Lettere pastorali di mons. Giacinto Tredici, vescovo di Brescia dal 1934 al 1964

 

 

Saluto del Vescovo alla Diocesi

 

Gratia vobis et pax a Deo, Patre nostro et Domino Jeso Christo. Grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo (Rom. I, 7). Con questo saluto l'Apostolo S. Paolo incominciava tutte le sue lettere alle diverse cristianità da lui fondate, o che da lui aspettavano la parola sicura della fede. Col medesimo saluto mi presento io pure a voi, figli dilettissimi, all'inizio del mio ministero episcopale. Così potessi far miei anche i sentimenti di zelo, di amore al Divin Redentore Gesù, di sollecitudine per le anime da Lui redente, che infiammavano il cuore del grande Apostolo e lo guidavano nel compiere fino all'ultimo, e con tanto frutto, la sua missione pastorale.
Le parole dell'Apostolo, esempio insigne di zelo a tutti i Vescovi che degli Apostoli sono i successori, contengono tutto quello che un Vescovo può augurare ai suoi fedeli. La grazia, il gran dono di Dio che ci innalza tanto vicino a Lui, fino a renderci in certo modo partecipi della vita divina, e che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha meritato sacrificandosi per noi, e con essa, frutto di essa, la pace; quella pace a cui tutto il mondo sembra anelare con insistenza senza riuscire ad assicurarsela, e che solo il Divino Redentore ci ha portato sulla terra, offrendola a chiunque la voglia attingere ai suoi insegnamenti ed all'osservanza dei suoi precetti.
Questa grazia e questa pace il Vescovo sente di poter annunciare, perchè ne ha ricevuto la missione da Dio.

LA MISSIONE DEL VESCOVO

Mentre sto per cominciare il mio ministero tra voi, io sento il bisogno di riferirmi all'origine di questo mandato, così pieno di grandezza e di responsabilità. E l'origine è evidentemente divina.
E' lo stesso Divin Redentore, che dopo d'avere insegnato ai pochi abitanti della Giudea e della Galilea che lo poterono avvicinare, la sua dottrina celeste, ha voluto affidarne la conservazione e la diffusione alla Chiesa da Lui fondata, la mistica società dei fedeli, l'ovile destinato a contenere le sue pecorelle, ed a capo della sua Chiesa pose i Pastori, che in suo nome la governassero. Per questo comunicò ad essi i suoi stessi poteri: Sicut misit me Pater, et ego mitto vos. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi (Jo., XX, 21). E poi ancora: Data est mihi omnis potestas in coelo et in terra. Euntes ergo docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. E' stato dato a me ogni potere in cielo ed in terra. Andate dunque, istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (Matt. XXVIII, 18, 19). E per assicurare il successo della loro missione, aggiungeva: Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli (Ibi, 20). Nelle quali parole è evidente la volontà del Salvatore, che la missione data in quel momento agli apostoli che gli stavano davanti si continuasse poi nei loro successori attraverso i secoli, cioè nei Vescovi uniti a Pietro, da Cristo stesso costituito Capo supremo della sua Chiesa.


MAESTRO DI VERITA'

