilmente ha eseguito alcune ricerche all'Archivio centrale dello Stato di Roma, così come sono grato al dott. Michele Busi, presidente diocesano d'Azione Cattolica, che mi ha consentito di consultare l'archivio storico dell'associazione.
Oltre alla fonti documentarie, questo libro deve molto anche alle testimonianze orali: ringrazio quindi mons. Antonio Fappani, l'avv. Cesare Trebeschi, il sen. prof. Fabiano De Zan, il dott. Mario Cattaneo e Franco Castrezzati, tutti ormai oltraottantenni, ma con invidiabile memoria, che mi hanno dedicato molte ore, lasciandosi pazientemente interrogare, e che oltre alle informazioni esplicitamente indicate nel libro, mi hanno molto aiutato nel ricostruire e meglio comprendere il clima e gli stati d'animo negli anni della guerra e della ricostruzione a Brescia. Ringrazio anche Carlo Pietrobelli, autista del Vescovo, e don Arturo Balduzzi, parroco di Chiesanuova, che me lo ha presentato.
Ringrazio inoltre l'amico Giuseppe Senini, che in una serata spagnola dell'estate del 2007, sorseggiando un cocktail in camper, mi ha suggerito di porre alla fine del libro i capitoli sul pensiero di Tredici, sia pure sovvertendo l'ordine cronologico. Consiglio che ho accolto e che penso abbia giovato alla leggibilità del mio scritto.
Infine il ringraziamento più grande a mia moglie Pierangela ed ai figli Giulio e Sofia, che hanno dovuto subire la mia assenza da molte vicende di vita familiare, per le centinaia di ore trascorse al computer a scrivere questo libro, e che mi hanno sostituito in molte incombenze domestiche, contribuendo così al mantenimento di uno stato d'animo sereno, che mi ha permesso di completare il lungo lavoro.

Brescia, marzo 2009.

 

 

Maurilio Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia 2009, pag. 451, € 20

 

Giacinto Tredici, vescovo di Brescia in anni difficili

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