Lettere pastorali di mons. Giacinto Tredici, vescovo di Brescia dal 1934 al 1964

 

 

Laicato e laicismo

 

 

Non si è mai forse, da parecchio tempo in qua, usato fra noi del termine laico, laica come in questi tempi: laica si vuole la scuola, laica la legislazione, laica la politica. E con questa parola si vuole intendere ed affermare un indirizzo contrario, ostile, o almeno estraneo a tutto quello che viene dalla Chiesa Cattolica.
Ora è ben diverso, nella sua origine, il significato della parola laico. Essa non include nessuna contrarietà alla Chiesa: anzi è un termine prettamente ecclesiastico. La Chiesa Cattolica infatti insegna che i suoi membri si dividono in due categorie: chierici o ecclesiastici, e laici (Cod. I.C., can. 948). E mentre sono considerati ecclesiastici coloro dei suoi membri che sono rivestiti di una speciale autorità, di insegnare la dottrina di Gesù Cristo e dare la grazia da lui meritata colla Redenzione, si chiamano laici i membri della Chiesa che non hanno quella autorità e quell'incarico, pure appartenendo alla Chiesa stessa e godendone i frutti spirituali.
Evidentemente non intendono così le cose coloro che tanto parlano di scuola e di politica laica. Essi sono più o meno contrari ad ogni influenza pubblica della Chiesa; e si chiamano spesso, e noi li chiameremo laicisti.
Di fronte a tante affermazioni di laicismo, intendo richiamarvi a poche nozioni sul laicato (condizione dei laici nella Chiesa) e il laicismo (coloro che vorrebbero negare o limitare l'influenza della Chiesa).


I

I LAICI NELLA CHIESA

Come si è detto, il laico è chi appartiene alla Chiesa senza avere in essa una speciale autorità, cioè senza appartenere alla Gerarchia.
Il laico, per il fatto di appartenere alla Chiesa, nulla perde di quelle prerogative che naturalmente gli spettano per il fatto di essere una persona umana. Tali sono la sua dignità come un soggetto del consorzio umano; la libertà, cioè la capacità di determinarsi da sè, salvo i limiti che alla sua attività possono venire da una legge o da un diritto altrui; il diritto di scegliersi una professione in cui esercitare la sua attività in vantaggio proprio e della umana convivenza di cui fa parte. E in tutto questo egli è guidato da una persuasione formatasi nella sua coscienza, anche quando questa gli presenta un comando che gli viene da una legittima autorità, o da una fede che gli presenta un insegnamento superiore, in quanto è la sua coscienza che gli presenta quel comando legittimo, o quell'insegnamento degno di essere seguito.
Per questo nessuno ha il diritto di considerare il laico credente menomato nella sua dignità per il fatto di aderire ad una fede fondata su un insegnamento divino, più di quello che dovrebbe dire di chi aderisce ad una dottrina di altro genere, scientifica, sociale, politica, lasciandosi guidare da persone di cui conosce o crede di conoscere la competenza.
E non solo il laico credente non è dalla sua fede menomato nella sua dignità; anzi egli trova nel suo appartenere alla Chiesa un tesoro inestimabile, un arricchimento delle sue possibilità naturali. Egli trova un complesso di verità altissime, che mettono una mirabile armonia nei problemi dell'universo, specialmente in quelli che riguardano la sua vita spirituale, al di là delle capacità del mondo sensibile che lo circonda. Da quelle verità egli apprende i veri valori della vita, il fondamento del dovere morale che lo guida nelle sue determinazioni. Dalla sua fede egli trova il conforto nelle difficoltà, e un sano ottimismo fondato in una speranza che trascende le possibilità della vita umana. Egli sa di formare coi fratelli che gli sono intorno nel mondo in cui vive, anche al di là dei rapporti di famiglia, di lingua, di nazionalità, come ana immensa famiglia, un mistico corpo di cui è capo il Divin Salvatore, e da lui affluiscono in tutti i membri tesori di grazia, di orza, di bontà.
Questo è il laico credente, che sa di essere membro della Chiesa, nella quale l'ha inserito fin dalla sua infanzia il Battesimo, nella quale, se per quello che lo riguarda è stato fedele, lo ha sviluppato l'attività santificatrice dei mezzi di grazia istituiti per lei da Gesù Salvatore.
Egli sa che alcune funzioni in questo organismo soprannaturale sono riservate ad un ceto speciale, a cui egli non appartiene, a sacra Gerarchia. Ma non per questo egli ha motivo di rammaricarsene. Perchè, se egli per inclinazione sua o per vocazione speciale non vi si è inserito e non le appartiene, sa che la sacra Gerarchia, per volontà di Dio, è al suo servizio e al servizio di tutti suoi simili, per assisterlo e fornirgli il necessario per far fruttificare i tesori di grazia che Dio ha concesso anche a lui e a tutti fratelli. Egli sa che, se, secondo l'espressione evangelica, molte sono le mansioni nella casa di Dio, tutti sono ugualmente chiamati al banchetto divino della vita eterna.