In virtù di quella divina missione, il Vescovo è costituito Maestro di verità.
Quanti maestri si sono presentati al mondo, colla pretesa di insegnare. Ed hanno insegnato la scienza, portandola alla scoperta di sempre nuovi aspetti della realtà, ed alla conquista di tante forze della natura. Hanno insegnato il diritto, per stabilire le norme più ragionevoli e più socialmente utili della convivenza umana. Hanno insegnato la filosofia, coll'intento di indagare le ragioni ultime delle cose. Ma tutti costoro non hanno saputo e non sanno dire quella parola che l'umanità attende con ansia: la parola che, al di là della realtà delle cose materiali che ci circondano, e delle ideologie più o meno astratte dei giuristi e dei filosofi, sappia dire, e con sicurezza, quale è il valore e la legge della vita, l'origine e il fine della nostra travagliata esistenza, la via da seguirsi perchè la vita stessa sia degna delle sue origini, e giunga al conseguimento del suo vero fine. Questa parola preziosa e sicura ce l'ha detta il Signore d'ogni cosa, ce l'ha comunicata per mezzo dei Profeti e del suo stesso divino Figliuolo, ed ora l'ha consegnata, come a custode ed interprete sicura, alla santa Chiesa, e questa la fa giungere a tutti per mezzo dei maestri autentici, scelti e consacrati dallo Spirito Santo, che sono i Vescovi.
Vero maestro di verità, il Vescovo erige la sua cattedra vicino all'altare sul quale si offre Cristo stesso in Sacrificio, e di là parla; e manda i suoi sacerdoti perchè, per ordine suo e sotto la sua vigilanza, parlino a tutti i fedeli. E il suo insegnamento, non fatto colle parole persuasive dell'umana sapienza, come dice l'Apostolo (I Cor. Il, 4), ma con quelle che vengono dalla virtù dello spirito del Signore, si rivolge a tutti, sapienti ed ignoranti (Ram. 1, 14), a quelli che lo vogliono sentire ed a quelli che non lo vogliono; e a tutti dice la verità, per ammaestrare, per confutare, per ammonire. E il popolo cristiano ascolta con rispetto e docilità; e come adora sui santi altari delle sue chiese la presenza reale del Divin Salvatore sotto le specie Eucaristiche, così riconosce nella parola del Vescovo la parola del medesimo Maestro divino. Ed anche chi non crede o non vuol inchinare la sua intelligenza alla parola del Signore, non può non sostare pensoso davanti a questo singolare Maestro, che da secoli ripete la medesima lezione, ed è ascoltato riverentemente da innumerevoli coscienze, che di essa fanno la regola indiscussa della propria vita.

DISPENSATORE DI GRAZIA

Sempre in virtù della missione divina per cui agisce, il Vescovo è dispensatore di grazia.
Sic nos existimet homo ut ministros Christi, et dispensatores mysteriorum Dei. Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio (I Cor. IV, I), dice S. Paolo di sè e dei suoi compagni nell'apostolato. Questi misteri di Dio sono i Sacramenti, strumenti veramente misteriosi, che il Salvatore ha voluto dare alla sua Chiesa perchè fossero fonti perenni della grazia divina a vantaggio dei fedeli. E' il battesimo che ci genera alla vita soprannaturale; la Confermazione che ritempra questa vita; l'Eucaristia, nella quale Cristo stesso ci pasce col suo corpo e col suo sangue per sostenerla; la Penitenza, che cura le ferite che mettono in pericolo la vita dell'anima e ci riconcilia con Dio; e gli altri che ben conosciamo, e che tutti, in diverso modo, ci danno la grazia, o l'aumentano. Qui è Cristo stesso il ministro principale che ci santifica coi suoi Sacramenti; ministri secondari che operano in suo nome e per virtù sua, sono i sacerdoti. Ma il Vescovo è la fonte dello stesso ministero sacerdotale; egli solo ordinariamente conferma i battezzati col Sacramento della Cresima; da Lui deriva la giurisdizione per cui i sacerdoti assolvono dai peccati, da Lui è regolato, perchè proceda legittimamente e con ordine tutto il ministero sacerdotale.

