Lettere pastorali di mons. Giacinto Tredici, vescovo di Brescia dal 1934 al 1964

 

 

Per una vita più onesta e più pura

 

 

Scriviamo con l'animo vivamente preoccupato per alcune condizioni di vita del nostro amato popolo, sulle quali si concentra da un po' di tempo non soltanto la nostra sollecitudine pastorale, ma anche l'attenzione di altre autorità e di quanti hanno a cuore, colla prosperità materiale delle popolazioni, anche, e più, la loro sanità morale.
E' questa, la sanità morale delle masse, la condizione necessaria perché tanti nostri cari figli, specialmente tra la gioventù, salvino la loro anima, e non rendano inutile per sè la redenzione compiuta dal Salvatore a prezzo del suo sangue prezioso. Ed è anche, lo dobbiamo proclamare alto con tutti coloro che attendono con animo retto al pubblico bene, la condizione per la vera prosperità della Nazione: prosperità che non è fatta soltanto di ricchezze, ma anche e soprattutto di virtù morali. Nella virtù soltanto, praticata anche a costo di rinuncia ad ogni allettamento disordinato che ci venga dai sensi, sta infatti la base, sulla quale possono fiorire la disciplina, il rispetto delle autorità, la forza dei cittadini e la salvezza della compagine familiare, che formano il fondamento della grandezza delle nazioni.
La nostra parola però non vuol essere un lamento destinato a creare o favorire una concezione pessimistica della società in cui viviamo. Vuol essere anzi un segnale d'allarme, un appello pieno di fiducia a tutti coloro che hanno l'amore per il bene e la coscienza del pericolo.

I

Partiamo. da un fatto, la cui segnalazione ci è venuta, con alto senso di responsabilità e desiderio di bene dal Rettorato della nostra Provincia.
Facendo pubblicare sui giornali cittadini il resoconto della assistenza prestata alla Maternità ed Infanzia nei due anni 1934 e 1935, il Rettorato segnalava come da parecchi anni a questa parte, mentre è diminuito il numero dei nati nella provincia, sono notevolmente cresciuti i nati illegittimi.
Due fenomeni, questi, dolorosi, anche dal punto di vista nazionale, perché la nazione ha bisogno, per essere forte, di non perdere i suoi valori principali, che consistono nel numero dei suoi abitanti e nella saldezza dell'istituto familiare.
Ma prima ancora, questi fenomeni sono dolorosi, perché sono indice di una deviazione da quella sana morale, che consiste nella osservanza della legge divina, scritta nei Comandamenti che la nostra santa religione ci ha conservato e ci insegna, e del resto così corrispondenti alle sane esigenze della natura, che è essa stessa -non dimentichiamolo - opera di Dio, e ne conserva - per chi bene la studia - la fondamentale struttura che Egli le ha dato, anche sotto le deviazioni che sono frutto della colpa d'origine e di tanti altri elementi perturbatori.

FONTI INARIDITE

Crescite et multiplicamini (Gen. 1, 28), disse Dio ai nostri progenitori, quando, creato l'uomo e la donna, istituì il matrimonio come mezzo per conservare e trasmettere la vita. E da allora quella è stata la legge fondamentale del matrimonio. Dio ha circondata questa istituzione di sapienti prerogative, come la fedeltà e l'indissolubilità, che rendono più serena la convivenza e più facile e completa l'educazione degli esseri che spunteranno da quella unione. Ma il cristiano, che, nell'osservanza della santa legge di Dio che l'ha istituito, entra nello stato del matrimonio, sa che lo scopo del matrimonio è quello da Dio fissato da principio, e che le funzioni che sono proprie di quello stato, in tanto gli sono permesse, in quanto tendono a quello scopo che è voluto da Dio. Così anche il matrimonio ha la sua purezza. Ed il cristiano sa che ogni volontaria deviazione da questa regola è una colpa di fronte a Dio ed alla propria co scienza, anche prima di essere considerata dannosa alla società, che ha bisogno di cittadini.
Di qui le belle famiglie numerose delle nostre popolazioni più piene di senso cristiano, che richiamano le famiglie degli antichi Patriarchi, benedetti da Dio. In mezzo alle difficoltà, a cui per altro provvede la Provvidenza divina, valendosi della onesta laboriosità dei genitori stessi e dello spirito di carità e di saggia previdenza delle istituzioni umane, queste famiglie sono esempio prezioso di austerità e scuola di virtù.
E' facile comprendere, che la dimenticanza di questi principii fondamentali, che solo la nostra fede può insegnare nella loro integrità, è la causa principale del lamentato fenomeno della diminuzione delle nascite, che preoccupa seriamente altre nazioni, ma non lascia senza preoccupazione anche la nostra. E noi constatiamo il fenomeno doloroso nelle informazioni che abbiamo nelle nostre Visite Pastorali, e nei confronti che facciamo tra paese e paese. E', si potrebbe dire, una anticipata soppressione di tante vite, frutto dell'egoismo umano, che non cerca che piacere e comodità propria e rifugge dall'austerità del dovere. Quando non è, con violazione dei più sacri e potenti affetti della stessa natura, la soppressione di vite che hanno già avuto l'inizio: delitto più grave ancora, di cui però non manca chi, con tanta facilità, si rende colpevole.