L'APOSTOLATO DEI LAICI

Non si deve credere, per altro, che, se la custodia e l'insegnamento delle verità cristiane sono nella Chiesa, per volontà del suo Divino Fondatore, affidate ad una speciale categoria di persone, cioè alla Gerarchia, nulla spetti al laico in servizio della Chiesa. C'è anche un apostolato dei laici, che vuoi dire una funzione attiva anche propria di essi nell'organismo della Chiesa. Ne ha parlato anche recentemente il Sommo Pontefice.

a) Una prima forma di apostolato è il buon esempio. Per il laico cristiano la sua appartenenza alla Chiesa l'impegna a vivere secondo i suoi insegnamenti: i quali non contengono soltanto una determinata dottrina speculativa, ma contengono anche una pratica di vita. E' in primo luogo l'esercizio dei doveri religiosi, che riguardano direttamente i nostri rapporti con Dio, di cui la Chiesa si fa eco, ci accompagna in tutte le nostre azioni, quelle comuni ad ogni genere di persone, e quelle particolari allo stato in cui ognuno si trova. Di qui i doveri del proprio stato, secondo le condizioni di famiglia, secondo lo stato e la professione di ciascuno.
Il cristiano che vuole essere tale di fatto e non soltanto di nome, sente di dover essere osservante in tutte le circostanze della vita. E questa vita condotta sempre, apertamente, secondo i dettami della legge di Dio e della Chiesa, è veramente una forma di apostolato. Le persone che lo avvicinano vedono in lui descritta praticamente la vita cristiana, che anch'esse sono chiamate a praticare. Si ha una testimonianza pratica resa al Vangelo di Cristo, un invito agli altri a fame anch'essi la regola della propria vita. E' la domanda angosciosa: " Cur isti et istae cur non ego? - quello che hanno fatto costoro perchè non potrei, non dovrei farlo anch'io? " che segnò il momento della conversione di S. Agostino, che da anni non si decideva a spezzare le catene del peccato.
Ecco il compito del buon padre, della buona madre di famiglia, del buon professionista, del magistrato, del negoziante, dell'imprenditore, dell'operaio, che vivendo apertamente la loro vita cristiana, la fanno amare e diventano apostoli della fede da cui essi sono animati.

b) Un'altra forma, più diretta e positiva, di apostolato dei laici può essere l'insegnamento e l'educazione. Che dei buoni laici prestino la loro opera nell'insegnare il catechismo o nell'impartire l'istruzione religiosa, o insegnando altre materie di scuola lo facciano curando anche i rapporti delle materie scolastiche colla religione cristiana, sono evidentemente ottime forme di apostolato. Come lo è, e anche più, l'opera che si fa per curare direttamente l'educazione dei fanciulli e dei giovani. Lo fanno, lo devono fare perchè è un dovere specifico del loro stato, i genitori verso i loro figli. Lo fanno gli educatori che ne hanno assunto l'incarico nei collegi ed istituti simili.

c) Può essere apostolato dei laici l'aiuto prestato secondo le possibilità a svariate iniziative delle opere di assistenza, che facendo del bene nel nome di Dio chiamano le anime a lui.