PADRE E PASTORE DEI FEDELI

Il Vescovo è anche, per la missione ricevuta, Padre e Pastore dei fedeli affidatigli.
E' una paternità tutta spirituale; ma che della paternità naturale, pur essa voluta e santificata dal Creatore, ha tutte le migliori caratteristiche, e mentre la supera in nobiltà perchè genera i figli di Dio, ne imita le sante preoccupazioni ed i più affettuosi sentimenti. Sentiva profondamente questa paternità 8. Paolo, quando, rivolgendosi ai Galati, diceva loro che una seconda volta li partoriva finchè fosse formato Cristo in loro: Filioli mei; quos iterum parturio donec formetur Christus in vobis (Gal. IV, 19); ed a quei di Corinto diceva ancora, che potevano avere forse migliaia di precettori, ma non molti padri in Cristo: ed il padre era lui che li aveva generati in Gesù Cristo per mezzo del Vangelo:
Si decem millia paedagogorum habeatis in Christo, sed non multos patres. Nam in Christo Jesu per evangelium ego vos genui. (I Cor. IV, 15). E dalla sua paternità prendeva motivo per spiegare la sollecitudine che si prendeva della loro salvezza.
Come è padre, così secondo l'immagine tanto cara a Gesù che paragonava la sua Chiesa ad un ovile e i fedeli alle pecorelle, il Vescovo, dopo Cristo stesso e con lui, è anche Pastore, che ha cura dell'ovile e nutre i fedeli; li conduce ai pascoli ubertosi e sicuri della vera dottrina e della grazia, allontanandoli dai cibi avvelenati e nocivi, come sono le false dottrine seminate da chi non ha la missione da Cristo. Contro costoro, lupi invece di pastori, il Vescovo, che è il pastore vero, sta sempre in guardia, e li smaschera additandoli per quelli che sono, cioè lupi sotto le mentite spoglie di agnelli (Matt., VII, 15). E qualche volta egli alza la voce anche contro gli stessi agnelli che sono nell'ovile, cioè i fedeli, quando li vede in pericolo di mettersi su una falsa strada, o li trova troppo neghittosi nell'adempimento dei loro doveri, o riottosi alle sagge disposizioni date per il loro bene. E' in questo caso una voce di rimprovero, ma che gli esce sempre dal cuore piena di amore e di sollecitudine, non meno che le parole più dolci dell'incoraggiamento e della lode.
Questo è il Vescovo, come lo vuole il Divino Redentore; come appare dalle magnifiche pagine dell'Apostolo Paolo come lo vuole la Chiesa nelle sue leggi sapienti e nelle magnifiche parole della sua liturgia; come furono tanti che ci hanno preceduto, esemplare caratteristico il Borromeo, che tanto fece non solo per Milano ma anche per la nostra Brescia.
Questo è il Vescovo, come si propone di essere quella povera persona che sta per venire fra voi, perchè ve lo manda Cristo stesso Pastore divino, per mezzo del suo Vicario il Papa.

INSUFFICIENZA E TREPIDAZIONE

Io non so se gli Apostoli abbiano compreso subito tutta la portata della missione che ricevevano, quando il Salvatore, colle parole che ho sopra ricordate, li mandava ad ammaestrare e governare tutte le genti. Certo però, quando vi avranno bene ripensato, trovandosi di fronte all'impresa, dopo la dipartita del Maestro, dovettero sentirsi pieni di meraviglia e di sgomento. Come avrebbero potuto essi diventare i maestri del mondo intero, i dispensatori dei doni di Dio, pastori e padri, essi, dodici poveri Galilei, quasi tutti pescatori, ignoranti, pieni di difetti e di paura? Consapevoli come erano della loro pochezza, una cosa li dovette confortare ad accettare con animo fidente la missione ricevuta: l'aiuto di Dio promesso da Cristo, resosi più evidente e quasi sensibile nella discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Anche qui è S. Paolo che si rende interprete dei sentimenti di tutti gli apostoli, dichiarando che la sua idoneità nell'ufficio di ministro della Chiesa di Dio, veniva unicamente da Dio: Sufficentia nostra ex Deo est, qui et idoneos nos fuit ministros novi testamenti. (II Cor., III, 5, 6).
La stessa cosa devo io dire di me stesso. Pieno di difetti e di miserie, nonostante le grazie di cui il Signore mi fu generoso nella mia vita, avrei voluto insistere perchè passasse a spalle più degne il peso della dignità vescovile che mi veniva imposto, ed io fossi lasciato nella via ben più facile dell'ubbidienza. Ma non è lecito sottrarsi alla volontà di Dio, quando essa si manifesta in modo evidente nelle disposizioni del suo Vicario. Ed ho accettato, fidando non nelle mie povere forze, ma nell'aiuto divino, che invocherò sempre colla preghiera, sapendo uniti in questo a me i miei venerandi fratelli nel sacerdozio, che tutti i giorni mi dovranno ricordare nella S. Messa, secondo le sagge e confortanti prescrizioni della liturgia, e tutti i figli diletti, a cui so come sia stata abbondantemente raccomandata la preghiera per il Vescovo.