MATERNITA' SENZA ONORE

A questo fenomeno doloroso s'aggiunge l'altro, come abbiamo ricordato, dell'aumento delle nascite illegittime.
Che profanazione questa, di una delle più belle opere di Dio nell'ordine della natura: la maternità!
Dio ne ha fatto la fonte della vita. Ed ha per questo dotato la donna di istinti preziosi, che diventano virtù, perché oggetto di una volontà decisa a uniformarsi alle disposizioni divine. Queste belle virtù materne sono specialmente l'amore pei figli, forte, disinteressato, longanime, e lo spirito di sacrificio. Ma queste virtù si preparano nella futura madre colla delicatezza e colla abnegazione. Dio ha poi voluto circondare la donna che diventa madre di una dignità, che, mentre le assicura gli aiuti di Dio e il rispetto di tutti, le procura anche la possibilità di attendere bene alla educazione delle sue creature. Questa dignità viene alla madre dal matrimonio, fonte di grazia e di aiuti divini, ed insieme vincolo prezioso e soave, che la lega per sempre a colui che sarà il padre dei suoi figli, che se ne prenderà insieme con lei cura, coprendoli del suo nome onorato ed insieme della sua protezione ed aiuto.
Tale è la maternità, quale la vuole la legge di Dio, e la nostra lede ci insegna. Così - noi parliamo alla grandissima maggioranza di voi, figli dilettissimi - abbiamo conosciuto ed ammirato noi la nostra madre, amata ed onorata da noi non solo perché ci ha dato la vita, ma anche perché l'abbiamo vista circondata di dignità e ci è stata maestra di virtù. E nei nostri continui contatti col popolo, come volentieri Noi benediciamo le madri che, con dignità insieme ed amore, ci portano i loro bambini, perché scenda su essi, con quella del Vescovo, la benedizione di Dio, che esse stesse le madri sì sono meritata con una vita onorata e degna!
Ma che disgusto, quando la maternità è sfrondata di questa bella aureola, ed invece di essere santificata dalla grazia del Sacramento, è frutto della colpa, non abbastanza giustificata dalla inesperienza giovanile! Povera madre, soffusa di vergogna davanti al figlio suo, senza un appoggio, senza un nome onorato, costretta a lasciare anche nel frutto innocente delle sue viscere, davanti al mondo, il ricordo della sua colpa.
A costoro la carità cristiana ci insegna di porgere la mano per risollevarle dal loro stato, per provvedere ai bisogni delle loro creature a cui manca la protezione di chi la dovrebbe dare per dovere e per amore, per impedire che continuino sulla strada nella quale hanno già dato cattivo esempio, sfruttate forse dalla cattiveria altrui. Ma noi non possiamo mancare di ricordare a loro la loro colpa, perché siano indotte a miglior vita, ed il loro esempio non serva di scuola funesta ad altre, che vengono dopo di loro. E le cure che la carità e la provvidenza privata e pubblica si prendono di esse, devono essere contemperate in modo, che non formino a loro quasi una condizione di privilegio in confronto delle madri fedeli alle leggi dell'onestà.
Sono miserie della vita, sulle quali non si vorrebbe fermarsi.
Ma pur lo dobbiamo fare, per ufficio del nostro ministero pastorale, perché il male non è lontano da noi, ed è entrato nelle nostre popolazioni. Lo abbiamo dolorosamente constatato nelle nostre peregrinazioni pastorali; le statistiche accennate sopra ce ne hanno dato la conferma. Abbiamo davanti il numero degli illegittimi assistiti dalla Federazione provinciale di Brescia dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia nei comuni della nostra provincia. Qualche volta, vedendo le cifre assegnate a qualche comune, c'è da chinare il capo e sospirare!