d) E' apostolato in modo speciale, anche per incarico direttamente avuto dalla Gerarchia, l'Azione Cattolica, nelle sue diverse parti e nelle sue propaggini, che tendono a formare coscienze pienamente e apertamente cristiane e le avviano alle varie forme di apostolato specifico.

e) E ancora è apostolato dei laici anche l'assumere direttamente la difesa della religione e della Chiesa dalle insidie e dalle aperte opposizioni che le si fanno. E in questo il laico cattolico dovrà usare la stampa, e con essa tutti i mezzi leciti che sono a sua disposizione, compresi quelli che vengono messi a disposizione di tutti i cittadini dalle forme organizzate della società civile.
E' questo sommariamente un programma di quello che può essere il laico, il laicato cattolico, come la Chiesa lo intende. E' il cristiano che, grato degli aiuti che Dio gli presta nella Chiesa a cui appartiene, sente l'onore di poter fare qualche cosa che affianchi ed appoggi il compito di redenzione che la Chiesa esercita per mandato divino, lieto di prestare il suo contributo secondo le sue possibilità.


II

LAICISMO E LAICISTI

Come ho detto sopra, il laicismo tende a non riconoscere una influenza benefica della religione e della Chiesa nella società, ed anche eventualmente a combatterla. Io qui non intendo fare una storia dei movimenti di questo genere o considerarne distintamente le gradazioni e le mosse politiche. Richiamerò alcuni punti che sarà bene tenere presenti, come sintomi di un pericolo che bisogna impedire si diffonda nelle coscienze e nel pubblico e prepari una offensiva contro la Chiesa e la sua giusta influenza nella vita civile.


LA RELIGIONE NELLA VITA PUBBLICA

Si è detto tante volte, dal socialismo come dal liberalismo classico, che la religione è un affare privato delle coscienze, e per questo non deve avere influenza nella vita pubblica.
Ora chi dice questo trascura due considerazioni di massima importanza.
Innanzi tutto, dipende da Dio non solo l'individuo, perchè tutto ha ricevuto da Dio e gli deve rendere l'omaggio della sua dipendenza e della sua riconoscenza, ma anche la società di cui l'individuo fa parte. E' Dio che ha dato all'uomo l'inclinazione alla vita sociale, che diventa anche una necessità, perchè della vita comune l'uomo ha estremo bisogno. Come cosa richiesta alla esistenza ed al benessere della società. Dio ha disposto che vi sia nella società una autorità come elemento di ordine e di attività associata; per cui si dice giustamente con S. Paolo che anche l'autorità è da Dio. Ciò posto, mentre affermiamo che l'uomo individuo deve a Dio l'omaggio del suo onore e della sua dipendenza (ed in questo consiste sostanzialmente la religione), come potremmo ammettere che anche la società non sia tenuta a rendere omaggio a lui?
Tanto più che la società ha bisogno della religione per il suo retto funzionamento. La religione infatti si presenta a noi non solo come l'esercizio di date funzioni di culto, ma anche come un complesso di norme precettive che regolano l'attività dell'uomo in tutte le sue contingenze, e che sono munite di una sanzione superiore da parte del Giudice a cui nulla sfugge. Quelle norme Io spingono ad agire con giustizia ed equità, gli impongono l'amore dei propri simili, il dovere di contribuire al benessere comune anche con sacrificio proprio, l'educazione delle nuove generazioni, e così via. Queste norme di vita associata sono già, in un certo modo, nel fondo della coscienza di ognuno; ma è facile comprendere come esse assumono maggior precisione, maggior forza incitante per il fatto che ci vengono nella luce di un insegnamento divino, ed inculcate con insistenza dalla Chiesa che ne fa oggetto continuo della sua predicazione.
Vorrà la società civile privarsi di un simile aiuto, che fonda la sua efficacia non sopra sanzioni esteriori come la legge umana e una pena esterna, ma su un dettame sacro che entra nella coscienza dell'uomo e del cittadino e lo dispone ad operare al bene comune?
Di fronte a queste considerazioni si comprende come anche nazioni moderne e civili hanno messo ancora a capo dei loro ordinamenti costituzionali il nome di Dio supremo legislatore, e i governanti ne invocano la protezione in occasioni solenni.