CONFORTI ED AIUTI

Vengo dunque a voi, figli dilettissimi, pieno l'animo di trepidazione per l'alto ufficio che mi è affidato, ma insieme sorretto da tanti aiuti di cui il Pastore divino si degna di confortarmi.
Permettete che questi aiuti provvidenziali io qui vi ricordi, perchè insieme ne ringraziamo il Sommo datore di ogni bene ed il nostro Divino Salvatore, capo e fonte perenne di vita nella sua Santa Chiesa

LA MISSIONE LEGITTIMA

Primo conforto alla coscienza del Vescovo è la legittimità della sua missione. Essa gli viene direttamente dal Vicario di Gesù Cristo, quindi da Dio stesso, che a lui ha dato la pienezza dei suoi poteri, e l'incarico di provvedere alla vita della Chiesa. Come è bella la sicurezza di poggiare su quella pietra fermissima, sulla quale Cristo ha dichiarato di fondare la sua Chiesa! E come torna soave il ricordo delle parole piene di benevolenza, colle quali il Santo Padre, benedicendomi, mi ha confortato a venire fra voi, figli dilettissimi, per assumere il governo delle anime vostre. In quel momento, nel mio pensiero eravate tutti voi, ed anche sul mio labbro, perchè di voi io ho parlato al Santo Padre, e di voi egli si è degnato di parlare a me. Per voi dunque sono, come per me, le sue benedizioni e gli auguri paterni. A Lui vada ancora il mio omaggio devoto, colla promessa di adesione completa, filiale, alla sua Persona augusta, ai suoi voleri, alle sue sapienti direttive: ed io sarò ben lieto di aver sempre unito al mio pensiero, l'affetto, la volontà di tutti i miei bresciani, i quali saranno sempre uniti a Lui. Questa legittima missione avuta dal Vicario di Cristo, e l'adesione piena e volonterosa a Lui, sono pegno sicuro delle benedizioni del Signore, che ha voluto la stia Chiesa organicamente costituita sulla base di Pietro.

LA CONSACRAZIONE EPISCOPALE

Altro motivo di conforto è per me il ricordo della mia consacrazione episcopale. Mentre la missione legittima è la garanzia dell'approvazione divina, e rende il Signore benevolo verso chi l'ha ricevuta, la consacrazione, che è il sacramento che conferisce la pienezza del Sacerdozio, comunica realmente lo Spirito Santo, il quale prende possesso dell'anima colla sua azione misteriosa e potente, quella stessa che ha prodotto le meraviglie dell' apostolato, e la riempie delle sue grazie e dei suoi doni. Di più essa imprime nell'anima il carattere, compimento del carattere sacerdotale, cioè un segno misterioso, ma reale, ben noto a Dio, come un richiamo perenne di quelle grazie ed aiuti che sono volta per volta necessari per compiere bene le mansioni dell'ufficio affidato alle povere forze del Vescovo. Molti di voi, con atto gentile di cui ancora li ringrazio, hanno assistito a quella mia consacrazione, sotto le magnifiche volte della Cattedrale milanese, presso la tomba del glorioso San Carlo, modello impareggiabile dei Vescovi, ed attraverso la grandiosità delle cerimonie così suggestive, hanno appreso tutta la grandezza del ministero episcopale. A me incomberà il dovere di ravvivare continuamente in me, col ricordo di quel giorno solenne, la grazia che è venuta in me per l'imposizione delle mani di chi fu padre del mio episcopato, come l'Apostolo S. Paolo raccomandava al suo diletto Timoteo, da lui fatto vescovo (II Tim. I, 6). Anzi, secondo i desideri e le prescrizioni della Santa Chiesa, ogni anno rinnoveremo insieme, nel giorno anniversario, questo caro e solenne ricordo, e sarà per me e per voi, specialmente per i miei confratelli nel Sacerdozio, uno stimolo di rinnovato fervore e di unione sacerdotale.
A questi motivi di conforto più strettamente soprannaturali, se ne aggiungono altri che sono anch'essi in vero senso soprannaturali, perchè appartenenti alla organizzazione della Chiesa voluta da Dio, quantunque consistano in persone ed istituzioni umane.

UN VENERANDO CONFRATELLO

Ed in primo luogo, voglio ricordare il venerando Presule che ha governato la Diocesi come Vicario Capitolare nel periodo della vacanza, Sua Eccellenza Mons. Emilio Bongiorni. Egli fu al fianco dei miei due venerati predecessori, aiuto prezioso col suo consiglio, e a tutti voi, carissimi sacerdoti, ha giovato col consiglio e coll'esempio; egli conosce la Diocesi e tutto ciò che la riguarda. Ringrazio la Provvidenza e prego che me lo conservi a lungo, perchè sia anche a me di aiuto nel difficile ministero che sto per cominciare.