LACRIMAE RERUM

Ma tutti comprendono facilmente, che i due fenomeni dolorosi sopra ricordati non sono che una parte, o, se si vuole, l'esponente più evidente, perché soggetto a statistiche, di tutto un complesso di altri mali morali, che devono preoccupare gli intelligenti ed onesti, ma sopra tutti noi, pastori di anime, e quanti hanno una responsabilità, sopra le condizioni della vita delle nostre popolazioni.
E' la ricerca immoderata del piacere, del divertimento, senza riguardo ai limiti dell'onesto e del dovere. E' la soverchia importanza data al danaro, alla forza materiale, in confronto della cura dello spirito. E' l'immodestia del vestire di talune delle nostre spiagge, dello stesso abbigliamento dei bambini e delle bambine, non sempre conforme alle regole della modestia ed occasione di stimoli, che fanno poi sentire su larga scala la loro triste influenza. E' il turpiloquio. E' la promiscuità dei sessi, senza opportune cautele, negli stabilimenti. Sono gli spettacoli cinematografici cd i loro titoli provocanti; spettacoli di varietà nei teatri e nei pubblici ritrovi, con tanta offesa della decenza; e l'altro spettacolo, sotto certo aspetto più doloroso, di un pubblico numeroso che vi accorre. Sono i balli pubblici, che rappresentano spesso i primi passi della gioventù verso una vita libera, una spinta verso esperienze imprudenti e peccaminose
Ci arrestiamo qui. E ci avvediamo di aver fatto una lunga, fastidiosa enumerazione. Ma abbiamo la coscienza di non aver detto troppo. E, come vedete, non si tratta solo di colpe singole.
Spesso si tratta di un ambiente viziato, dove le inclinazioni cattive trovano il pascolo e lo stimolo a darci i frutti avvelenati. In ambienti simili, colla educazione che naturalmente ne viene, quei due fenomeni dolorosi, da cui siamo partiti, non meravigliano più.
Eppure il danno è grave. La nostra cara gioventù, speranza dell'avvenire, ne scapita troppo.
E' per questo che noi sentiamo il dovere di raccogliere l'allarme che è stato dato, e di lanciarlo a tutti, come un appello ad una cooperazione di tutti per un ambiente più puro, più elevato, verso mete migliori.

II

RIMEDI DEL NOSTRO MINISTERO

Ci rivolgiamo prima di tutto, a voi, venerandi parroci e sacerdoti, nostri cooperatori nella cura delle anime: perché nostro è principalmente il dovere, affidatoci dal Divin Salvatore, di procurare con ogni mezzo a nostra disposizione la salvezza delle anime. Guai se per la nostra negligenza o debolezza il male entrasse nel nostro gregge, o vi rimanesse indisturbato, estendendo i suoi attacchi e moltiplicando le sue vittime.
Avete la parola di Dio, e la predicherete con assiduità, ricordando a tutti con forza e con prudenza, che non siamo al mondo per goderci in ogni modo paganamente la vita, ma per considerarla come un mezzo dato da Dio per assicurarci la vita eterna, la quale, secondo l'avvertimento di Cristo, non si acquista se non con la mortificazione di noi stessi e delle nostre inclinazioni.
Ricorderete con prudenza ai genitori i doveri dello stato che liberamente hanno abbracciato, perché ne rispettino sempre le leggi stabilite da Dio. Ricorderete loro il dovere di essere sempre ai loro figliuoli esempio di virtù e di riservatezza; e di vigilare su di essi, perché non seguano le vie del male, e non si mettano nelle occasioni pericolose che abbondano ovunque. Li ammonirete che riflettano seriamente prima di permettere che le loro figliuole frequentino stabilimenti, dove non siano sufficientemente osservate le regole della modestia cristiana, o restino lungamente sole sui monti, esposte ai pericoli di cattivi incontri.
Assisterete in modo speciale la gioventù, raccogliendola, dove è possibile, negli oratori, dove oltre imparare col catechismo a conoscere la santa legge di Dio, vedranno come si possa vivere la santa letizia cristiana, senza venir meno all'onestà e purezza della vita. Chiamerete specialmente i manipoli scelti dell'Azione Cattolica, maschile e femminile, ad una santa crociata in difesa della purezza cristiana.
Veglierete perché nelle vostre parrocchie non succedano scandali o non sorgano occasioni di corruzione e di peccato, segnalando con prudenza, quando ne sia il caso, gli inconvenienti alle autorità di pubblica sicurezza, che ha, tra i suoi alti uffici, anche l'incarico della tutela esteriore del buon costume.
Adoprerete tutto il vostro zelo e la vostra prudenza, perché non si aprano nelle vostre parrocchie quei balli pubblici, che sono spesso occasione di disordini, e sempre infiacchiscono gli animi nella resistenza agli incentivi del senso. Cercherete di prevenire il male, persuadendo gli interessati, o correndo ai ripari.
Il vostro Vescovo sarà sempre al vostro fianco per appoggiare i vostri sforzi, desideroso com'è che sia tolta questa piaga dai nostri paesi. Da parte vostra poi, non mancherete di osservare in pieno quanto le leggi nostre diocesane e il IX Concilio Provinciale hanno stabilito per la pubblica tutela del buon costume: - quanto al negare le solennità esteriori al battesimo dei nati fuori di legittimo matrimonio (can. 145) ed al matrimonio di coloro che non hanno saputo prepararsi al sacramento colla castigatezza della vita, - e quanto alla sospensione delle feste particolari dei vostri paesi, quando se ne voglia prendere occasione per promuovere pubblici balli o altri spettacoli pericolosi (can. 117). Sarà, in tutti questi casi, la voce della Chiesa, che richiama la coscienza cristiana dei fedeli, ammonendo che non è lecito mescolare le cose sante coll'incentivo al male e colla profanità delle feste mondane.