LA CHIESA CATTOLICA NELLA NAZIONE ITALIANA

La religione si presenta a noi, per volontà del suo Divino Fondatore, organizzata in una società, la Chiesa, munita di carismi soprannaturali e di benemerenze di un valore inestimabile. Essa promulga ed insegna quei dettami di onestà, individuali e civili, che sopra si sono accennati, mentre conferisce ai suoi fedeli aiuti sacri che avvalorano i propositi di compiere generosamente il proprio dovere, per il bene proprio e della comunità.
Questa Chiesa, che è la forma concreta della religione, è un patrimonio prezioso della grande maggioranza della nazione italiana, che ha l'alto onore di essere la più vicina al centro principale della sua attività. E possiamo dire grande maggioranza, perchè, se anche vi è, purtroppo, fra noi una minoranza che non pratica i doveri della vita cristiana, anch'essa, in una forma generale, ne riceve l'influsso.
Naturalmente, questa influenza della Chiesa nella vita pubblica non riguarda le singole organizzazioni della vita civile, che sono determinate dallo Stato per mezzo dei suoi organi legislativi, secondo gli ordinamenti che esso stesso si è dato, e che la Chiesa lascia alla sua competenza. Ma è sull'animo dei singoli cittadini che essa influisce, coltivando quei sentimenti di onestà, di ordine, di giustizia, di amore che, assecondati dai singoli possono rendere buona e degna la convivenza civile, e in un certo senso entrano a dare una impronta generale al clima morale della nazione. E siccome in regime democratico le leggi promanano dagli stessi cittadini attraverso i legislatori da essi eletti, è naturale che la concezione cristiana che i cittadini hanno della vita della nazione si rifletta nel tenore delle leggi, anche se la cosa possa suscitare i lamenti dei laicisti.
Vi sono nella vita della società civile situazioni e problemi che interessano insieme la società civile che cura il benessere temporale e la Chiesa che dirige e fomenta la vita spirituale delle medesime persone, che sono insieme i cittadini della Nazione e i fedeli della Chiesa. Per questo caso i due organismi, Chiesa e Stato, si intendono con reciproco animo di autonomia e insieme di collaborazione, e ne vengono quelle convenzioni ed ordinamenti che rispecchiano la competenza associata dei due organismi e dei due poteri, che sono i Concordati.
Il Concordato che ora vige in Italia, mentre ha risolto dolorosi contrasti sorti fra la Chiesa e lo Stato nazionale, ha creato una situazione in cui è riconosciuta alla Chiesa la sua posizione di indipendenza che le conviene per la sua alta autorità, a cui i buoni cittadini guardano con riverenza ed affetto, mentre lo Stato mantiene tutta la sua autorità nella sfera che lo riguarda.
Naturalmente, è dovere di ogni cittadino cattolico di adoperarsi con ogni mezzo a sua disposizione perchè questo accordo fra la Chiesa e la Nazione Italiana sia mantenuto e rispettato, e la Chiesa possa continuare nella suo funzione di conservare ed insegnare il patrimonio della Divina Rivelazione che le è stato affidato, a vantaggio delle nostre anime e della Nazione stessa, che delle grandi verità da essa custodite ha estremo bisogno.