CAPITOLO E CURIA - PARROCI E CLERO

L'organizzazione sapiente della Chiesa pone a lato del Vescovo il Capitolo Cattedrale, suo autorevole consigliere, e la Curia vescovile organo esecutivo del suo governo della diocesi. Conosco la prudenza del venerando Capitolo, e lo zelo dei Prelati e Sacerdoti che formano la Curia Vescovile di Brescia, e la loro devozione all'autorità del Vescovo ed al bene dei fedeli. Ad essi esprimo qui la mia riconoscenza, ed il conforto che mi reca il sapere di poter disporre dell'opera loro.
Altro aiuto preziosissimo del Vescovo sono i parroci, che partecipano con lui la responsabilità della cura delle anime, alle quali anzi sono più vicini, in grado di conoscerne i bisogni e prestar loro direttamente e continuamente i carismi della fede. Reverendi confratelli, prego il Signore che vi assista sempre nei vostro santo ministero, spesso difficile e pieno di sacrifici ignorati che voi sopportate serenamente, dividendo le strettezze dei fedeli delle vostre parrocchie. Sarà per me una gioia il vedervi in casa mia e sentire da voi la narrazione del bene che fate ai vostri fedeli, dei bisogni delle vostre parrocchie. Il vostro Vescovo verrà, e presto, a vedervi sul campo del vostro lavoro, ad aggiungere la sua alla vostra parola ed alla vostra opera; sempre pronto a condividere i vostri affanni, ad aiutarvi nei vostri bisogni, a difendervi, quando occorresse, colla sua autorità.
E mentre penso ai parroci, penso pure agli altri sacerdoti che li aiutano nelle varie opere del ministero, ed ai Vicari foranei che rappresentano presso i loro confratelli il Vescovo lontano. So che il numero dei sacerdoti non è quanto lo richiederebbe il numero e l'importanza delle parrocchie. Penso però che, a questo proposito, le condizioni della nostra Diocesi sono, grazie a Dio, migliori che non quelle di molte altre.
Pregheremo insieme il Signore, secondo il suo stesso comando, ut mittat operarios in messem suam (Matt., IX, 23); ed operai inconfusibiles, come li vuole l'Apostolo (II Tim., II, 15) che cioè siano ed appaiano sempre irreprensibili davanti a Dio ed ai fedeli.

IL SEMINARIO

La fucina dove si preparano questi operai della messe del Signore, è il Seminario, che la Chiesa tanto sapientemente ha voluto, che i Santi Vescovi che ci hanno preceduto hanno eretto e poi curato con tanta diligenza. Appunto per la sua funzione altissima, fondamentale nella Diocesi, il Seminario è davvero la pupilla dell'occhio del Vescovo, oggetto delle sue sollecitudini, come delle sue preghiere. Benedico il Signore che ha fornito la Diocesi bresciana del suo Seminario, per i grandi e per i piccoli, e che l'ha circondato dell'affetto e della venerazione del Clero e dei fedeli. Ringrazio il degnissimo Rettore, il Rev.mo Mons. Zammarchi, che ha portato all'educazione dei nostri chierici tutta la sua competenza nell'arte difficile dell'educazione della gioventù; e con lui, quanti la coadiuvano nella disciplina, nell'insegnamento, nell'amministrazione. Verrò spesso a vedere l'opera vostra per incoraggiarla, a portare ai nostri chierici la parola del Vescovo, che, anche se non saprà dire nulla di più e di meglio di quanto loro avranno già detto i loro educatori ed insegnanti, dirà loro come il Vescovo li ami quello che si aspetta da loro, e comunicherà con loro un po' di quella grazia del posto, che Dio non lascia mancare ai pastori della sua Chiesa.

RELIGIOSI

So che nella santa Chiesa bresciana, a lato dei nostri sacerdoti che attendono nelle parrocchie alla cura delle anime, vi sono religiosi, che in diverso modo, come vere milizie ausiliarie, attendono alla santificazione delle anime, colla amministrazione dei Sacramenti, colla sacra predicazione, coll'educazione della gioventù in collegi, patronati, oratorii, coll'assistenza ai malati e ai poverelli. A tutti io volgo il mio pensiero con riconoscenza, e prego il Signore che li rimeriti del bene che fanno e li conservi nello spirito della santa loro professione. Come ringrazio pure le Congregazioni religiose femminili, grande stuolo di vergini, che mentre fanno rifiorire nel mondo il fiore della purezza e della pietà, aiutano in modo così prezioso il nostro clero nella assistenza e nella educazione dell'elemento femminile, nei collegi e negli oratorii delle nostre parrocchie.