LA COLLABORAZIONE DI TUTTI

Ma la nostra parola di Pastore non può rivolgersi solo ai parroci ed ai fedeli che più frequentemente sono abituati a sentire la loro voce. Di fronte alla gravità del male, le cui manifestazioni più evidenti hanno sollevato l'allarme anche delle persone che occupano posti elevati nella amministrazione della pubblica cosa, la nostra parola si rivolge a tutti, in nome di quella fede che tutti ci accomuna nel rispetto agli insegnamenti della legge cristiana, e di quella carità di patria, che a tutti noi fa desiderare e volere la nostra nazione, forte e pura, all'avanguardia del vero progresso, che non è mai disgiunto dall'onestà della vita, e dalla sanità morale delle nostre forti popolazioni.
A tutto il popolo bresciano noi domandiamo il consenso ad un proposito di maggiore austerità di vita, conforme del resto al momento grave che la nostra patria ha attraversato.
Alle diverse organizzazioni, - a quelle soprattutto, a cui è affidata la formazione civile della gioventù e l'assistenza ai lavoratori dei campi e delle officine nelle ore libere dal lavoro, -chiediamo che vogliano usare in pieno i mezzi a loro disposizione per un'opera altamente moralizzatrice: con una oculata vigilanza sulla massa giovanile; col favorirne la partecipazione al catechismo, ai sacramenti e alle altre pratiche della vita cristiana; preferendo, anche per gli adulti, nelle attività ricreative, quelle che veramente ricreano lo spirito ed irrobustiscono le membra, dando francamente il bando ai balli e ad ogni altra forma di svago che possa rappresentare un pericolo per la pubblica morale.
Finalmente, noi chiediamo in questa opera santa di restaurazione morale, la collaborazione delle Autorità civili della Provincia, alle quali ci lega già - lo riconosciamo volentieri - un comune proposito di collaborazione per il bene materiale e morale delle nostre popolazioni. La parte nostra, per la missione ricevuta da Dio, si rivolge direttamente alle coscienze; ad esse spetta il compito di mantenere o ristabilire l'onestà esteriore dell'ambiente, cosicché gli stimoli del male ne siano, per quanto è possibile, eliminati.
Così, coll'aiuto di Dio, e con tutti i mezzi che la Provvidenza mette a nostra disposizione, ci adopreremo a porre un argine al male, che dilaga con tanta rovina delle anime e danno della patria nostra, che reclama famiglie ben regolate, giovinezze forti e pure.
Dio benedica questo appello che ci è dettato dal nostro dovere e dall'amore per le anime. A tutti che questo appello accoglieranno per farne motivo di una santa azione purificatrice, paternamente benediciamo.

Brescia, 20 luglio 1936


 

 

 

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