IL PROBLEMA DELLA SCUOLA

Quella tendenza a cui ho accennato, che vorrebbe togliere ostacolare l'influenza della religione e della Chiesa nella vita pubblica, e che ama chiamarsi laicismo, si agita in questi tempi specialmente su due punti. Primo, la scuola.
La scuola, nei suoi diversi gradi e indirizzi, è l'ambiente nel quale si preparano alla vita gli uomini di domani, i futuri cittadini Tutti vedono l'importanza fondamentale della scuola. E non ci meravigliamo se tante persone sono occupate e tante spese si incontrano perchè essa funzioni bene, e funzioni per tutti, nei limiti del possibile.
E' noto che i cattolici italiani domandano la libertà della scuola, cioè di poter aprire e gestire scuole proprie con carattere apertamente cristiano, nelle quali l'insegnamento della scienza sia dato in armonia colla religione e la fede della nostra gioventù, che è in grande maggioranza cristiana. E questo per evitare il pericolo, tutt'altro che ipotetico, che dovendo i giovani delle nostre famiglie cattoliche frequentare le lezioni di insegnanti di tutt'altre idee, abbiano a sentirsi turbati nella loro fede e nelle convinzioni religiose: cosa non improbabile data la loro età e impreparazione a discussioni difficili e incresciose fra scolari ed insegnanti.
Che queste aspirazioni nostre, di avere nostre scuole, inappuntabili nell'insegnamento scientifico, e insieme sicuramente e francamente in armonia colla nostra fede, sia cosa tutt'altro che impossibile, lo prova con luce meridiana il fatto della Università Cattolica del Sacro Cuore, che sta a pari colle altre Università italiane in tutto quello che riguarda l'insegnamento della scienza, mentre sa coltivare nei giovani la fede e la cultura religiosa.
Purtroppo, come è noto, la stessa sicurezza non possiamo sempre avere nelle scuole di Stato, dove ci possono essere insegnanti di ogni idea, non ostante la presenza in esse di esimii e a noi cari professori, del cui insegnamento ci possiamo sicuramente fidare, ai quali volentieri esprimiamo la nostra riconoscenza.
D'altra parte, non si vede perchè lo Stato debba avere il monopolio dell'insegnamento, riservato alle proprie scuole, mentre fuori di esse ci possono essere scuole ed insegnanti competenti, che hanno la fiducia delle famiglie cristiane.
La Costituzione dello Stato Italiano ammette la libertà della scuola, e noi ne vogliamo approfittare, contro la pretesa dei laicisti di oggi, come di ieri e di sempre, che vedono nella scuola libera un valido baluardo in difesa della religione e della fede e della loro influenza nella società, e perciò la vorrebbero abolire o renderle impossibile l'esistenza.
Per questa scuola apertamente cristiana, per la quale fin dal suo tempo tanto ha lottato il nostro campione Giuseppe Tovini, i cattolici italiani, colla benedizione della Chiesa, fanno sacrifici. Esempio magnifico l'Università Cattolica sopra ricordata, che da molti anni ormai vive per le offerte dei fedeli d'ogni condizione, ed ora audacemente si accinge ad aggiungere alle altre sue facoltà di insegnamento anche quella, tanto impegnativa, di medicina. Ma non sarebbe cosa fuori di posto che lo Stato, il quale paga le sue scuole, intervenisse, sia pure parzialmente, a sussidiare anche le nostre scuole private, quando siano bene ordinate, visto l'enorme dispendio che esse gli risparmiano, e che dovrebbe assumersi a proprio carico se dovesse provvedere a costruire e mantenere scuole e pagare professori anche per il numero ingente di alunni che invece frequentano le nostre scuole.
Mentre noi favoriremo le nostre scuole apertamente cristiane, non possiamo disinteressarci di gran parte della gioventù che affluisce alle scuole statali. Per questo il Concordato ha stabilito che anche in quelle scuole non manchi, sia pure limitato, l'insegnamento religioso, riconosciuta la facoltà di esserne dispensati ai figli delle famiglie che lo richiedessero.