L' AZIONE CATTOLICA

Finalmente, aiuto preziosissimo al ministero nostro episcopale è l'Azione Cattolica, in tutte le sue forme, voluta con tanta insistenza dal Sommo Pontefice, che ne ha voluto fare la partecipazione del popolo fedele all'apostolato gerarchico della Chiesa sotto l'immediata dipendenza dei superiori ecclesiastici. Ciascuna delle organizzazioni che la costituiscono ha il campo ben definito dagli statuti approvati dalla suprema autorità ecclesiastica. Tutte insieme tendono a formare i propri membri alla perfezione della vita cristiana, e spingerli sulla via di un apostolato fecondo di bene in mezzo agli ambienti dove gli iscritti si trovano. E noi ne vediamo i salutari effetti nella conservazione della fede e della pratica della vita cristiana in mezzo alle nostre buone popolazioni. L'effetto benefico sarà tanto maggiore quanto più l'attività di queste organizzazioni sarà basata su un profondo studio del catechismo, che è la scienza delle cose divine, adattata alla intelligenza di tutti.
E l'organizzazione del catechismo nelle parrocchie è appunto un altro dei più cari conforti al cuore del Vescovo. So quanto si è fatto, con saggezza e tenacia, da tanto tempo. Prego Dio che benedica, conservi e moltiplichi l'opera santa, base di ogni educazione cristiana. Sarà per me grande gioia constatare sul luogo i benefici frutti fra le nostre buone popolazioni.

PROGRAMMA

Ho ricordato succintamente, fratelli e figli dilettissimi, i conforti che il Signore ha preparato alla mia pochezza. Come veramente la Chiesa ci appare così come castrorum acies ordinata, cioè come un esercito ordinato per la battaglia (Cant., VI, 29): una battaglia tutta spirituale, ispirata non da odio ma da amore, l'amore di Dio che ci spinge alla salvezza delle anime da Lui create e redente.
E dopo d'averci esposta la missione del Vescovo, a lui conferita dal Divin Salvatore, e il campo in cui egli viene ad esercitarla, sarà necessario che io vi esponga quale sarà il programma del mio ministero episcopale? Esso si presenta da sè. Non può essere altro che il compimento, il più possibile esatto e completo, di quella divina missione, per il trionfo del regno di Dio: conservarlo nelle anime che già lo sentono in se stesse, diffonderlo fra coloro che ancora non vi appartengono, o non lo hanno attuato in se stessi in tutta la sua pienezza; far sì che la stessa vita sociale vi rimanga sempre fedele; difendere questo regno di Dio nelle anime da ogni insidia di falsi profeti, da ogni artifizio del demonio. E per questo nobilissimo ideale, spendere senza riserve tutte le mie povere forze, ed insieme le vostre, che a me spetterà stimolare, guidare, sostenere: secondo un'espressione magnifica dell' Apostolo Paolo, che così bene esprime tutto il suo zelo generoso: " Impendar et superimpendar ipse pro animabas vestris": darò tutto il mio, e darò di più di me stesso per le vostre anime (II Cor., XII, 15); in tutto guidato da un unico motivo: la gloria di Dio ed un amore vero, paziente, misericordioso, per le anime.

SALUTI

Ed ora non mi resta che porgere il mio deferente saluto a tutti coloro che hanno il diritto di averlo in questo momento da me.
Ho già esposto a voi, figli dilettissimi, come la sento nell'anima, tutta la mia devozione al Vicario di Cristo capo augusto della Chiesa. A lui qui ripeto il mio omaggio riverente, colla promessa di ubbidienza ed adesione senza riserve.
Un saluto che mi vien dal profondo del cuore alla santa Chiesa rr4lanese che mi fu madre, colle sue gloriose tradizioni, colla sua vita profondamente cristiana, colle sue istituzioni, col suo Clero che ho fraternamente amato; coi suoi Seminari da cui ripeto la mia formazione spirituale nei lunghi anni passativi come seminarista e come insegnante; col venerando Capitolo.
E' il saluto di un figlio che parte coll'animo pieno di commozione, ma che porta con sè, nel ricordo, nell'affetto, tutto il tesoro da cui materialmente si allontana.
Ed in modo speciale questo saluto deferente, pieno di riconoscenza e di venerazione, va all'Eminentissimo Cardinale Arcivescovo, che, già padre mio per l'autorità, lo è poi testè divenuto un'altra volta in modo più intimo generandomi all'Episcopato. Egli ha voluto farmi oggetto della sua benevolenza chiamandomi presso di sè e così, nei disegni della Provvidenza, mi ha preparato alla sua scuola ai doveri dell'Episcopato. Non dimenticherò i suoi esempi di quella vita apostolica che edifica tutti i figli di Ambrogio: lieto che la mia nomina ad una Diocesi suffraganea mantenga ancora in me verso lui caro rapporto di colleganza e di subordinazione.
Lasciando Milano per venire alla mia diletta Chiesa bresciana, rendo omaggio di venerazione alla gloriosa serie dei Vescovi che mi hanno preceduto, dai 28 santi che la Chiesa ha glorificato, ai miei più immediati antecessori, le figure indimenticabili di Monsignor Corna Pellegrini e di Monsignor Gaggia: di quest'ultimo principalmente, di cui ricordo la veneranda, imponente figura e la cara, interessante conversazione, e non potrò dimenticare l'illuminato patriottismo, lo zelo, la bontà, la fermezza.
Vada il mio omaggio a coloro che ci governano, dirigendo le sorti della patria nostra: all'Augusto Sovrano, al Capo del Governo, che ha avuto l'alto merito di aver compreso il vero bene della Nazione, riconciliandola colla Chiesa Cattolica e l'augusto suo Capo, riportando il matrimonio cristiano alla sua dignità, e ricollocando l'educazione della gioventù italiana sulle basi dell'istruzione religiosa.
E dopo di lui, porgo il deferente saluto alle autorità politiche, giudiziarie, militari, cittadine. La buona armonia fra le diverse autorità servirà certo a rendere più completo, nelle sue diverse manifestazioni, il bene delle nostre buone popolazioni, che tutti desideriamo.
Ho ricordato sopra, fra gli aiuti preziosi che il Vescovo ha a sua disposizione, il venerando Capitolo della Cattedrale, la Curia Vescovile, i Parroci, il Clero tutto, il venerando Seminario coi suoi Superiori ed i suoi chierici, i religiosi e le religiose, l'azione cattolica, le scuole di catechismo.
A tutte queste istituzioni ed a coloro che le compongono, il mio saluto paterno, tanto più sentito, perchè misto a riconoscenza per quello che fanno in mio aiuto per il bene delle anime.
In modo specialissimo voglio qui ripetere il mio saluto rispettoso e fraterno al venerando e prezioso collaboratore nel governo della Diocesi, l'Eccellentissimo Mons. Bongiorni.
Ed infine il mio saluto, pieno di tanto affetto, va a tutto il mio popolo, ai fedeli, e specialmente alla gioventù dell'uno e dell'altro sesso, cara speranza dell'avvenire, tanto più cara perchè collocata in mezzo a tanti pericoli di traviamento; ai poveri che sentono il disagio delle tristi condizioni in cui si trovano ormai tutte le nazioni: ai malati e sofferenti.
Ed anche il mio saluto va a coloro che sono lontani dalla fede e dalla pratica della vita cattolica o perchè ostili, o perchè indifferenti. Anche queste pecorelle mi appartengono, et illas oportet me adducere (Jo., X, 16) prego per tutti loro: sarà mia grande gioia poter raccoglierli nell'ovile di Cristo.

BENEDIZIONI

Ed ora, in attesa di essere presto tra voi, invoco sopra di me e sopra di voi, figli dilettissimi, le benedizioni del Signore nostro Gesù Cristo, della Vergine santa, avvocata potente e venerata delle terre bresciane, dei gloriosi protettori Santi Faustino e Giovita, degli altri santi martiri e Vescovi nostri.

Milano, 21 gennaio 1934.

 

 

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