IL DIVORZIO

Altro punto sul quale pare vogliano pronunciarsi le diverse categorie di laicisti è la introduzione del divorzio nella legislazione italiana.
Il divorzio, cioè lo scioglimento del Matrimonio, è un attentato contro la natura stessa del matrimonio, oltre che contro la legge evangelica.
Non è necessario spendere molte parole per far rilevare la dignità e la importanza del matrimonio, considerato come fondamento della famiglia, in ordine specialmente alla procreazione ed alla educazione della prole.
La Bibbia ci presenta il matrimonio come la prima istituzione disposta da Dio per l'esistenza e il benessere della umanità. Nel Vangelo Gesù Cristo ha riaffèrmato la natura e l'importanza del matrimonio, affermandone, colla unità, anche la indissolubilità, revocando una tacita dispensa data al popolo ebreo, e pronunciando quelle parole solenni, che la Chiesa molto opportunamente ricorda nel rito della celebrazione del matrimonio: Quod Deus coniunxit homo non separet - L'uomo non osi separare quello che Dio ha congiunto.
Per questo la Chiesa, mentre raccomanda la prudenza e una conveniente preparazione ad un atto di tanta importanza, e stabilisce per il suo benestare alcuni impedimenti alla sua valida celebrazione, una volta stabilita la validità del matrimonio celebrato, lo dichiara indissolubile. Quelli che qualche volta si chiamano nella stampa incompetente annullamenti di matrimonio concessi dalla Chiesa Cattolica, sono invece dichiarazioni, in base ad una accurata indagine, di una nullità fin dal momento della celebrazione, per la esistenza di qualche impedimento o la mancanza di qualche elemento necessario.
La Chiesa da secoli mantiene l'affermazione di questa indissolubilità, e riprova l'introduzione del divorzio avvenuta in molte nazioni. L'Italia non ha ammesso il divorzio nella sua legislazione. E i tentativi fatti più di una volta per introdurlo non riuscirono per la resistenza dell'anima ancora sana della Nazione.
Sono note le obbiezioni che si fanno a questa dottrina della Chiesa, considerata troppo rigorosa. Si tratta di inconvenienti intervenuti nella vita coniugale (infedeltà, discordie, assenza prolungata di uno dei coniugi, ecc.). Sono senza dubbio circostanze dolorose. Quante cose dolorose nella vita! Ma qui c'è un principio da salvare, la indissolubilità del vincolo matrimoniale, così connessa colla necessità che sul matrimonio si fondi e si sviluppi una famiglia come Dio la vuole, organo benedetto di trasmissione ed educazione della vita.
Si pensi alla condizione dei figli di fronte alla discordia dei genitori ed all'abbandono di uno di essi. E poi c'è il fatto, provato ad esuberanza, della triste esperienza delle nazioni che hanno voluto ammettere questa pratica dissolvitrice. Il divorzio, presentato prima come un rimedio eccezionale per casi estremi, sotto la spinta delle passioni si fa sempre più frequente, fino a costituire una piaga e un allarme contro la solidità e il benessere delle famiglie.
Ed e un fatto constatato che, se l'Italia è fra le poche nazioni che non hanno accolto il divorzio nelle proprie leggi, è anche quella dove l'istituto familiare è ancora più sentito e rispettato, nonostante, pur troppo, tante dolorose eccezioni. Non è dunque, la sua tradizione antidivorzista, una condizione di inferiorità, ma anzi una prerogativa che la colloca al disopra delle altre nazioni, come indizio di sanità familiare.
I cattolici italiani, per rispetto alla dignità ed alla prosperità dell'istituto del matrimonio, si opporranno ancora, come già hanno fatto altre volte, alla introduzione del divorzio. E mentre, naturalmente, come cattolici si opporranno al divorzio per il matrimonio celebrato come sacramento, come cittadini pensosi del benessere della Patria e della famiglia che ne è la istituzione fondamentale si opporranno a qualunque specie di divorzio. Sempre pronti, invece, a quei provvedimenti che, mantenendo saldo l'istituto familiare, vengano incontro alle necessità delle famiglie, e specialmente delle famiglie povere e numerose.
Del resto io credo che per le anime pensose una efficace propaganda contro il divorzio è costituita dalle narrazioni che una stampa compiacente fa su larga scala delle indegne avventure divorzistiche troppo frequenti fra certe dive e certi divi che danno spettacolo tanto miserevole di sè.


Fratelli e figli miei, vi ho brevemente presentato la posizione dei laico nella Chiesa, in tutta la sua dignità. La Chiesa gli dà la sua assistenza spirituale e lo invita a vivere intensamente la vita cristiana, cooperando all'apostolato della Gerarchia. E vi ho messo in guardia contro i tentativi di svalutare o impedire l'influsso benefico della Chiesa nella società.
Vi benedico tutti e vi auguro di vivere bene il sacro tempo di Quaresima e di prepararvi ad una vera Pasqua di risurrezione.

Brescia, 16 febbraio 1958

 

 

 

 

 

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